La scuola primaria di Castelveccana ha commemorato, martedì 27 gennaio, la Giornata della Memoria, svolgendo una lezione in un luogo rappresentativo del paese per la ricorrenza: la Stazione di Caldè. Organizzata dalla maestra Sara Martignoni, gli alunni delle classi terze e quarte della scuola di Castelveccana accompagnati dalle loro maestre (e maestri), si sono recati, a piedi, alla stazione di Caldè.
Alle ore 9.00 ad aspettarli vi era il sindaco di Castelveccana, Maurizio Spozio, ed il professor Giovanni Petrotta dell’ANPI Luino. Sistemati in cerchio i bambini nel piazzale della stazione, la maestra Martignoni ha continuato la lezione, iniziata in classe, raccontando l’impegno, la solidarietà e il coraggio di ferrovieri e cittadini di Castelveccana, dal settembre 1943 nel salvare vite umane dalla ferocia nazifascista e ha indicato loro lo stabile della stazione come luogo locale della Giornata della Memoria.
Subito dopo è intervenuto il professor Petrotta che, con semplici parole, ha parlato del significato della storica ricorrenza del 27 gennaio, commemorata in tutte le scuole d’Italia, della mancanza delle libertà durante il fascismo, della guerra mondiale e della caccia agli ebrei, considerati nemici della Patria da arrestare, depredare e deportare, anche vecchi e bambini, nei lager nazisti.
Il professore ha fatto vedere il documentato libro di Alberto Boldrini “La stazione di Caldè”, da leggere e consultare quando si è un po’ più grandi, in cui vi è raccontato la locale Resistenza antifascista ed il ruolo importante della stazione ferroviaria, ove ferrovieri e abitanti del paese si prodigavano ad aiutare ex prigionieri alleati sbandati provenienti da Novara o da Milano, ad antifascisti ricercati ed a diverse famiglie ebraiche in fuga verso la libera Svizzera.
Ad organizzare tale movimento vi era l’ingegnere Giuseppe Bacciagaluppi, allora dirigente della azienda telefonica Face Standard di Milano, che conosceva il nostro territorio perché aveva casa a Castelveccana. L’ingegnere, militante del Partito d’Azione, durante la Resistenza ebbe l’incarico da Ferruccio Parri, futuro capo del Governo dell’Italia liberata, di aiutare gli ex prigionieri alleati a raggiungere la Svizzera, per evidenti motivi politico-diplomatici.
Protagonisti locali furono la moglie del Baccigaluppi, Audrey Partridge Smith, di nascita inglese, Bruno Bricchi, dipendente della Face Standard, Santo Albertoli antifascista, che ebbe un ruolo importante di agente-guida dell’organizzazione sino al maggio del 1944, quando ricercato, si trasferì in Valdossola per continuare la lotta nelle file dei partigiani. Protagoniste femminili note sono Lina Bianco ed Antonietta (Netta) De Rossi della frazione Motto, che parlava inglese perché aveva vissuto anni in Inghilterra.
I ricercati e i loro accompagnatori, con la complicità dei macchinisti e ferrovieri, venivano fatti scendere prima della stazione e subito accolti nei rifugi e rifocillati.
Le vie per raggiungere la Svizzera erano diverse. In barca da Caldè a Colmegna e poi Agra e Monte Lema. In bicicletta, pedalando durante l’orario di uscita dei lavoratori dalle fabbriche di Germignaga e Luino. A piedi, di notte, per i sentieri, prati e boschi verso la Gera di Voldomino aggirando i paesi di Nasca, Sarigo, Domo, Musadino, Muceno, Ticinallo, Brezzo di Bedero. Da Brezzo si scendeva per i boschi nella “Valle della Morte”, si superava la Margorabbia al Ponte del Bricc e si raggiungeva la Gera. Qui nella cascina “Baggiolina” i fuggitivi venivano fatti riposare e nutriti. La notte seguente, guidati da “passatori” voldominesi, si raggiungeva Biviglione e poi Cremenaga e, superato il fiume Tresa, si entrava in Svizzera.
È intervenuto poi il sindaco di Castelveccana, Maurizio Spozio, il quale, minuti prima, si era allontanato dagli scolari per richiamare alcune giovani ragazze che camminavano sui binari. Il primo cittadino ha ribadito l’importanza della conoscenza della storia locale ed ha comunicato che è sua intenzione ricreare un sentiero, per poter fare trekking, che da Caldè raggiunga Voldomino, seguendo l’itinerario seguito dai fuggiaschi nel 1943-45.
L’incontro è stato concluso dal professor Petrotta che ha raccontato la storia della salvezza della famiglia ebraica Picker in Svizzera. Brevemente i fatti: la famiglia Picker, che aveva casa a Castelveccana, era composta dall’inggnere Gero Picker nato il 1884, dalla moglie Fanny Rocca Picker (1895), figlia del generale dell’esercito Francesco Rocca che risiedeva in paese e dai figli Carlo (1932) e Bruno (1935).
Ai primi di novembre del 1943, aiutati da antifascisti e dal clero locale, organizzarono la fuga verso la Svizzera. Ecco come si svolse il piano. I due bambini, Carlo e Bruno, accompagnati da una signora, si recarono in treno a Luino ove presero il battello per Cannobio.
I loro genitori, partiti di notte da Caldè in barca, raggiunsero Ghiffa sulla sponda piemontese, (forse trasportati dal barcaiolo Pietro Pedrocca, ucciso poi dai tedeschi sul lago nel giugno del 1944). Da Ghiffa, sempre di notte, in bicicletta raggiunsero i figli a Cannobio. Dopo aver sostato in una baita vennero da contadini del posto accompagnati per sentieri montani a Brissago in Svizzera.
Il figlio di Carlo Picker, Giovanni Picker, professor di sociologia storica ed etnografia nella università di Glasgow in Scozia, col quale l’ANPI di Luino è in contatto, sta producendo un documentario per far conoscere questa sua storia famigliare che, ovviamente quando possibile, verrà fatto vedere agli alunni e alla popolazione di Castelveccana.
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