Lavena Ponte Tresa | 5 Ottobre 2019

Dissesto idrogeologico, un milione di euro per il fiume Tresa

Svelato a Lavena Ponte Tresa il piano interreg che rafforzerà la sicurezza lungo la SP61 e nelle aree di confine. Cattaneo: "L'Europa nella quotidianità dei cittadini"

Tempo medio di lettura: 3 minuti

A cavallo del fiume Tresa, Italia e Svizzera stringono un nuovo patto nel nome della prevenzione e del monitoraggio in comune delle emergenze.

Un patto sancito da un progetto che, grazie ai fondi europei, favorirà entro la metà circa del 2022 una gestione ottimizzata della risorsa idrica del fiume e delle potenziali criticità connesse al rischio idrogeologico in un’area, quella che va da Cremenaga a Cadegliano e a Lavena Ponte Tresa, e poi ancora al Ticino, in cui l’attenzione è sempre alta dopo l’importante frana dei primi anni Duemila e gli episodi della stessa natura che si sono in seguito verificati.

Capofila del progetto, presentato ieri mattina a Lavena Ponte Tresa, nei locali di proprietà comunale situati in viale Ungheria, l’Agenzia interregionale per il fiume Po (Aipo) e il Canton Ticino, ai quali si aggiungono la Provincia di Varese e la Comunità Montana del Piambello, per un investimento complessivo di 1 milione e 141mila euro.

Ma il piano rappresenta in realtà una singola voce all’interno di un ampio e articolato insieme di idee e di visioni che coinvolge una vasta area geografica nel nome della sicurezza e della tutela ambientale (dalla Lombardia al Piemonte alla Svizzera, passando per la Valle d’Aosta, la provincia di Bolzano e più nello specifico per le province di Varese, Como, Lecco e Sondrio), per la quale l’Unione Europea ha stanziato un pacchetto di fondi che supera i 158 milioni di euro.

“Una collaborazione fondamentale per valorizzare il fiume e rispondere alle istanze di tanti cittadini – ha affermato l’assessore all’Ambiente di Regione Lombardia, Raffaele Cattaneo, presente ieri mattina all’Antica Rimessa del Tram – utile anche per dimostrare che l’Europa non è poi così lontana ma al contrario entra in modo concreto nelle dinamiche quotidiane delle persone, anche se spesso non lo si percepisce”.

Per comprendere al meglio i punti di forza del progetto, che come detto coinvolgerà il confine e dunque anche la SP61, è necessario fare un salto indietro nel tempo al primo grave evento franoso a Cadegliano che portò poi al crollo di un tratto di strada provinciale e alla successiva chiusura al traffico per cinque lunghi anni. “La riapertura arrivò solo nel 2007 – ha ricordato il dottor Diego Rossi della Provincia di Varese – ma gli eventi franosi ripresero, seppur con minore intensità e aprendo anche un secondo fronte, a dimostrazione dei continui movimenti da parte del versante”.

Movimenti legati perlopiù a grandi precipitazioni, che per quanto rare hanno già dimostrato l’impatto devastante su un territorio dove i lavori di ripristino si sono susseguiti fino al novembre 2015. L’idea di ieri, come hanno illustrato Alessandro Uggeri di Idrogea Servizi e l’ingegner Marco La Veglia di Aipo, poggia su diversi punti chiave dalle dinamiche complesse ma di altissima utilità: installazioni di nuove strutture di controllo e monitoraggio della frana, aggiornamento dello studio geologico e geomorfologico dell’area, ridefinizione degli scenari di pericolo e recupero della stabilità dell’alveo del fiume Tresa.

Quest’ultimo aspetto ruota attorno alla costruzione di due rampe, una per l’Italia e una per la Svizzera che oltre a garantire il contenimento nello spazio di confluenza del torrente Lisora, punteranno anche alla sostenibilità ambientale e quindi al mantenimento del corridoio ittico “Ceresio-Adriatico”. Obiettivi condivisi per scongiurare il peggio, come ha sottolineato l’ingegner Laurent Filippini di UCA, l’Ufficio dei corsi d’acqua ticinese, in caso di scenari remoti ma comunque reali, come l’occlusione totale o parziale del Tresa.

Una volta chiusa la progettazione, i lavori prenderanno il via, indicativamente tra luglio e ottobre 2020, con l’intenzione già dichiarata di procedere con il collaudo delle strutture entro novembre 2020 – gennaio 2021. Un ambizioso programma di cooperazione internazionale a tutti gli effetti – come spiegato dal presidente di Comunità Montana del Piambello, Paolo Sartorio – che collega il lago di Lugano e il Maggiore, dieci chilometri di territorio seguendo la linea del fiume e tante comunità. “Troppo spesso questa realtà è stata vista come terra di nessuno – ha evidenziato Sartorio – oggi mettiamo al centro il fiume come qualcosa di nuovo. Non più terra di risulta, ma luogo di progettazione comune“.

Anche per il sindaco di Lavena Ponte Tresa, Massimo Mastromarino, che ha ringraziato per la presenza e per la partecipazione i primi cittadini di Cremenaga (Domenica Rigazzi), Cadegliano (Arnaldo Tordi), Ponte Tresa (Daniel Buser) e Coglio (Margherita Manzini), il tema è di quelli cruciali, sinonimo di un approccio virtuoso al governo del territorio. Ma anche sinonimo di identità.

"Luinonotizie.it è una testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del tribunale di Varese al n. 5/2017 in data 29/6/2017"
P.IVA: 03433740127