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Castelveccana | 2 Marzo 2020

Terra di leggenda, il Regno delle Bocce a Caldè: ecco l’ingegnere

Bocciatore dalla forza fuori dalla norma, impassibile sul campo, grande sportivo e nuotatore fuori. Gli appassionati lo ricordano per un episodio in particolare

Tempo medio di lettura: 3 minuti

(Articolo a cura di Roberto Bramani Araldi)  Ti poteva capitare d’incontrarlo, in quelle serate del tardo autunno, sul lungolago di Luino, serate immote dove il vento sembrava essersi acquattato in qualche remota grotta a riposare per lasciare ogni luogo all’umidità che se ne appropriava con discrezione, ma invasiva, tanto da creare diffusioni della luce dell’illuminazione stradale del tutto particolari; le ombre predominavano quasi volessero accordarsi per creare un’atmosfera irreale, onirica, ove tutto potesse essere, contemporaneamente, sogno e realtà.

Ti capitava d’incontralo, l’ingegnere, così era chiamato da tutti, il suo nome era Pietro, ma sembrava non ne avesse mai avuto uno, era l’ingegnere e basta. Alto, molto alto, snello e nel medesimo tempo massiccio, donava di sé l’immagine di una forza smisurata, la falcata ampia e lenta, le mani sprofondate nelle tasche, la testa pressoché calva, sbucava di colpo dalla penombra, entrava nella luce sfrangiata e, appena lo vedevi, ti dava un brivido, che scoprivi immotivato perché se ogni suo movimento era espressione di potenza, era senza dubbio innocuo e geniale, altrettanto certamente.

Aveva lavorato a Ispra, ora sembrava si dedicasse alla ricerca di speciali leghe metalliche, da impiegare nel settore dell’astrofisica, che dovessero essere esenti da qualsiasi scabrosità, anche infinitesimale, e lui era il responsabile dell’esaltante progetto. Cercava ispirazione, oppure, da inguaribile sportivo, doveva mettersi a fare movimento anche nelle ore notturne?

L’ingegnere era un cultore dello sport. Lo si poteva vedere sulle spiagge di Caldé nei tardi pomeriggi, allorché il tempo lo consentiva, indossare una calottina bianco-rossa, molto appariscente al fine di essere scorto dai motoscafi, e avventurarsi in lunghe nuotate al largo, stile rigorosamente “a crawl”, come amava dire, le bracciate cadenzate, gomiti alti fino a che lo si vedeva, poi puntino rosso sperso nelle acque, tanto da suscitare il timore gli fosse accaduto qualcosa. Ricompariva, dopo un tempo che appariva interminabile, senza dare impressione di aver sostenuto uno sforzo notevole, sempre con passi cadenzati, nell’uscire dall’acqua.

Ma il suo grande, insostituibile amore erano le bocce. Quelle di legno, sempre loro le protagoniste, che troneggiavano in qualsiasi degli innumerevoli campi che fiorivano ovunque sulle sponde del lago Maggiore: ogni luogo di ritrovo doveva averlo, almeno uno, di campo di bocce.

Veniva cercato dalle allegre compagnie, lui era merce rara, era un bocciatore molto preciso, non sbagliava praticamente mai. Si metteva in posa dopo aver impugnato la boccia, che spariva nella sua mano enorme, sollevava all’indietro il braccio in un modo innaturale, il pugno serrato arrivava a sfiorare il capo, poi due passi, non di più, e la boccia schizzava via dalla mano, scagliata con una forza incredibile, sfiorava il terreno senza toccarlo a grandissima velocità, sembrava di sentire un sibilo, invece si udiva un fragore, un’esplosione, al momento dell’impatto, come se un maglio avesse colpito una pietra, per frantumarla, in una cava. La boccia colpita veniva proiettata contro altre bocce, che a loro volta urtavano le assi, in una frenesia di rumori che permaneva per qualche secondo ancora.

Il volto rimaneva impassibile, privo di espressione, a voler mascherare le sensazioni, concentrato, forse con la mente rivolta alle sue ricerche, poi si rimetteva in posa pronto a colpire di nuovo, con la stessa violenza, con la stessa precisione. Un giorno molto caldo, il sole appena traslato dalla perpendicolarità del mezzogiorno, l’aria limpida per una lieve brezza che alleviava il senso di calura, nel solito campo parzialmente protetto da una tettoia, la consueta spaventosa bocciata e una delle bocce – la colpita, forse – smise di colpo di rotolare, spezzandosi letteralmente in due. Espressioni di meraviglia, di sgomento anche. Le due metà vennero raccolte e posate accanto al cesto di stoccaggio e il gioco continuò con rispetto vieppiù maggiore verso l’autore dell’impresa. Sembra che rimasero lì, per anni, senza che alcuno avesse il coraggio di eliminarle, ma questa è la leggenda dell’ingegnere taciturno, di cui non si recita il nome, bocciatore dalla forza dirompente, che riusciva pure a spezzare le bocce.

Pillole di bocce. Le gare di Monvalle – individuale a 10 punti separate categoria A e B, C, D – e di Vergiate – provinciale a coppie – sono annullate causa emergenza sanitaria da coronavirus. Si rimane in attesa di nuove comunicazioni da parte della Federazione.

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