| 2 Ottobre 2016

Renzi: “Ha ragione Napolitano, sbagliato giocare il futuro del governo sul referendum costituzionale”

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“Ho sbagliato a giocare il futuro del governo sul referendum costituzionale. Giuste le critiche di Napolitano”. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a Pesaro in occasione del primo appuntamento pubblico a sostegno del Si al referendum costituzionale del 4 dicembre, commenta le critiche dell’ex Capo di Stato. “Napolitano mi ha anche un po’ criticato e credo sia giusto e utile ricevere critiche da chi ha saggezza ed esperienza. Se Napolitano mi fa delle critiche sono felice di farne tesoro”, ha detto.

(unita.tv)

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Renzi: “Ha ragione Napolitano, sbagliato giocare il futuro del governo sul referendum costituzionale”. “C’è chi con questo referendum vorrebbe fare uno scontro all’arma bianca, ma noi gli facciamo un sorriso – ha detto a Premier a Pesaro -. Per noi questa è la politica, non insultarsi”. Il referendum, ha poi detto il presidente del Consiglio, “vuole sbloccare un sistema politico che si è impantanato da decenni”. “Da tempo – ha spiegato – sulle riforme si fanno solo chiacchiere. Negli ultimi trent’anni la classe politica si è nettamente fermata”. Renzi ha ricordato i vari tentativi che si sono susseguiti dal 1982, dal ‘decalogo Spadolini’ alla bocciatura popolare della Carta proposta da Berlusconi nel 2006. “Tutti dicono di voler fare le riforme – ha detto ai mille del Teatro Rossini di Pesaro – ma poi non le fanno. Questa volta, però, è accaduto che le abbiamo fatte. Alle promesse abbiamo fatto seguire i fatti”. Renzi ha poi ribadito di “aver sbagliato” legando il referendum al giudizio sul governo: “L’ho fatto in buona fede”, ha aggiunto.

Renzi, ribadendo che la riforma della legge elettorale “si può modificare” (“A me un po’ dispiace perchè è la migliore che c’è, ma siamo pronti a discutere”), ha sottolineato che “la riforma costituzionale non mette in discussione la democrazia ma la burocrazia”. Secondo il presidente del Consiglio, “se passa, l’Italia potrà essere più competitiva a livello internazionale, più forte, più semplice”. “Il collegato per l’agricoltura – ha aggiunto Renzi – è rimasto fermo 887 giorni per i rimpalli fra le due Camere. Quante aziende hanno chiuso nel frattempo? Il provvedimento sui piccoli comuni è alla quarta lettura. Questo meccanismo deve finire. Chi dice si supera il bicameralismo e i rimpalli di legge, chi vota no si tiene il ping-pong”. Il presidente del Consiglio ha poi toccato il tema della riduzione dei parlamentari con l’abolizione del Senato. “Se passa il no – ha sottolineato Renzi – resta tutto com’è per altri lustri perchè avranno voce quelli che diranno di non toccare la volontà popolare. Io, invece, – ha detto ironicamente il premier – voglio evitare che i giornalisti guadagnino cifre iperboliche con i libri sulla casta. Per anni ci siamo riempiti la bocca di abbattere i costi della politica. Oggi lo facciamo davvero”.

“Non si è partiti bene: si sono commessi molti errori che hanno facilitato la campagna del No”. Giorgio Napolitano bacchetta Matteo Renzi, pur senza citarlo, ribadendo le sue dure critiche su come i promotori del ‘Sì’ si sono mossi in queste prime settimane di campagna referendaria. E il premier, da Pesaro, si cosparge il capo di cenere e riconosce di aver sbagliato a personalizzare, ma aggiunge di averlo fatto in “buona fede”. “Oggi Napolitano mi ha anche un po’ criticato, ma è bello, giusto e utile – osserva il premier in serata – ricevere critiche da chi ha saggezza e esperienza. Sono felice di farne tesoro. E’ vero io ho sbagliato a giocare il futuro del governo sulla riforma costituzionale ma ho sbagliato in buona fede. Ho sbagliato ma capita a chi fa le cose”.

Parlando alla scuola di formazione del Pd, in mattinata, Napolitano aveva comunque assicurato che a suo giudizio “Renzi ha capito” i suoi errori. Ma questi dissapori non frenano il vigore con cui il Presidente emerito difende la riforma dalle critiche dei suoi detrattori. Anzi, oltre a sottolineare la validità del testo, (“pone fine a un’antica anomalia istituzionale”), mena fendenti a chi ritiene che con la bocciatura del quesito si tutelino le prerogative delle Camere: “C’è chi dice di votare no perchè vuole difendere il Parlamento. Ma sapete – chiede Napolitano ai giovani del Pd – come s’è ridotto il Parlamento? Tra decreti e fiducie è stato ridotto uno straccio. Se vince il referendum istituzionale, avremo la possibilità di tornare a rendere il Parlamento un luogo degno”. Quindi, sempre senza citare Gustavo Zagrebelsky, bolla come “perfezionisti”, quei costituzionalisti che propongono soluzioni teoriche senza fare i conti con gli equilibri politici. “Se io ottenessi un testo di riforma perfetto, redatto da un gruppo di costituzionalisti, cosa difficile perchè si dovrebbero mettere d’accordo, poi – osserva l’ex Capo dello Stato – sarebbe sempre il Parlamento a decidere. E’ quella la condizione per arrivare a un accordo. Mentre loro non vogliono che a decidere sia la politica”. Duro anche con chi vota ‘No’ perchè la riforma non è il frutto di un accordo largo: “Non è accettabile – attacca Napolitano – che ci si fermi quando ci sono comportamenti contradditori e sleali”.

Ma parla anche del dibattito attorno alla modifica dell’Italicum. Prima ricorda che un’eventuale sbocco tripartito e quindi “governi di coalizione e politiche di alleanze” non sarebbero “bestemmie”. Quindi fa capire che il ballottaggio non è un dogma, escludendo che sia un principio dirimente nella volontà del governo. Un intervento forte che provoca reazioni furiose. Per Renato Brunetta (Fi) Napolitano ha “insultato le istituzioni che anche lui ha rappresentato”. Nichi Vendola lo accusa di “protagonismo inusuale per un ex-Presidente”. “Sorprende ogni giorno”, nota Pippo Civati. “Lo rispetto – critica Sergio Cofferati – ma non lo condivido per nulla”. Acido Matteo Salvini: “L’ultima novità è che Napolitano litiga con Renzi sul referendum. Francamente non so da che parte stare. Mi sento come quando giocano Inter e Juve, visto che io sono milanista”. Va giù duro anche il presidente nazionale dell’Anpi Carlo Smuraglia: “Non lo condivido affatto. Quello che occorre cambiare nel nostro Paese è il modo di fare politica, non le istituzioni”.

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