«Con la mozione presentata dal mio gruppo in consiglio comunale a Luino e poi approvata anche da altri Comuni si metteva in guardia il Governo italiano sulla scelta di applicare la tassa sulla salute ai frontalieri. Nella legge di bilancio del 2024 si parla di contributi dei cosiddetti vecchi frontalieri per la sanità. Ma questa imposizione di contributo ha ben poco, trattandosi di una vera e propria tassa: oltre quindi a tassare i vecchi frontalieri in modo quasi nascosto, si va anche a creare problemi agli accordi bilaterali Italia Svizzera».
Lo afferma, in una nota, il capogruppo di “Azione Civica per Luino e Frazioni” Furio Artoni, che interviene nuovamente sul tema della tassa sulla salute che da mesi tiene banco, in politica e fuori, nel territorio dell’alto Varesotto, dove risiedono numerosi lavoratori frontalieri.
«Come si diceva nella mia mozione, – ribadisce il consigliere di minoranza – questa imposizione è in violazione agli accordi bilaterali e la violazione può comportare il crollo dei rapporti economici tra Italia e Svizzera, vedasi clausola “ghigliottina”».
Alcuni giorni fa un gruppo di parlamentari ticinesi ha presentato al Consiglio di Stato un’interrogazione per manifestare perplessità e preoccupazione circa la tassa sulla salute che è stata inserita nella nuova legge di bilancio, ma non nell’accordo tra i due Paesi entrato in vigore nel luglio 2023. Interrogazione che, per Artoni, «parla molto chiaro ed esprime gli stessi dubbi indicati nella mozione presentata e approvata a Luino. Oltre a ciò, nella mozione del mio gruppo, si parlava anche di incostituzionalità della norma per violazione del principio di proporzionalità della tassazione».
«La chiusura dell’interrogazione dei parlamentari svizzeri è molto chiara nelle sue domande. Si tratta di capire se questo contributo alla salute è un’imposta, e se lo è costituisce una violazione. E se è una violazione degli accordi bilaterali, si chiede all’autorità Federale di intervenire presso il Governo italiano», chiosa l’avvocato luinese, ribadendo che «possiamo essere di fronte a una violazione degli accordi bilaterali con conseguenze anche gravi per gli scambi commerciali ed economici tra i due Paesi».
«Intanto mentre proseguono gli incontri tra i rappresentanti dei due Governi, si mostra al pubblico un clima cordiale. Così secondo me non è. Il primo ostacolo all’applicazione della tassa – prosegue Artoni – è proprio quello che si paventava nella mozione del mio gruppo: “La Svizzera non darà l’elenco dei vecchi frontalieri all’Italia”. E questo è quello che sta succedendo. Se la Svizzera desse l’elenco dei vecchi frontalieri all’Italia perché questi siano tassati, vuole dire che riconosce la legittimità di tale imposizione e quindi a questo punto vanifica ogni contestazione sul punto. Se non consegna gli elenchi dei vecchi frontalieri, significa che la tassazione a questi ultimi non potrà avvenire e che quindi l’Italia sarà costretta a ritirare questo balzello. Mi permetto di suggerire al Governo italiano una ritirata dignitosa piuttosto che affrontare una battaglia persa».
«Basta leggere gli articoli sulla stampa ticinese per capire come da parte svizzera si guardi ai provvedimenti italiani con una certa diffidenza e l’interrogazione presentata dai parlamentari elvetici il 28 novembre traccia un primo solco su una situazione che invece il Governo italiano non vuole vedere. C’è da dormire sonni tranquilli o siamo sul filo del rasoio? I cordiali rapporti tra Italia e Svizzera possono proseguire con serenità? La Svizzera farà finta di niente e accetterà quella che comunque potrebbe costituire una violazione degli accordi bilaterali? – si chiede il capogruppo di “Azione Civica” – Intanto anche la Svizzera si è accorta che forse questa tassa o contributo che dir si voglia, presenta profili non chiari. E come scriveva Dante, “Poca favilla, gran fiamma seconda…”. Qualcuno ci pensi ad evitare incendi».
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