28 Marzo 2014

Calabria, 6 anni al governatore Scopelliti condannato in primo grado

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Il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, è stato condannato a 6 anni di reclusione dal Tribunale di Reggio Calabria (Olga Tarzia presidente), per i reati di abuso d’ufficio e falso in atto pubblico, nell’ambito del processo scaturito dal cosiddetto “Caso Fallara”.

(corrieredellacalabria.it)

(corrieredellacalabria.it)

Il processo sul “Caso Fallara” vedeva imputato il governatore della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, in qualità di ex sindaco di Reggio Calabria per le autoliquidazioni dell’allora dirigente del settore bilancio, Orsola Fallara, poi morta suicida, che avrebbero causato un grosso buco di bilancio.

I tre membri del collegio dei revisori dei conti, Carmelo Stracuzzi, Domenico D’Amico e Ruggero Ettore De Medici, imputati di falso, sono stati condannati a 3 anni e 6 mesi di reclusione ciascuno. La sentenza dispone anche il risarcimento del danno al Comune di Reggio Calabria, che sarà quantificato in un separato giudizio, e impone una provvisionale di 120 mila euro a Scopelliti, 20 mila euro ciascuno agli altri tre imputati.

Per Scopelliti il pm del processo Sara Ombra aveva chiesto 5 anni di reclusione. Adesso per effetto della legge Severino scatta automaticamente la sospensione di Scopelliti da presidente della Giunta regionale. Il presidente Tarzia ha stabilito 90 giorni per il deposito delle motivazioni.

Ecco la ricostruzione del suicidio “Fallara” da parte del sito online “strill.it. “Mi chiamo Orsola Fallara, ho bevuto dell’acido e sono in una Mercedes nera al porto”. Sono le ultime drammatiche parole che l’ex dirigente del Settore Finanze e Tributi del Comune di Reggio Calabria, pronuncia al cellulare nel tentativo di chiedere aiuto ai carabinieri, dopo aver ingerito dell’acido muriatico.

È il 15 dicembre del 2010, poco più di 24 ore dopo, Orsola Fallarà morirà nel reparto di rianimazione degli Ospedali Riuniti, dove era stata ricoverata in gravissime condizioni. I sanitari del nosocomio reggino, poche ore prima, avevano provato a ridurre i danni delle lesioni interne provocate dall’acido ingerito, ma le sue condizioni andarono progressivamente aggravandosi, fino alle ore 13 del 17 dicembre, quando non si poté fare altro che costatarne il decesso.

Orsola Fallara aveva 44 anni e fu letteralmente travolta dallo scandalo delle autoliquidazioni percepite come consulente esterno dell’Ente in Commissione tributaria. Il gesto estremo giunse al termine di una giornata travagliatissima, appunto il 15 dicembre, quando la Fallara scelse di raccontare la propria verità convocando i giornalisti in un noto locale del centro, proprio davanti Palazzo San Giorgio. L’aveva fatta, quella scelta, anche in risposta a quel provvedimento disciplinare che, sotto la reggenza del facente funzioni Peppe Raffa, un paio di settimane prima l’aveva sospesa per 30 giorni. E quella conferenza stampa, in cui si assumeva tutta la responsabilità di quanto accaduto, ribadendo al contempo la legittimità di alcune scelte, apparve come una sorta di grido di dolore nei confronti di una classe dirigente che l’aveva lasciata sola di fronte alle enormi irregolarità che di lì a poco sarebbero affiorate. Una conferenza stampa che diventerà (da qualsiasi angolazione la si sia guardata) una delle chiavi del processo in svolgimento nelle aule del Cedir.

Ma come la trama di un film giallo, le ore precedenti il suicidio di Orsola Fallara furono segnate da alcuni avvenimenti inquietanti che, a lungo, hanno gettato un cono d’ombra sulle conclusioni della Procura che, comunque, ha sempre sostenuto la tesi del suicidio. Infatti gli inquirenti ricostruirono le ultime ore di vita dell’ex dirigente comunale, e dopo la conferenza stampa, Orsola Fallarà fece ritorno a casa, lasciando però il telefonino in macchina. Proprio in quel lasso di tempo trascorso nella propria abitazione qualcunò, rompendo il finestrino, rubò sia il telefonino sia tutta una serie di documenti custoditi nell’auto. La denuncia del furto la fece la stessa Orsola Fallara. Poco più di un’ora dopo, su una banchina del porto, avrebbe ingerito l’acido muriatico.

Chi l’ha conosciuta l’ha descritta fiera ed orgogliosa, anche nei giorni delle polemiche più furiose. Certo, delusa da quel continuo dissociarsi da parte dei politici e degli stessi “amici” che fino a qualche tempo prima l’avevano “temuta”, poi timidamente difesa, e alla fine “scaricata”.

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