Luino | 16 dicembre 2017

Luino, il Rondò e i suoi “Lumi”. Ieri la presentazione dell’almanacco caro ai luinesi

Molti i nomi e le storie legate al territorio contenuti nella 30° edizione dell'almanacco e passati in rassegna nel corso della serata di ieri

“Sono arrivato fino a tre quarti nella lettura di questa edizione 2018 del Rondò, ma in questi giorni mi è capitato di tutto, perciò mi scuso con Marco Fazio e Fabio Passera per non essere riuscito a leggere tutti gli interventi contenuti nel libro”. Così si è simpaticamente giustificato il sindaco Andrea Pellicini introducendo la sua presentazione della 30ª edizione dell’almanacco tanto caro ai luinesi e non solo, avvenuta venerdì 15 dicembre scorso nella sala consiliare del Comune.

Il primo cittadino, però, prima, di passare in rassegna i vari articoli contenuti nel volume, si è soffermato a commentare il disegno di Gino Moro che compare in copertina, un’immagine che “rappresenta il rondò con ‘i lumi’ “, soddisfatto di aver completato, circa un mese fa, il sistema di illuminazione del luogo con la posa di nuovi lampioni: “Piccola opera molto elegante e fondamentale, emblema di questa serata, ma con uno sguardo nostalgico verso il rondò di allora, più bello dal punto di vista ambientale, con il lago che arrivava fino alle pendici della struttura, senza il porto”.

Poi via al commento dei vari articoli, arricchito da considerazioni, confronti con i tempi odierni e ricordi molto personali, come quello relativo al “balcone barocco” di cui si parla nell’intervento di Alberto Brambilla. Si tratta del racconto “Primavere lontane”, contenuto nella raccolta di Piero Chiara “Il nobil Uomo Batosti e altri racconti” e del balcone di Casa Zanella, su cui un tempo campeggiava l’insegna della sartoria Primi. Lo scrittore luinese parlava dell’ineluttabilità della morte, ma vedendo nella memoria e nella scrittura due antidoti al dramma dell’esistenza umana. “Il racconto riguarda il balcone al quale anch’io sono molto affezionato, perché per anni ho abitato in quell’edificio. La mia prima bimba, Chiara, infatti è nata in quel periodo”. Questo balcone, in cui Chiara si racconta da piccolo, con queste inferriate che lui vede come una prigione e tuttavia proteso verso l’esterno come in un passaggio tra l’intimità della propria vita e il proiettarsi verso il mondo esterno, rappresenta il passaggio dall’infanzia alla vita adulta. Rappresenta il significato della vita di Piero Chiara, sempre oscillante tra l’amore per la propria terra, le cose intime, il porticato del caffè Clerici, che probabilmente già vedeva dal balcone della casa Zanella, e il suo aprirsi al mondo e il suo girovagare. In questo racconto c’è già il nucleo de ‘Il piatto piange’ “.

Che dire, poi, dell’intervento di Luca Tassoni su Vittorio Sereni e il Premio Roberto Gatti, nel quale Sereni partecipò come giurato tra il 1976 e il 1982? Proprio nel 1982 il premio fu vinto dal poeta Giovanni Raboni, padre della prof.ssa Giulia Raboni, membro del comitato scientifico dell’Archivio Sereni. “Bellissima la fotografia pubblicata dagli amici del caffè Clerici, – ha proseguito Pellicini – in cui si riconoscono personaggi che hanno fatto grande la storia della nostra comunità, tra i quali Aldo Bianchi, Amleto Del Grosso, Gianni Cristina e Ruggero Viganò, nonno di Elisabetta e Francesca Galante”. Interessante l’intervento di Franco Giannantoni, che scrive dell’arresto di Guido Petter, il famoso pedagogista era nativo di Colmegna, fermato a fine guerra dagli Americani. Il partigiano Petter, si era arrabbiato perché alcuni soldati alleati avevano offeso alcune ragazze del posto, denunciando il fatto sul suo giornale “Verso l’avvenire”, perché i vincitori devono rispettare anche le donne dei vinti. Il risultato fu invece una ventina di giorni al carcere varesino dei Miogni, insieme ai fascisti. “Il prof. Petrotta più volte mi ha suggerito di intitolare il lungolago di Colmegna a GuidoPetter: a questo proposito mi confronterò con il comitato, comunque mi sembra una proposta interessante”. Ha promesso Pellicini.

Carlo Banfi ha invece proposto due episodi inseriti nel suo libro di prossima pubblicazione “Frontiera Nord”. Questi due racconti, ambientati nell’osteria “Bagatt” di Brissago, vedono protagonista l’avvocato socialista Menotti, che prendeva le difese degli umili. In occasione della vittoria per aver difeso tre disgraziati ladri di ciliegie, viene premiato con un cappone e un fiasco di vino buono. “È capitato anche a me, – ha ricordato l’avvocato Pellicini – di trovare persone in difficoltà che, con un gesto di generosità, mi hanno portato un semplice pensiero che riempie il cuore”. La carrellata è proseguita con gli scritti di Sergio Baroli sulla via della Valganna; di Duilio Parietti sulle radio private degli anni ’70, che ebbero un momento di notorietà anche nel nostro territorio e che anticiparono personaggi come Francesco Salvi, Claudio Mella e lo stesso Parietti; di Simone della Ripa sul resoconto del viaggio dei camionisti svizzeri che partirono da Bellinzona per raggiungere l’Abruzzo, nella tragedia del Rigopiano: “Giornalista autonomo, garbato e corretto, sempre attento a rappresentare tutte le varie posizioni quando scrive di politica. Fa una riflessione di carattere politico culturale sul Canton Ticino, spesso accusato di essere xenofobo nei confronti dei frontalieri, che invece parte per questa gara di solidarietà. Della Ripa invita ad abbattere queste barriere create dalla ‘ramina’, la frontiera, e a riscoprire la bellezza e la ricchezza dei rapporti transfrontalieri”.

Parole di grande elogio per Adele Cossi, “una luinese tra musica e pittura”, che nel Rondò parla di sé, dal momento in cui ricevette in dono il primo pianoforte fino alla sua recente attività di pittrice. “Il suo talento non è solo nella sua splendida voce, ma nella sua capacità artistica: un talento a 360°”. Un vero e proprio trattato, quello di Pierangelo Frigerio e Beppe Galli sull’Insubria casearia: “trattato storico, culturale ed enogastronomico del territorio insubrico, dal gorgonzola allo sbrinz, fino alla formaggella del luinese”. Momento di riflessione, invece, per la cronaca del racconto del francescano luinese don Marco Malagola, del suo incontro con Papa Francesco e della curiosità che il pontefice dimostra nei confronti di coloro che ha di fronte. Pellicini ha voluto commentare le parole con cui don Malagola racconta del suo incontro con un bambino in Nuova Guinea. Il missionario, stanco coperto di fango, sotto la pioggia, era esausto. Improvvisamente usci dalla giungla un bambino di pochi anni, che gli disse: “Lascia che ti asciughi il volto, che ti aiuti a portare quel peso che hai sulle spalle…” Subito dopo sparì. “Ecco, sembrava la Veronica, colei che asciugò il volto di Gesù. Questo bimbo mi ha dimostrato che gli angeli esistono”.

Il sindaco ha concluso la sua esposizione parlando dell’intervento di Agostino Nicolò, direttore di Luino Notizie, il quotidiano online dell’alto Varesotto, ex Stivale pensante. Il giornalista affronta il “caso” dei tre comici Francesco Salvi, Enzo Iacchetti, Massimo Boldi e delle loro considerazioni sulla tristezza di Luino, durante un’intervista ad un giornalista di Repubblica. Si è arrabbiato il sindaco? “Certamente sì, ma con il taglio che l’articolo aveva dato ai tre interventi, estrapolati da un contesto diverso, ma che avevano trasformato il servizio in una testimonianza lugubre”. Per fortuna, una settimana dopo, i giornalisti di Repubblica sono tornati a Luino, dando al primo cittadino la possibilità di replicare e di parlare delle bellezze del territorio. Nell’articolo sul Rondò Agostino Nicolò si chiede: perché ci dobbiamo sentire offesi? “Molte volte, – ha concluso Pellicini – è proprio dalla tristezza che nasce la felicità, perciò essa è un sentimento nobile, anzi: il grande talento che c’è sul nostro territorio deriva proprio dal contrasto con qualcosa, dalla malinconia di certi paesaggi e di certe stagioni”. E a proposito dell’evoluzione dei mezzi d’informazione avvenuta negli ultimi anni ha confessato che, quando ha iniziato la sua “carriera” di sindaco c’era il settimanale cartaceo “Il Corriere del Verbano”, del quale tutti gli amministratori attendevano impazienti l’uscita, il martedì, per capire come rispondere ad eventuali attacchi. “Ora invece, ogni quarto d’ora ci sono aggiornamenti, in tempo reale si leggono le critiche e questa è una fatica colossale”.

Prima di concludere il suo intervento, il relatore non ha mancato di complimentarsi con l’assessore Pier Marcello Castelli e Simona Fontana, addetta stampa del Comune, per aver curato il “Lunario”: “Si sono dimostrati all’altezza di questa prova davvero impegnativa, dovendosi confrontare con un’eredità importante come quella di Piera Corsini”.

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