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Luino | 27 Settembre 2020

“Luino non è lontana. Mi piace la laboriosità della sua gente”: intervista all’arcivescovo Mario Delpini

Il capo della Chiesa ambrosiana parla di speranza, fede e pandemia, ma rivela anche il suo apprezzamento per il territorio del Luinese, spesso meta delle sue visite

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È di pochi giorni fa, in ordine di tempo, l’ultima visita dell’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, nella città di Luino.

Solo due settimane fa, domenica 13 settembre, aveva incontrato i rappresentanti del clero e dei consigli pastorali di tutto il Decanato per dialogare insieme a loro sulla “Chiesa del futuro”, ma invitato per celebrare la messa di inizio anno scolastico per l’istituto paritario parrocchiale “Maria Ausiliatrice”, non ha rinunciato a tornare – mercoledì 23 – nel Luinese per vivere insieme alla comunità locale un altro momento importante, durante il quale ha potuto conoscere anche il nuovo sindaco della cittadina lacustre, Enrico Bianchi.

Nominato vescovo nel 2007 da Papa Benedetto XVI, dopo aver ricoperto numerosi incarichi in Seminario fino a diventarne Rettore maggiore, monsignor Delpini è diventato vicario generale della diocesi ambrosiana – allora guidata dal cardinale Angelo Scola – nel 2012. Cinque anni dopo, nel 2017, è stato chiamato da Papa Francesco a succedere proprio a Scola come arcivescovo di Milano, senza però entrare a far parte del collegio cardinalizio come quest’ultimo.

Lo abbiamo intervistato proprio al termine della celebrazione che si è tenuta mercoledì scorso nella Prepositurale di Luino, in un’atmosfera sincera e distesa dalla quale è emersa tutta la semplicità del pastore originario di Gallarate. La pandemia di Covid-19, la speranza, ma anche uno sguardo rivolto alla città e al territorio circostante: sono questi gli argomenti affrontati nel corso della conversazione con l’arcivescovo. Ecco di seguito l’intervista integrale.

– Si è aperto un nuovo anno pastorale, incentrato – come titola la sua proposta pastorale – sulla sapienza, una “sapienza pratica che orienta l’arte di vivere, di stare al mondo, di stare insieme, di interpretare il nostro tempo e di compiere scelte sagge e promettenti”: è una sapienza che sembra richiamare la speranza, ma in un periodo ancora molto difficile come quello attuale, come si fa a sperare?

La speranza per i cristiani è fondata non sul calcolo delle probabilità o sulle statistiche ma su una promessa: noi crediamo che il Signore ci chiami, ci proponga di intraprendere un viaggio – che può essere anche attraverso il “deserto” – verso una “terra promessa”. La speranza non viene dallo sforzo volontaristico degli uomini, ma viene dall’accogliere la vita come una promessa, Dio come colui che ci promette e il futuro come il campo in cui si realizzeranno tutte le promesse che sapremo accogliere. Chi non ha il supporto della fede deve trovare comunque un senso alla sua vita perché questa, anche se non illuminata dalla fede, è qualcosa di promettente.

– L’emergenza sanitaria che abbiamo affrontato e continuiamo ad affrontare ci ha messi tutti alla dura prova. Lei ha sempre cercato di far sentire la vicinanza della chiesa ambrosiana alla città di Milano, alla diocesi e a tutta la Lombardia, ma come ha vissuto lei questa esperienza, in prima persona?

L’ho vissuta tra la fede e lo strazio. Molte persone si sono ammalate, sono morte, tante altre sono state costrette a lunghe degenze che hanno lasciato tracce molto profonde. Lo strazio, quindi, ma anche la fede: la certezza che il Signore è vicino, che chi muore entra nella vita eterna e non finisce nel nulla, che chi soffre è unito a Cristo in croce – anche il soffrire è una forma di comunione -, mentre chi cura i malati è unito a Cristo buon samaritano. È la fede che dà una visione più completa e più profonda di ciò che è sotto gli occhi di tutti.

– Una cosa che la pandemia ha incrementato sicuramente è il ricorso al “virtuale”, al web: messe in streaming, modi nuovi per star vicino alle proprie comunità (come i video pubblicati sui social anche dal prevosto don Sergio). Di sicuro una celebrazione eucaristica vissuta da dietro uno schermo non è la stessa cosa dell’essere presenti fisicamente in una chiesa, ma non può essere questa la “grande occasione” per un salto comunicativo per tutta quanta la Chiesa?

Le risorse della tecnologia sono senz’altro promettenti, anche se rischiano di essere una distrazione più che una convocazione. Certamente la Chiesa deve attrezzarsi, perché attraverso questi canali può raggiungere anche quelli che di persona non si riescono a vedere, stare vicino ai malati, dare un richiamo di speranza anche a chi è distratto o lontano. C’è di sicuro molta strada da fare, perché non siamo ancora capaci di usarli con il frutto che meriterebbero.

– Abbiamo appena vissuto le elezioni amministrative e Luino ora ha un nuovo sindaco, Enrico Bianchi. Anche se il nostro è un territorio molto diverso da quello di Milano, cos’è che – da vescovo – auspicherebbe per una città? Nella sua proposta pastorale fa un richiamo anche al magistero di Papa Francesco e alla rilettura dell’enciclica Laudato si’

Sono soprattutto due cose le cose che vorrei sottolineare in questo senso. La prima è l’unità della Città, una forma di condivisione degli obiettivi principali che deve suscitare un’alleanza tra tutte le forze. La seconda è la cura per le condizioni di vita, la promozione di tutte quelle attività, del turismo e del lavoro che rendono possibile una vita degna.

– Il nostro Decanato è uno dei più lontani geograficamente da Milano, eppure lei ci ha fatto molto spesso il grande regalo della sua presenza, anche adesso che è arcivescovo: c’è qualcosa che le piace in modo particolare, che la lega a questo territorio di confine, che è sempre stato apprezzato anche dai suoi predecessori?

Mi piace il paesaggio, il lago, la montagna, ma anche la laboriosità della gente che non ha paura di far fatica, di andare ogni giorno in Svizzera per guadagnarsi il pane. E poi la presenza della Chiesa qui è capillare: dentro ogni piccola frazione c’è una chiesa, un prete che se ne cura o un diacono. Non conosco molto la gente, ma è questo quello che vedo: la bellezza paesaggistica e la serietà della gente che lavora, così come la presenza dei preti e dei diaconi, che sono mandati da me proprio per ribadire che Luino non è lontana. Io qui vengo volentieri e anche molto spesso, ma non sono solo io che do il segno della cura della Chiesa per Luino: il vescovo è rappresentato dai sacerdoti presenti in questa città.

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