(a cura di Rita Bernasconi) Gennaio è un mese ricco di feste patronali per la Comunità Pastorale “Gesù Misericordioso”, questo probabilmente perché, in una valle (come la Valcuvia) che nei tempi passati era di grande emigrazione, il periodo invernale era quello in cui i paesi si rianimavano, le famiglie tornavano a riunirsi e il tutto si trasformava in una grande festa per l’intera collettività.
Dopo le feste patronali di Bedero Valcuvia e di Masciago Primo, l’ultima domenica di gennaio è la volta di Rancio Valcuvia che ricorda i suoi patroni, S. Fabiano e S. Sebastiano. Nel calendario universale della Chiesa la loro memoria ricorre il 20 gennaio: in tale data alle 20.30 nella chiesa parrocchiale è stata celebrata una Messa solenne con la partecipazione della Confraternita del S.S. Sacramento e della corale. Nell’omelia il parroco, don Enrico, ha accennato alla vita di questi due santi, martiri per la fede ed esempi luminosi per tutti noi cristiani. Sono vissuti entrambi nel III secolo: San Fabiano è stato il 21° Papa, eletto nel 236, San Sebastiano era un giovane pretoriano.
Nel suo lungo pontificato, Papa Fabiano migliorò l’organizzazione della Chiesa a Roma. Quando l’imperatore Decio prese il potere e decretò il ritorno al paganesimo, fu tra i primi a respingere tale imposizione e venne condannato al martirio, ma non per morte violenta: si ritiene che sia stato lasciato morire in prigione, sfinito dalla fame e dalla stanchezza. San Sebastiano faceva parte delle guardie personali dell’imperatore Diocleziano e, segretamente cristiano, riuscì a diffondere il messaggio evangelico tra le famiglie nobili e i magistrati. Scoperto, fu condannato a morte, trafitto da frecce e i soldati, credendolo morto, abbandonarono il suo corpo che fu recuperato dalla matrona Irene che lo curò e lo rimise in forze. Il giovane volle proclamare la sua fede davanti all’imperatore Diocleziano che lo condannò ad essere flagellato a morte. La statua, conservata nella nostra chiesa, rappresenta San Sebastiano trafitto dalle frecce e don Enrico ci ha invitati ad osservarle da un’ottica diversa, pensando che siano frecce d’amore che trafiggono il martire per poi diffondere amore tra tutti.
“San Bustian, un’ora in man” recita un antico detto popolare per indicare che il periodo di luce si sta allungando. I Rancesi sono sempre stati molto devoti ai loro patroni, ai quali la tradizione popolare attribuisce il merito di aver preservato il paese dall’epidemia di peste, propagatasi anche in Valcuvia in seguito alla discesa dei Lanzichenecchi. Tra le immagini devozionali esistenti in paese, è ben visibile, sul muro di un’abitazione vicino al ponte sulla Rancina, un affresco rappresentante San Sebastiano, opera del pittore Alessandro Pandolfi, sul cui sfondo si può notare la nostra chiesa con i due campanili che sono rimasti fino alla fine degli anni ’50. Esiste anche un’immagine che rappresenta i due santi.
La festa patronale è stata abbinata per molti anni alle S. Quarantore e probabilmente per questo motivo non si portavano in processione le statue dei Santi, ma il S.S.Sacramento. La fantasia popolare ha poi creato una leggenda sul fatto che i Santi non volessero uscire dalla chiesa perché la loro presenza garantiva l’incolumità del paese dalla peste, allontanando eventuali “untori”. Adesso le Giornate Eucaristiche vengono celebrate prima della festività del Corpus Domini e così, dallo scorso anno, i Santi Patroni hanno cominciato a “camminare” per le vie del paese portando a tutti la loro protezione.
Nel pomeriggio di sabato 28 si sono svolti i preparativi per la festa: alcuni volontari hanno addobbato la chiesa, la piazza e le vie circostanti con nastri rossi e con fiori di carta, preparati ad arte da mani esperte. Don Siro è arrivato con le sue squisite torte che domenica sono andate a ruba perché ormai molti conoscono la sua abilità di pasticcere. Scende la sera sul piccolo borgo e si respira un’aria di attesa…
Ed eccoci arrivati alla domenica 29, il giorno della festa: si preannunciava una mattinata fredda, ma nei nostri cuori c’era la gioia. Prima della Messa solenne don Enrico ha benedetto una targa nella Cappella dell’Addolorata, a ricordo di don Aldo Maesani, che ha voluto creare questo piccolo luogo di devozione. Poi c’è stata l’accensione del “globo”, per ricordare che il cuore dei martiri “bruciava” d’amore per Gesù. Nell’omelia il parroco ha preso spunto dalla lettera di San Paolo per farci riflettere sul fatto che “quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti”: così hanno fatto nella loro vita i nostri Santi Patroni, tenendo fede alla beatitudine “Beati voi quando vi insulteranno e diranno ogni sorta di male contro di voi, per causa mia” I canti della corale, accompagnati dal suono dell’organo e dalle dolci vibrazioni del violino, hanno riempito i nostri cuori di serenità.
Nel pomeriggio la processione si è snodata per le vie del paese, accompagnata dalla Banda Musicale di Arcisate e con la presenza dei confratelli di Rancio, Bedero e Cavona. I nostri Santi sono passati per portare a tutti la loro benedizione. Dopo il canto dei Vespri, ci siamo ritrovati sul piazzale della chiesa per un momento di convivialità: i nostri alpini hanno preparato cioccolata e salamelle alla griglia, il “banditore” ha ripreso il rito tradizionale dell’incanto dei canestri e molti si sono ritrovati alla “pesca di beneficenza”.
La presenza di persone di altre parrocchie della nostra Comunità Pastorale è un segno di unità e una testimonianza del cammino intrapreso.
Mentre la giornata volgeva al termine, nei nostri cuori è rimasta la gioia di essere cristiani e di diffondere attorno a noi segni d’amore, di fraternità e di convivialità.
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