Castelveccana | 9 Agosto 2019

Castelveccana, spaccio nei boschi: arrestato un 26enne, spunta anche una carabina

Due i giovani in libertà. Distrutto un altro bivacco, nei pressi del quale è stato trovato anche uno smartphone: il riconoscimento facciale "inchioda" uno spacciatore

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L’operazione nei boschi di Castelveccana di ieri, compiuta dai carabinieri della Compagnia di Luino, dai carabinieri Forestali e dalle Unità Cinofile della Guardia di Finanza di Malpensa, ha dimostrato ancora una volta quanto, nonostante il grande impegno e il lavoro delle forze dell’ordine in tutti questi mesi, gli spacciatori sfacciatamente continuino a compiere i loro sporchi “affari” nel territorio dell’alto Varesotto.

In questi mesi sono state decine le persone arrestate, denunciate e segnalate, non solo nel maxi-blitz che ha visto i carabinieri impegnati a febbraio, ma anche nell’attività del Settore Polizia di Frontiera di Luino nel mese di novembre: se da una parte quelle attività erano riuscite a dare importanti riscontridall’altra non sono riuscite a debellare completamente il fenomeno di spaccio nei boschi.

E così, dopo diverse segnalazioni ed appostamenti, ieri sono state perlustrate e battute le zone di San Michele, Nasca e Sant’Antonio, località di Castelveccana che solo nel mese di giugno erano state già oggetto di specifiche azioni dei militari dell’Arma, in sinergia con l’amministrazione comunale e il sindaco Luciano Pezza, che avevano raccolto segnalazioni e lamentele dai cittadini per il continuo ed insolito via vai di auto e persone.

Ieri sono stati fermati così tre giovani di cittadinanza marocchina (classe 1990, 1992 e 1993): uno di questi, sul quale pendeva un mandato di cattura internazionale, è stato tradotto in carcere al Miogni di Varese, mentre gli altri due ragazzi sono stati rimessi in libertà. Nonostante il coinvolgimento e l’attività dei cani del reparto cinofili di Malpensa non è stata trovata alcuna sostanza stupefacente nella zona interessata, mentre nei pressi di un ulteriore bivacco, costruito nel bosco in queste settimane, è stata ritrovata una carabina calibro 22, sulla quale sono in corso verifiche per accertare la proprietà.

Insieme alla carabina, è stato trovato anche uno smartphone per terra. Uno dei tre fermati ha provato a spiegare ai militari dell’Arma che quel telefono non era in suo possesso, ma una volta preso in mano il “riconoscimento facciale” lo ha inchiodato: il telefono, infatti, si è sbloccato ed il giovane spacciatore non ha potuto far altro che confermare che lo smartphone era utilizzato da lui.

Nel frattempo, sin da ieri pomeriggio, grandi apprezzamenti sui social network, da parte di decine e decine di utenti, rivolti alle forze dell’ordine che continuano questa battaglia in tutto l’alto Varesotto, con l’obiettivo di riuscire a debellare lo spaccio nei boschi, per poterli riconsegnare in tutto il loro splendore all’intera comunità.

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