Valcuvia | 7 Maggio 2023

Da Rancio, Bedero, Cassano, Ferrera e Masciago in pellegrinaggio ad Oropa

«L’avere pellegrinato insieme ci ha lasciato la sensazione che non tutto fosse finito, ma che qualcosa continuasse perché la nostra vita è per camminare, per fare qualcosa, per andare sempre avanti»

Tempo medio di lettura: 3 minuti

(a cura di Cesi Colli, fotografie di Domenico Semeraro)

Sapevamo che avrebbe piovuto. Le previsioni lo dicevano da giorni. Forse la tentazione di restare a casa ha anche fatto capolino, eppure tutti hanno scelto di esserci perché nel cuore si avvertiva la necessità di fare esperienza del grande abbraccio di Maria.

E la Madonna ci ha accompagnato e ha reso bella questa giornata, nonostante la pioggia fredda, incessante, fastidiosa. Ci sono venute in mente le parole di papa Francesco: «Anche la pioggia è una grazia. Perché è brutta, ma è anche bella! È brutta perché ci dà fastidio, ma è bella perché è come la figura della grazia di Dio che viene su di noi».

Il mese di maggio è il periodo dell’anno che più di ogni altro ci lega alla Madonna. Un tempo in cui si moltiplicano i Rosari, i pellegrinaggi ai santuari e si sente più forte il bisogno di preghiere speciali alla Vergine. Anche la nostra comunità pastorale “Gesù Misericordioso”, comprendente le parrocchie di Rancio, Bedero, Cassano, Ferrera e Masciago, il 1° maggio è salita in pellegrinaggio ad Oropa, nel biellese.

Il pellegrinaggio mariano è parte dell’esperienza cristiana: è un andare incontro a Maria là dove si è manifestata, là dove il suo soccorso si è mostrato con particolare splendore e ha prodotto abbondanti frutti di conversione, santità e grazie. Il pellegrinaggio è anche occasione di visitare un luogo per ammirare i suoi tesori di natura, arte e storia.

Il santuario di Oropa è una località speciale, che ci ha accolto con la sua indiscutibile e monumentale bellezza architettonica, che con ampi piazzali, grandiosi edifici, vasti colonnati e lunghe rampe di scale, si distende sul declivio del Monte Mucrone. Due sono le basiliche: la chiesa nuova e quella antica, dove è venerata la Madonna Nera, che la tradizione vuole essere stata portata di nascosto da Sant’Eusebio.

In realtà è stata realizzata in legno di cirmolo dallo scalpello di uno scultore valdostano nel XIII secolo. Il manto blu, l’abito e i capelli color oro fanno da cornice al volto dipinto di nero, il cui sorriso dolce e austero ha accolto i pellegrini nei secoli. Negli anni si sono tramandate varie curiosità: pare, infatti, che sul volto della Madonna Nera e del Bambino che tiene in braccio non si formi mai la polvere, a differenza del corpo su cui si adagia tranquillamente; tutti i fedeli, inoltre, hanno l’abitudine di toccare il piede della statua per ottenere grazie, ma in centinaia di anni questo non si è mai consumato; anche la scultura non presenta nessun logorio nonostante gli anni di esposizione; nel 1620 si decise di spostare la statua a Biella, ma divenne così pesante, che fu impossibile trasportarla: la volontà di Maria era di rimanere ad Oropa!!

Ogni cento anni, la statua della Vergine viene solennemente incoronata. In occasione della V Incoronazione del 2021, unitamente alla corona, alla Madonna è stato offerto un manto lungo quindici metri, confezionato con 15.000 pezzetti di stoffa donati dai fedeli, che rappresenta simbolicamente tutti noi: dietro ogni tesserina, infatti, ogni persona ha affidato alla Madonna un frammento della propria vita, un attimo di gioia, il ricordo di una sofferenza, la testimonianza dell’amore per lei.

Abbiamo ammirato il manto, esposto nella Basilica antica, esprimendo il desiderio di portare sotto quel manto le paure e le speranze di questi tempi difficili: insieme come vera comunità resa più unita dalla stessa preghiera; insieme nella consapevolezza di essere figli di una Regina, che mette al primo posto il suo cuore di madre, che non dimentica neanche per un attimo la tenerezza e la misericordia per noi.

Dopo la S. Messa, celebrata dal vescovo di Imola e concelebrata dai nostri sacerdoti don Enrico e don Valerio, abbiamo pranzato in un ottimo ristorante, che ha servito un pranzo davvero prelibato. Anche lo stare insieme a tavola ha una valenza importante per ritrovare quello spirito familiare di ascolto reciproco, di condivisione, di scambio della parola: pure Gesù desiderava mettersi a tavola con le persone con cui entrava in relazione perchè conversava con facilità, stringeva amicizia, accettava anche le discussioni che potevano sorgere.

La giornata è terminata con la recita del S. Rosario davanti alla statua della Madonna. «Contemplare il volto di Cristo con il cuore di Maria, – scrive papa Francesco – ci rende ancora più uniti come famiglia spirituale giacchè ogni incontro con Maria non può non risolversi che in un incontro con Cristo stesso».

Al termine della giornata, l’avere pellegrinato insieme ci ha lasciato la sensazione che non tutto fosse finito, ma che qualcosa continuasse perché la nostra vita è per camminare, per fare qualcosa, per andare sempre avanti.

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