(A cura del dottor Marco Massarenti – Presidente di Unimpresa Sport e Tempo Libero e di ASD Sport Senza Barriere) Gli anni appena passati sono stati messi a dura prova dalla presenza di una pandemia che ha sconvolto il mondo intero, scucendo l’interezza di molti e favorendo l’eruzione imponente della vulnerabilità e fragilità umana.
Seppur sappiamo che la nostra società si basa su un modello di vita competitivo, dove le debolezze non sono ammesse, dobbiamo tener conto che vulnerabilità e fragilità sono intrinseche nella nostra natura di esseri umani.
La fragilità emotiva
La fragilità emotiva conduce alla sensazione di perdita delle proprie capacità, porta con sé un fattore di impulsività e anche una componente di suscettibilità e vulnerabilità rispetto al mondo esterno. Nasconde dentro un dolore che si imprime nel corpo e che tende ad esprimersi con senso di inadeguatezza, rifiuto e abbandono. E più viene percepita, più si hanno sensazioni di perdita del controllo delle proprie emozioni.
La debolezza emotiva corrisponde a un insieme di costrutti relativi alla visione del mondo che non corrispondono alla realtà; in questo frangente si assume una visione corrotta del mondo stesso, considerandolo pericoloso e percependolo come una sorta di minaccia.
Se ci si interroga sul vero senso di questa condizione, però, si scopre che non è da considerare un ostacolo, ma una virtù che cela valori di gentilezza, sensibilità, delicatezza ed empatia. Essa è necessaria per la crescita dell’individuo, perché è dalla debolezza che si dà vita alla vera forza. Basti pensare che tutto all’origine, al momento della nascita, è fragile: un bambino, una pianta, un’idea, che con il tempo, muovendosi tra le difficoltà della vita, crescono divenendo un uomo forte, un albero imponente, un progetto solido.
Quando l’intemperia della fragilità ci travolge e ci confina tra i vuoti d’aria dell’esistenza, prendendo il sopravvento, vediamo la realtà da un’altra prospettiva e tutto ciò che ci circonda assume una forma e un sapore diverso. È lì che bisogna avere l’audacia di accettare la propria fragilità e considerarla una prerogativa educante, capace di creare i presupposti per vere riscosse.
Poiché la nostra mente è impossibilitata a de-sensibilizzarsi in autonomia, il passo necessario da fare è cercare all’interno di quella frattura ciò che può salvarci: arrendersi di fronte all’esigenza della richiesta di aiuto, di quel gesto autentico e accorato rivolto ad un amico, custode della nostra fragilità, oppure incorrere in vie parallele, come quella di aggrapparsi alla pratica sportiva, anch’essa compagna fedele di viaggi formativi e corroboranti.
Lo sport come ponte tra fragilità e forza emotiva
Come uscire dalla paura e ricominciare? Una valida risposta potrebbe essere quella di allenare i muscoli della mente unitamente a quelli del corpo.
Numerosi studi, infatti, indicano che praticare sport regolarmente, oltre ad espellere tossine dal fisico, permette di liberare la mente da pensieri disturbanti, prevenendo la comparsa di depressione e quel circolo vizioso di disinteresse verso tutto ciò che ci circonda. Porsi obiettivi diventa fattore di auto-motivazione che mantiene la mente attiva, evitando l’insorgere del malessere fisico e ciò avviene, poiché non esiste una separazione radicale tra fisico e psiche. Una costante ed adeguata attività fisica, quindi, implica il coinvolgimento di sviluppi psicologici che forniscono energia e benefici per mantenere una corretta salute emotiva.
Proprio grazie ai molti studi effettuati si è scoperto che l’attività fisica non solo forma tutte le dimensioni della personalità – motoria, emotivo-affettiva, socio-relazionale, cognitiva – e sviluppa la consapevolezza di quanto sperimentato dal proprio corpo, ma è soprattutto uno strumento prezioso, capace di ridare vivacità e atterrire quella sensazione di inadeguatezza, di lenire i rischi di devianza, solitudine e marginalità, facendo sentire l’individuo inserito in un contesto sociale che lo accoglie e lo valorizza.
È lo sport, quindi, la tempra motrice che aiuta a riconsegnarsi ad una situazione di benessere a seguito di uno stress, bilanciando le proprie emozioni. È il veicolo che rigenera chi lo pratica, in quanto spinge a lavorare sulla consapevolezza dei propri limiti e a ricongiungersi con il coraggio, anch’esso, come la fragilità, forza ingenita, connaturata, ma dominante. Maggior ragione per cui è necessario ed importante credere nel valore curativo, educativo e motivante dello sport.
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