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Alto Varesotto | 3 Luglio 2019

Spaccio nei boschi dell’Alto Varesotto: assuntore aiuta i Carabinieri, condannato ma pena ridotta

Mentre continuano le indagini e l'azione delle forze dell'ordine nelle aree boschive, il caso ha coinvolto un piastrellista pugliese che vive ad Agno

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Alcune dichiarazioni molto utili ai carabinieri della Compagnia di Luino per innescare e portare avanti l’operazione “Maghreb”, che continua anche in questi giorni nell’Alto Varesotto per sradicare e contrastare lo spaccio nei boschi, sono state fondamentali per avere una riduzione della pena.

Protagonista è un piastrellista pugliese residente ad Agno, in Ticino, “pizzicato” nello scorso novembre in dogana a Luino dopo aver fatto tappa nei boschi di Ardena, località di Brusimpiano, dove si era recato per acquistare oltre 50 grammi di cocaina. L’uomo, andato a processo per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, ha ottenuto ieri il via libera al concordato in appello. A raccontarlo è Luca Testoni, oggi, sul quotidiano Prealpina.

L’artigiano, oltre ad aiutare i militari dell’Arma durante le indagini, aveva giustificato il corposo acquisto affermando: “La droga venduta lì era migliore di quella che si trova in Svizzera ed era più conveniente”, “Voleva avere una bella ‘scorticina’, così da poter arrivare a Natale, per non fare avanti e indietro” e “Non mi sembrava il massimo avere a che fare con quella gente lì. Andare una volta sola era meglio”.

Così, nella giornata di ieri il sostituto procuratore generale e la difesa hanno trovato l’accordo per ridurre la pena, grazie all’accoglimento del “patteggiamento” da parte dei giudici della quinta Corte d’Appello di Milano. In questo modo è stata pronunciata una sentenza che ora è inoppugnabile.

La pena è scesa di quattro mesi, dai due anni e 20 giorni di reclusione (con 2mila euro di multa), inflitti dal Tribunale di Varese, a un anno e otto mesi di reclusione (1400 euro di multa). L’imputato, che si è sempre difeso sostenendo di essere soltanto un mero assuntore, aveva però speso 2500 euro giustificando anche il possesso di un bilancino di precisione per non incorrere in “truffe”, mentre il coltellino sequestrato aveva affermato di utilizzarlo come utensile da lavoro.

Questa tesi, però, non è stata condivisa dai giudici perchè la droga acquistata avrebbe potuto essere divisa in oltre 235 dosi di cocaina e ha portato la magistratura a tendere per l’attività di spaccio perchè l’uomo era anche in possesso di 160 franchi svizzeri e di 20 euro. Nonostante questo, per il contributo dato ai carabinieri, ha ricevuto lo sconto di pena.

L’operazione Maghreb, negli scorsi mesi, ha portato all’arresto di numerosi spacciatori extracomunitari ed irregolari, disegnando una “rete di sistema” preoccupante che coinvolgeva oltre duecento assuntori di tutto il territorio.

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