“Anche se i dati sulla nostra provincia appaiono meno critici che in altre zone, questa è l’ora della massima responsabilità“. Ad affermarlo è il sindaco di Laveno Mombello, Ercole Ielmini, in riferimento ad un aspetto dell’attuale emergenza coronavirus che, dopo più di una settimana dall’entrata in vigore del dpcm che ha radicalmente modificato le abitudini degli italiani, ancora desta particolare preoccupazione.
Sono troppe le persone che continuano a frequentare gli spazi pubblici creando, seppur senza volerlo, situazioni di assembramento: esattamente ciò che le misure restrittive imposte dal governo puntano a scongiurare, nella lotta alla diffusione del Covid-19.
Il punto, già nella giornata di ieri, ha suscitato la perplessità del governatore lombardo Attilio Fontana, perché le osservazioni dirette dei comportamenti, descrivono scenari pressoché identici a livello regionale.
Ma tornando al paese lacustre, dove lunedì lo stesso sindaco ha annunciato la presenza di un primo caso di contagio, c’è un altro dettaglio della questione che avvicina le impressioni di Fontana a quelle di Ielmini: il timore che molti non abbiano fino a qui compreso la reale gravità della situazione.
“Le belle giornate non devono ingannarci – afferma il primo cittadino -. E’ ancora il tempo di tenere duro”. Tutt’altro che una semplice constatazione, dopo che dal Comune è partito l’ordine di intensificare i controlli tra la popolazione, atti a verificare le motivazioni della presenza degli abitanti fuori dal rispettivo domicilio.
Un provvedimento che diventa necessario, a seguito delle diverse denunce già verbalizzate dai carabinieri, con casi che hanno riguardato anche Laveno Mombello. “Particolare attenzione verrà posta al lungolago di Cerro e di Laveno – sottolinea Ielmini – per accertare la sussistenza dei requisiti per lo spostamento delle persone fisiche: comprovate esigenze lavorative, urgenze, motivi di salute, rientro presso la propria abitazione”.
Con i 234 contagi accertati ieri, Varese ha davanti a sé soltanto Sondrio (74 casi) nell’elenco delle provincie lombarde meno colpite dal coronavirus, ma i segnali che giungono dalle strade, dalle piste ciclabili e più in generale dagli spazi all’aperto del territorio – alto Varesotto compreso – rischiano di produrre effetti indesiderati e gravi conseguenze sul piano emergenziale, in mancanza di quella consapevolezza che la politica e le istituzioni, a tutti i livelli, stanno implorando all’unisono.
“Siamo responsabili verso noi stessi, i nostri familiari e la nostra comunità – chiede in conclusione il sindaco Ielmini -. Non portiamo i figli al parco giochi, non facciamoci prendere dalla voglia di andare a correre sulla ciclabile o dal desiderio di una passeggiata sul lungolago. Farlo in tanti, anche solo per svagarci un po’, provoca l’affollamento di questi luoghi. Difendete i vostri cari, state a casa“.
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