Cremenaga | 19 Maggio 2019

Rischio idrogeologico, Cremenaga potenzia la sua rete lavorando sulla prevenzione

Presentate ieri mattina le opere realizzate in vari punti del paese grazie a bandi e investimenti del comune. Undici le sistemazioni idraulico forestali eseguite

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La gestione del territorio va fatta con la prevenzione e non in emergenza“, aveva affermato il sindaco di Cremenaga, Domenico Rigazzi, poche ore dopo la frana che lo scorso dicembre aveva interessato un tratto della SS394 nel comune di Maccagno, associandosi così agli altri sindaci di zona nell’appello ad una rinnovata cura del territorio per anticipare il verificarsi di situazioni di rischio per la collettività.

Riprendendo lo stesso concetto, e cioè rifacendosi al medesimo sguardo sul rapporto armonico tra comunità, patrimonio naturale e infrastrutture, il primo cittadino di Cremenaga – uno dei pochi paesi dell’Alto Varesotto a non andare al voto la prossima settimana – ha introdotto nella mattinata di ieri, presso l’aula polivalente situata sopra la scuola materna del paese, le sistemazioni idraulico forestali messe a punto per la gestione del rischio idrogeologico e la difesa dell’abitato.

Un’opera dal valore di quasi 350mila euro, costruita passo dopo passo, negli ultimi anni, portando avanti il piano con il giusto tempismo su vari bandi europei, ma anche facendo ricorso alla casse comunali (136mila euro) e ai finanziamenti di altri enti, tra cui Comunità Montana del Piambello (45mila euro). Numerose le associazioni, le persone e le autorità che il sindaco Rigazzi ha voluto ringraziare prima di lasciare la parola ai tecnici, artefici del progetto. Tra questi la Guardia di Finanza, i Carabinieri, la Polizia, le Guardie ecologiche volontarie, i Forestali di Cunardo e Arcisate, la Comunità Montana del Piambello, i sindaci e gli amministratori della zona, Provincia di Varese, Confagricoltura, la Protezione civile e la Croce Rossa di Luino e Valli, rappresentata in sala dal presidente Pier Francesco Buchi.

Importante è la differenza di livello tra la parte alta e quella bassa del paese – ha spiegato l’architetto Paolo Sartorio, nel dare il via al focus sui pregi dell’investimento -. La pendenza è fortissima, tutta l’acqua che arriva dalla montagna attraversa il paese e quindi genera forti problemi di rischio idrogeologico. L’investimento è notevole e per nulla scontato per un comune così piccolo – ha sottolineato ancora l’architetto, membro dell’ufficio tecnico di Comunità Montana del Piambello, responsabile del piano -. In futuro organizzeremo una seconda fase che si concluderà nei prossimi anni, mentre è prevista per settembre l’inaugurazione del tratto di strada che conduce a Biviglione, riqualificato dopo la frana del novembre 2014, il cui costo tocca da solo la spesa complessiva per questo piano”.

Undici i cantieri allestiti nei punti più critici del paese, dal centro alla strada provinciale 61 che collega Cremenaga a Lavena Ponte Tresa e a Luino. In totale, considerando anche gli interventi ancora da realizzare, le aree coinvolte saranno quindici. A entrare nel merito della parte tecnica il dottor Guido Locatelli, progettista dei lavori: “La situazione idraulica di questo paese è particolarmente complessa. Più di dieci impluvi hanno il loro punto critico nel cambio di pendenza, in meno di un chilometro ci sono circa 500-600 metri di dislivello. L’acqua prima scava poi, quando cala la pendenza, deposita facendo ‘tappo’ con il materiale detritico. Si tratta di situazioni di accumulo che hanno già portato al rischio vero di esondazioni, con gli stessi depositi che occludono gli scarichi. Delicata anche la presenza della strada e dei relativi attraversamenti lungo la provinciale. Non sempre hanno sezioni di deflusso ‘tranquille’ per consentire il passaggio delle ondate di piena”.

Cenni di teoria nella maggior parte dei casi indirizzati unicamente agli addetti ai lavori ma lo scopo, ha ricordato ancora Locatelli, è anche quello di creare cultura sulla gestione corretta del territorio, facendo leva sull’indiscutibile funzione collettiva di simili interventi.

Tra le slide dei lavori, proiettate in aula (e allegate in galleria) alcuni esempi dei benefici apportati al paese: la zona due, quella della già citata strada per Biviglione, con un netto cambio di pendenza e i lavori di risezionamento con opere in pietrame, fondamentali al fine di ridurre la velocità dell’acqua. Riducendo la pendenza il corso d’acqua deposita ora a monte con una riduzione dell’azione erosiva; la zona cinque, nei pressi del comune, con un analogo problema di deposito risolto con l’installazione di due vasche, o ancora nella zona sei con la costruzione di un fondo e di pareti per qualche decina di metri, per combattere la pendenza.

Notevole lo sforzo compiuto nella zona undici in termini di manutenzione, rispetto a quello che il progettista Locatelli ha definito “inquinamento arboreo“, con piante pericolosamente pendenti sulle case, rimosse con il lavoro nel bosco ma anche grazie all’impiego di un elicottero. Il bosco di castagni ricrescerà e lo sforzo compiuto tornerà quindi attuale come modello di “corretto alleggerimento“.

Buone pratiche, in riferimento al modello cremenaghese di prevenzione, giungono poi dalla sequenza di adesioni ai bandi con le tempistiche più appropriate per assicurarsi i finanziamenti. Idea vincente ed esperienza da riproporre, a detta dei relatori. L’ultimo appunto sul percorso svolto è dell’assessore di Cremenaga e di Comunità Montana del Piambello, Maria Sole De Medio: “Ci inorgoglisce il fatto di aver coinvolto come protagonisti di quest’opera solo ed esclusivamente gli operatori del territorio. Non ci siamo appoggiati a nessuna parte politica, e in un periodo in cui ci si vanta di aver ricevuto favori, riteniamo questo aspetto particolarmente prezioso”.

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