“Nei giorni successivi al mio intervento sulla situazione dei frontalieri e sul buco nella legislazione in merito, sono aumentati i casi di contagio da Coronavirus nelle nostre zone. Le preoccupazioni dei giorni scorsi sono ora realtà. Guarda caso sono aumentati i casi Covid-19 proprio nei Comuni della fascia di confine. Nelle province di Verbano Cusio Ossola hanno già lanciato l’allarme”.
È questa la denuncia effettuata stamane, sabato 28 marzo, dal noto avvocato varesino Furio Artoni. ” Da parte mia è stato sollevato il problema su alcuni giornali locali poi ripresi da giornali svizzeri. Su varie segnalazioni ufficiose ed anche su articoli già usciti sulla stampa, si denota un incremento dei casi di Coronavirus tra i frontalieri italiani impegnati in Ticino“.
“Si tratta di un incremento – continua Artoni -, che ovviamente di rimbalzo riguarda entrambi i territori della Regione Insubrica causando una ripresa dei casi di contagio. Non mi pare che sino ad ora le autorità cantonali ticinesi competenti sul punto abbiano preso una posizione. Resta il fatto che i frontalieri contagiati sicuramente ci sono ed il contagio è probabile sia avvenuto proprio sul posto di lavoro in Svizzera”.
“I Comuni di frontiera unitamente alle autorità regionali e nazionali in Italia dovrebbero intervenire presso le autorità elvetiche per conoscere i dati precisi di questa situazione – prosegue l’avvocato varesino, che ha due studi anche tra Luino e Lavena Ponte Tresa -. Se un nostro connazionale fosse ricoverato in una struttura di cura in Svizzera, ammesso che sia stato accordato il suo ricovero, non godendo peraltro di alcuna assicurazione malattia, si troverebbe a dover anticipare, se non a sborsare di tasca propria, cifre consistenti per garantire il pagamento della propria degenza”.
“Sino ad oggi il Governo italiano, nei suo diversi decreti, non ha preso una posizione sulla situazione descritta che riguarda i frontalieri e in particolare sulle condizioni di lavoro. Il soggiorno in Canton Ticino dei lavoratori italiani è ancora un vulnus non sanato, ed attualmente potrebbe dunque diventare un’emergenza nell’emergenza per le ragioni citate. Gli amministratori locali delle province di Como, Varese e Verbano-Cusio-Ossola, dovrebbero essere in prima linea non solo per fornire garanzie ai i frontalieri ma anche per le loro famiglie, direttamente coinvolte in un eventuale contagio da Covid-19. Urge una presa di posizione decisa”.
“Quanti sono i nostri lavoratori frontalieri contagiati e quanti sono ricoverati oltre confine? Questa è una domanda che le autorità italiane dovrebbero rivolgere alle autorità svizzere. La comunicazione e la collaborazione tra Stati è quantomai indispensabile in questi momenti”, conclude Artoni.
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