In quali condizioni versa l’agricoltura svizzera? A domandarselo è l’Ufficio federale che la monitora, e che ogni anno rende pubblico il report contenente tutte le cifre e i principali temi che riguardano gli sviluppi sociali, economici, ambientali e commerciali registrati nell’arco di dodici mesi.
E’ chiaro che le ripercussioni sul settore agricolo causate dalla pandemia saranno quantificabili soltanto con il report del 2021, ma nonostante ciò l’attuale resoconto contiene spunti importanti su conferme, mutamenti e criticità emersi oltre confine già prima dello sconvolgimento senza precedenti generato dal coronavirus.
Il primo elemento di rilievo porta il segno + (uno dei pochi) e riguarda il reddito delle aziende del settore primario. Il 2019 ha dato conferma di un trend positivo che si manifesta da alcuni anni: la crescita costante del reddito per le attività. La media è stata di 74.200 franchi per azienda, un aumento del 5% rispetto all’anno precedente. Nonostante ciò, è costante anche il calo (circa l’1,8% in meno ogni anno, dal 2000 ad oggi) delle aziende agricole presenti sul suolo della Confederazione.
Un mutamento a livello di strutture che per lo scorso anno ha portato alla diminuzione dell”1,6% del numero di aziende (50.000 circa quelle registrate, 800 in meno del 2018, 20.500 in meno dal 2000 ad oggi). Le persone occupate nel settore durante i dodici mesi del 2019 sono state 150.000. Anche qui un calo rispetto al 2018: l’1,5% in meno (-53.700 dal 2000).
A proposito di lavoratori, il comparto che desta al momento maggior interesse è quello della formazione. Stando ai dati forniti dall’Ufficio federale di Statistica, solo il 15% delle contadine svizzere possiede una formazione professionale superiore, che accomuna invece circa un terzo degli agricoltori. Ancor più preoccupante è il dato che riguarda il numero di donne del settore che hanno conseguito una qualifica professionale dopo aver concluso il ciclo di studi della scuola dell’obbligo. Si tratta di circa un quarto delle donne che, prendendo come riferimento il medesimo parametro, sono solo il 10% nel settore dell’artigianato e dell’industria. Una disparità decisamente ampia.
Tornando alle cifre in calo, meritano un cenno quelle relative agli animali cosiddetti “da reddito” detenuti dagli agricoltori, in calo del 4% dal 2000 (bovini -30%, suini -60%), fatta eccezione per pollame e caprini che sono invece in crescita.
Stabile la produzione lattiera, considerata la più importante del settore. La commercializzazione del latte nel 2019 ha raggiunto le 3,4 milioni di tonnellate: dato in linea con quello del 2018.I produttori censiti nel 2019 sono 19.000, ma gli stessi risultano in calo da diversi anni. I progressi in campo zootenico hanno favorito la concentrazione della produzione all’interno di un numero ridotto di aziende, le quali viceversa hanno visto aumentare i propri numeri, sia nelle regioni pianeggianti che in quelle montane.
Dalle cifre riguardanti gli operatori che trainano il settore, si passa quindi alle cifre inerenti le istituzioni e il loro impegno. Nel 2019 gli stanziamenti alla voce “agricoltura e alimentazione” hanno raggiunto quota 3,6 miliardi di franchi: il 5% delle uscite totali. Il capitolo si colloca al sesto posto dopo “assistenza sociale” (22,4 miliardi), “finanze e imposte” (10 miliardi), “trasporti” (9 miliardi), “ricerca e formazione” (8 miliardi), “difesa nazionale” (6 miliardi).
“Agire oggi per domani” è il motto della politica d’oltre confine per quel che concerne le relazioni internazionali applicate al commercio. Tra i pilastri della politica estera figurano gli accordi con l’Unione europea, il principale partner della Svizzera, con cui la Confederazione intrattiene circa l’80% dei rapporti commerciali in tema di prodotti agricoli.
Proprio con l’Unione europea, la Svizzera ha recentemente siglato un nuovo accordo per la tutela delle Indicazioni Geografiche Protette dagli episodi di truffa, considerato l’alto numero di esportazioni e il ricorrente fenomeno della vendita di cibo contraffatto. Un vero dramma, quest’ultimo, anche per i produttori della provincia di Varese e più in generale dell’economia di settore italiana, come denunciato solo alcuni giorni fa dalla Coldiretti.
© Riproduzione riservata







Vuoi lasciare un commento? | 0