20 Novembre 2016

Lupi e Alfieri a Luino per il “Sì” al Referendum. “Superare il bicameralismo paritario”

Un incontro molto partecipato quello di ieri pomeriggio a Luino, dove in Biblioteca il comitato “Basta un Sì – Alto Verbano” ha organizzato un’iniziativa con il segretario regionale del PD Lombardia, Alessandro Alfieri, e Maurizio Lupi, capogruppo alla Camera di Area Popolare. Un’oretta circa nella quale il giornalista e direttore di Rete 55, Matteo Inzaghi, ha conversato con i due politici spiegando ai presenti tanti aspetti del referendum costituzionale che gli italiani saranno chiamati a votare il 4 dicembre. Prima della conferenza, invece, fuori dalla struttura, due attivisti luinesi del M5S, Cipriano e Palumbo, promuovevano il “No”.

Lupi e Alfieri a Luino per il "Sì" al Referendum. "Superare il bicameralismo paritario"

Lupi e Alfieri a Luino per il “Sì” al Referendum. “Superare il bicameralismo paritario”. Il giorno del referendum ormai si sta avvicinando e gli italiani fra due settimane saranno chiamati al voto per esprimere il loro parere, positivo o negativo, sulla riforma costituzionale. Anche a Luino continua la campagna elettorale del comitato “Basta un Sì” Alto Verbano che ieri in Biblioteca ha organizzato un evento con Alessandro Alfieri, segretario del Pd Lombardia e consigliere regionale, e con l’ex ministro Maurizio Lupi, onorevole e capogruppo alla Camera di Area Popolare. I due, intervistati dal direttore di Rete 55, Matteo Inzaghi, hanno intrattenuto il pubblico, prevalentemente di fede piddina, affrontando e spiegando tutte le ragioni del “Sì”.

Oltre ad un excursus storico sule riforme susseguitesi negli anni e sul volere dei costituenti alla formulazione della carta del 1948, sono state affrontati i tanti argomenti cari. “Prima della rottura del Patto del Nazareno – spiega Maurizio Lupi -, tutti i partiti erano d’accordo sul superare il bicameralismo paritario, vale a dire due Camere con le medesime funzioni e competenze. Da allora le cose sono cambiate. Nel 1948, quando si arrivava da vent’anni di fascismo, era necessario inserire in Costituzione pesi e contrappesi per evitare eventuali derive di potere e garantire la democrazia”. Da qui Lupi ha poi parlato delle critiche dei cittadini sulla lentezza nel promuovere una legge, con riferimento all’eccessiva burocrazia. “Vogliamo dare risposte concrete, in tempi certi. Nel 2016 è importante che questo avvenga, non è possibile utilizzare sempre i decreti leggere per diminuire i tempi di approvazione: la media è di 535 giorni”.

E’ poi Alfieri a parlare delle nuove competenze del Senato. Ad esser presa d’esempio è stata la forma rappresentativa dello stato federale tedesco, dove vi è una camera destinata ad ascoltare le esigenze e le istanze del territorio. “Già oggi l’attività di alcuni consiglieri regionali prevede che vadano a Roma due, tre volte a settimana – spiega Alfieri -. Per fortuna che è così, è necessario interfacciarsi con il governo centrale per tante questioni, come la distribuzione dei fondi sanitari, dove interviene anche la Conferenza Stato-Regioni. In Germania, ad esempio, su un mese di lavoro, una settimana è dedicata interamente alla loro presenza nella Bundesrat, dove i Länder partecipano al potere legislativo e all’amministrazione dello Stato federale. Nel 1948 non erano state costituite le Regioni e con questa riforma, se verrà approvata, le Regioni potranno finalmente dire la loro. Il quinto titolo del 2001 aveva provato a dare maggior potere agli enti secondari, ma oggi siamo chiamati a nuove sfide politico-istituzionali”.

A seguire poi il direttore Inzaghi ha provato a far riflettere Lupi e Alfieri sulla futura incisività del Senato, nel caso in cui verrà approvata la riforma. A rispondere è l’onorevole Lupi che spiega il modo in cui verrà garantita la pluralità regione per regione, senza premiare maggiormente ogni singolo esecutivo. “Si tratta di una sensibilità del Governo che, grazie a questa decisione, mira a garantire una maggior democrazia tra gli eletti in consiglio regionale”. Inoltre Lupi ipotizza anche la possibilità di istituire grandi macro-aree, che andrebbero a sostituire le attuali regioni, e materie di competenze, come l’energia, dove è necessario che le decisioni del Governo esprimano un chiaro indirizzo politico, ascoltando le regioni ed i comuni, ma pensando al bene comune.

Sul tavolo della discussione finiscono anche le Province ed il loro futuro, inserite anch’esse in un progetto di trasformazione con rischi annessi di ridimensionamento degli enti. In sala anche il vicepresidente della provincia di Varese e sindaco di Cassano Valcuvia, Marco Magrini, e il consigliere provinciale Paolo Bertocchi. Secondo Alfieri sarà necessario una riflessione post referendum e magari cominciare a parlare di associazionismo tra comuni ed aree vaste, con una gestione associata dei comuni anche sopra i 5mila abitanti. Proprio qui Alfieri non manca di criticare quanto fatto dalla Lega Nord, visto che secondo il capogruppo del Pd Lombardia le fusioni, come quella di Maccagno con Pino e Veddasca, sono state effettuate solo grazie alla caparbietà degli amministratori locali, come il sindaco Fabio Passera.

L’incontro si chiude poi con un’analisi della situazione politica del centrodestra italiano con le dichiarazioni di Maurizio Lupi che, provocato da Inzaghi, esprime la sua posizione. “La riforma costituzionale andrà ad ammodernare la nostra carta ed è una sfida per il cambiamento. Io credo che nella storia contemporanea non sono le rivoluzioni a mutare le società, ma sono questi strumenti politici a dover affrontare le questioni politico-istituzionali concretamente. Davanti a noi abbiamo un mondo completamente diverso, tra preoccupazioni per il terrorismo e la crisi economica con la mancanza di lavoro. Abbiamo la possibilità di essere protagonisti del nostro futuro. Le posizioni del centrodestra, e quella di Salvini, sono legittime ma non le condivido”.

Contrarie a queste posizioni sono gli attivisti luinesi del M5S, Gianfranco Cipriano e Donato Filippo Palumpo. “Il taglio dei costi alla politica è la solita bufala – spiegano i due grillini -. Tagli di 300 senatori rispetto il milione di persone che girano attorno non sono nulla. La riforma mira a togliere sovranità al popolo impedendo di votare i senatori che, al contrario, verrebbero scelti dalla maggioranza attuale, tra sindaci e consiglieri regionali magari anche in odore di condanna, salvandoli con l’immunità parlamentare. Se avessero voluto ridurre i costi della politica sarebbe bastato votare la proposta 5 Stelle di dimezzare stipendi e numero di parlamentari, cosa che puntualmente non hanno fatto. Il governo continua ad usare bei titoli alle riforme che si rivelano veri e propri tranelli, come ‘Jobs Act’, ‘Buona Scuola’ ecc.. In merito alla scusa dello snellire le procedure legislative, la realtà è totalmente diversa. Quando il governo ha voluto le leggi sono state approvate in pochi giorni, come il lodo Alfano o la legge Fornero. Quindi informatevi, ma cercate le informazione al di fuori dei canali del potere come TV o i soliti giornali, dato che sono estremamente interessati affinché questo governo porti a termine la missione di trasformare la democrazia in regime”.

Il clima da campagna elettorale è caldo e lo sarà ancora fino al 4 di dicembre, quando gli italiani decideranno se a vincere sarà l’attuazione della riforma o se, invece, la Costituzione rimarrà immutata.

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