Luino | 29 Novembre 2019

Luino, “Il futuro dei vigili del fuoco passa anche dalla sicurezza del ponte sul Tresa”

Il tema arriva in consiglio comunale dopo le polemiche, Frulli: "Nuovo tavolo tecnico sulla struttura. Sui fondi per la nuova caserma il Comune non ha responsabilità"

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Il futuro della caserma dei vigili del fuoco di Luino, complici gli eventi degli ultimi giorni portati dal maltempo, ma anche la successiva e forte presa di posizione sindacale, per chiedere una volta per tutte alle istituzioni di passare dalle parole ai fatti, ha acceso inevitabilmente il dibattito anche in sede di consiglio comunale, durante la seduta di ieri sera.

Dopo il commento della minoranza nei giorni scorsi, in linea con quanto sostenuto dalle sigle che tutelano i diritti del Corpo, ovvero “passiamo definitivamente alle azioni concrete”, sul punto ha preso la parola in aula il consigliere Laura Frulli, nel tentativo di ripristinare obiettivi e priorità in un dibattito che, a suo dire, ha assunto nella foga dei connotati politici che non favoriscono certo chiarezza e comprensione in favore dei diretti interessati, dei residenti dell’area – già fortemente penalizzati dai lavori in corso al ponte ferroviario – e più in generale di tutta la comunità.

Che fine hanno fatto i due milioni di euro per la nuova caserma, dati per certi lo scorso aprile dal senatore leghista Stefano Candiani, all’epoca anche sottosegretario all’Interno? Se a Roma tutto si è fermato – questo in sintesi il pensiero di Laura Frulli – le risposte non vanno cercate interpellando l’amministrazione luinese, che negli ultimi anni si è peraltro impegnata, per quanto possibile, stanziando fondi a sostegno del vecchio stabile e donando un terreno per quello nuovo in via Asmara, nei pressi del tribunale.

Vorrei però focalizzare l’attenzione sulla causa che ha generato il problema – ha spiegato ancora il consigliere Frulli – ovvero sulla necessità impellente di mettere mano al famigerato ponte sulla statale 394, un ponte nato male, troppo basso e che da troppo tempo e sempre più spesso fa perdere il sonno alle centinaia di luinesi che abitano attorno alla caserma, creando disagi, ostacolando la libera circolazione e arrecando un fermo di lavoro alle varie attività presenti in loco, costituendo un danno notevole in periodi non certo facili per nessuno. Non mi sembra di aver sentito una sola parola spesa dalla minoranza in questo senso, e di ciò me ne dispiaccio anche personalmente”.

Considerazioni, queste ultime, rispetto alle quali la reazione dei colleghi di minoranza non si è fatta attendere, prima con il consigliere Pietro Agostinelli che ha respinto al mittente le accuse di strumentalizzazione, sottolineando che i vigili del fuoco luinesi si trovano nelle condizioni attuali da troppo tempo, pur versando regolarmente un canone di affitto per un edificio che in caso di emergenza li costringe a levare le tende; dopo di lui invece il capogruppo de “L’Altra Luino”, Franco Compagnoni, ha citato con grande rammarico un’altra causa dell’ennesimo stallo, che va oltre l’alternanza dei governi (“la quale di certo non giova in casi come questo”), ovvero l’incapacità del nostro territorio di fare rete su problematiche e criticità di interesse comune, per portare in alto le proprie istanze.

Cosa succederà a questo punto? “Sono convinto che il risultato arriverà – ha affermato fiducioso il sindaco Andrea Pellicini – perché quella di cui stiamo discutendo è una responsabilità dello Stato nei confronti del territorio. Andremo avanti finché non otterremo la caserma nuova, mentre per quella attuale abbiamo provveduto a ripristinare tutte le condizioni di sicurezza, relative agli impianti, con gli interventi degli ultimi anni”.

Nel frattempo però, nulla impedisce all’amministrazione di cercare nuove soluzioni, in particolare per quello che è stato riconosciuto dal consigliere Frulli come “il cuore del problema”: le condizioni del ponte sul Tresa, ieri messe in evidenza tramite il nostro giornale anche dal primo cittadino di Germignaga: “Chiedo alla giunta di voler mettere in calendario, in accordo con il sindaco di Germignaga e con la Comunità Montana, un nuovo tavolo urgente con le autorità competenti per affrontare la questione e programmare la pulizia e lo sgombero dei materiali che ostruiscono il normale deflusso delle acque, perché davvero questa vicenda non diventi una delle tante tragedie annunciate che da italiani siamo abituati a subire”.

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