Varese | 22 Marzo 2020

Coronavirus, “Per tutelare la salute dei frontalieri l’unica soluzione è chiudere i valichi”

L'avvocato Furio Artoni torna sul tema dei rientri connessi all'emergenza sanitaria. "Resta il rischio del contagio di ritorno, i medici aiutino di più la politica"

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Dopo aver letto le risposte del senatore Alessandro Alfieri e del deputato Niccolò Invidia, in merito alla questione del pernottamento dei frontalieri in Svizzera, per ragioni di lavoro, i dubbi si sono moltiplicati“.

A pochi giorni di distanza dal primo intervento dedicato alla delicata situazione dei lavoratori impiegati oltre confine, nel pieno dell’emergenza sanitaria in corso, l’avvocato varesino Furio Artoni torna sul tema, rilanciando un quesito che, dal suo punto di vista, il decreto del 17 marzo non ha del tutto chiarito.

Chi soggiorna per più di una giornata all’estero come frontaliere, deve sottostare alle norme di sicurezza previste dalla Protezione civile? E’ chiaro che in assenza di una specifica esenzione la risposta è sì – afferma Artoni -. E questo per tutelare i familiari e i residenti nell’area italiana interessata”.

Direttamente connesso a questo primo quesito, ce n’è un secondo: quando arriverà il primo caso di frontaliere positivo al Covid-19? “In una situazione di questo tipo – prosegue l’avvocato Artoni – un nostro lavoratore difficilmente potrebbe essere ricoverato in territorio elvetico, perché gli ospedali svizzeri sono già al collasso. Non potrebbe viceversa nemmeno rientrare in Italia, dove rischierebbe prima di tutto di incappare in un procedimento penale estremamente pesante”.

In assenza di un chiarimento definitivo, l’avvocato rilancia un’ipotetica soluzione, quella di chiudere le frontiere nell’immediato. La più drastica, ma allo stesso tempo quella che, nella sua visione, servirebbe a scongiurare la diffusione di un “virus di ritorno” dagli effetti potenzialmente critici.

“In un secondo momento verranno gli interventi bilaterali per garantire il posto di lavoro e gli stipendi. La salute dei nostri concittadini e della nostra comunità deve essere posta davanti a qualsiasi altro aspetto. Va aggiunto inoltre – conclude Artoni – che le decisioni non dovrebbero essere solo politiche, ma supportate da competenti medici del settore. Non ho sentito nessuno dei nostri politici affidarsi a qualche virologo. E’ indispensabile che vi siano medici specializzati che possano illustrare ai politici le soluzioni migliori”.

Il problema sanitario quindi rimane il nodo da sciogliere. “Ieri sono stato contattato dall’onorevole Niccolò Invidia, che mi ha confermato l’esistenza di tutti i problemi sollevati dal sottoscritto – afferma ulteriormente Artoni -. Si è già attivato al ministro degli Esteri e dei Trasporti per emanare una circolare applicativa, che riguarda i frontalieri anche per quelli che si fermano in Svizzera a dormire. Ha anche aggiunto che l’ambasciata Svizzera ha fatto anche sapere che sono in corso studi per rivedere gli accordi bilaterali proprio per questa situazione di emergenza”.

Alcuni frontalieri mi hanno chiamato esprimendo la loro amarezza per una situazione che stanno subendo ed anche per la sensazione di abbandono da parte delle istituzioni italiane – continua ancora l’avvocato -. Tutto quello che ho detto è stato confermato. La verità è che in questo momento i frontalieri si sentono soli e, come mi hanno detto alcuni, pur essendo cittadini italiani si sono sentiti stranieri in patria. Sicuramente il fatto che sia stato sollevato il problema ha dato loro conforto. L’auspicio è che la situazione venga risolta il più velocemente possibile”.

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