Varese | 28 Luglio 2018

Caprioli aggressivi nel luinese? “Atti violenti non consueti, ma nessun allarme o emergenza”

L'associazione varesina "Skadi", impegnata nella divulgazione di materiale inerente flora e fauna del territorio, risponde al messaggio lanciato da Giancarlo Galli

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Ha causato dibattito, e a tratti persino indignazione, il contenuto di un articolo pubblicato giorni fa circa il comportamento di alcuni esemplari di capriolo maschio nei boschi della Valtravaglia.

Riprendendo le dichiarazioni rilasciate al quotidiano La Prealpina da Giancarlo Galli, responsabile del “Rifugio Animali Felici” di Brissago, avevamo posto l’attenzione su un fenomeno da lui definito “anomalo” e allo stesso tempo preoccupante. Nel suo intervento il gestore sottolineava la necessità di approfondire le ragioni connesse al ferimento, in certi casi grave a tal punto da condurre al decesso, di una decina di caprioli, protagonisti di un’improvvisa esplosione di aggressività durante la cosiddetta “fase degli amori“.

Una posizione, quella di Galli, da alcuni lettori considerata erroneamente come il singolare tentativo, da parte di chi scrive, di spiegare il comportamento degli ungulati eludendo le doverose premesse di carattere scientifico, che ha generato polemiche via social. Diversi utenti, su Facebook, hanno infatti ritenuto inopportuno parlare di “emergenza” in merito alla più normale applicazione delle leggi della natura alla vita nei boschi.

Ad arricchire il confronto sul punto, è oggi l’associazione varesina Skadi, impegnata a livello locale nella divulgazione di materiale inerente la flora e la fauna del territorio, tramite eventi pubblici, workshop, corsi e altre attività. Prendendo le distanze dalla linea provocatoria, e cogliendo l’occasione per sviluppare nuovi ed interessanti interrogativi, dalla situazione che Giancarlo Galli ha descritto attraverso la stampa, il gruppo consegna alla redazione un appunto sulle fasi comportamentali del capriolo nel corso di specifici momenti dell’anno.

Riportiamo il pensiero di Skadi e le relative considerazioni nella lettera di seguito allegata.

Gentile Redazione di Luino Notizie,

cerchiamo di mettere a conoscenza ciò che avviene nei nostri preziosi boschi riguardo i comportamenti annuali del capriolo, piccolo cervide molto presente in Provincia. Lo scopo non è la critica, bensì cercare di creare chiarezza per non fornire notizie false o non del tutto esatte.

I combattimenti tra i maschi di capriolo, non dovrebbero avvenire alla fine del mese di luglio, bensì in primavera. E non è consueto che portino a violenti scontri e gravi ferite. Solitamente questi conflitti non hanno lo scopo della conquista diretta delle femmine, ma del territorio.

Un numero limitato di femmine potrebbe comunque aumentare la competizione tra i maschi, ma si tratterebbe di un naturale meccanismo di regolazione della popolazione, volto a riportare l’equilibrio tra i sessi a livelli ottimali. Gli scontri tra i maschi sono anche in questo caso naturali e non allarmanti: non tutti gli individui, all’interno di una popolazione, hanno lo stesso accesso alle risorse, ma competono per esse.

Questo permette ai soli individui vincenti di trasmettere il proprio set di geni alle generazioni successive. Inoltre, i maschi che escono sconfitti dagli scontri, e che non riescono ad assicurarsi territori propri, sono portati a disperdersi e occupare così nuove aree.

Non crediamo si possa parlare di “vera e propria emergenza”, in quanto ci si sta riferendo a situazioni che fanno parte dell’ecologia del capriolo, e soprattutto perché si tratta solo di una decina di animali feriti recuperati che, rispetto alla consistenza della popolazione presente nell’area, è un numero molto limitato e non particolarmente preoccupante.

In ogni caso sarebbe interessante verificare le cause che hanno portato ad una maggiore percezione di questo fenomeno da parte della cittadinanza locale. E’ effettivamente avvenuta una modifica nel comportamento degli animali nell’area in questione? Se sì, a cosa è dovuta? Il numero delle femmine è davvero consistentemente inferiore rispetto a quello dei maschi?

Si potrebbero consultare le schede dei censimenti, compilate dai cacciatori dell’ATC1 della provincia di Varese, rispetto a quelle parcelle, per capire cosa dicono i numeri.

Il messaggio dell’associazione si conclude poi con un’ulteriore nota, che rimanda ad un passaggio del testo “Gli ungulati delle alpi” (di Mustoni, Pedrotti, Zanon e Tosi, Nitida Immagine Editrice, 2017), utile a comprendere come la letteratura in materia consideri l’attitudine del capriolo a definire e poi proteggere un determinato territorio, considerato il proprio. Ne riportiamo quindi un passaggio.

Dalla metà di febbraio fino alla fine di maggio circa, i maschi entrano nella fase gerarchica, durante la quale diventano aggressivi tra loro e assumono una serie di comportamenti caratteristici volti a stabilire la propria posizione sociale all’interno della popolazione, e a definire i confini del proprio territorio. Questi confronti sono basati su uno schema di azioni e reazioni, di imposizione e sottomissione, che solo raramente portano a scontri fisici diretti con conseguenti ferite.

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