Tiene banco a Luino il caso della sospensione del servizio dell’automedica dalle 20 alle 8, facendo così venir meno la presenza di un anestesista rianimatore in caso di necessità durante il verificarsi di situazioni di emergenza-urgenza, come nel caso di gravi malori o incidenti, senza dimenticare il dibattito dopo la nota di ieri dall’ASST dei Sette Laghi che ha annunciato, per l’estate, la riduzione dei posti letto per i Subacuti nel Luinese.
Il tema dell’automedica è stato trattato a lungo ieri sera in consiglio comunale, un’ora nella quale dai banchi della minoranza e della maggioranza tanti rappresentanti politici locali hanno voluto esprimere la loro posizione in merito, dopo la lettera inviata dal primo cittadino Enrico Bianchi ad AREU e ASST, l’intervento del consigliere Andrea Pellicini, la risposta dell’azienda sanitaria e anche le opinioni dei consiglieri regionali Samuele Astuti ed Emanuele Monti.
Il primo a prendere parola, con un duro attacco verso la direzione sanitaria varesina e regionale, è stato il consigliere e capogruppo di “Azione civica per Luino e frazioni”, Furio Artoni, da anni promotore e attivo nelle attività e battaglie che riguardano la tutela dell’ospedale lacustre e più in generale la sanità di prossimità nell’alto Varesotto.
«La situazione è grave e pesante – esordisce Artoni -. Ho apprezzato la lettera del sindaco Bianchi, si tratta di un servizio fondamentale per le condizioni oleografiche del nostro territorio. Mi ha stupito la risposta di ASST, che ha affermato che la colpa è da attribuire esclusivamente ad AREU. Penso sia una risposta che grida vendetta a Dio e al mondo. L’automedica, infatti, è bene ricordarlo, è stata tolta perchè non c’è a disposizione un dottor anestesista, l’unico in grado di far funzionare il mezzo. Se viene meno questa figura AREU è obbligata ad eliminare questo servizio».
Successivamente Artoni si è rivolto direttamente alla popolazione di Luino, «è il momento di alzarsi in piedi e di sollevare gli scudi», dice, prima di etichettare come «scellerate» le scelte nel settore sanitario specifico, a causa della necessità di avere anestesisti che possano sopperire e risolvere le lunghe liste d’attesa per interventi che si sono formati in questi due anni di pandemia. «Le operazioni rendono di più economicamente – ha proseguito -, ma la salute delle persone e di chi ha urgenza di essere assistito nell’immediatezza sono prioritarie. Togliere questa assistenza a Luino la ritengo essere l’anticamera della distruzione dell’ospedale».
Un commento anche sul piano estivo di ASST per l’ospedale di Luino criticato da Artoni, facendo riferimento al notevole aumento di presenze sul Verbano soprattutto in queste settimane, con l’arrivo di turisti, soprattutto stranieri, che scelgono di trascorrere le loro vacanze sul lago. «La barca sta affondando non perchè entra acqua, ma perchè la stanno bombardando, la stanno mitragliando. E ovviamente la barca è l’ospedale di Luino. I rumors sono anche quelli che si possa chiudere il pronto soccorso la sera, penso sia inammissibile. Allora chiudiamo l’ospedale direttamente (dice provocatoriamente, ndr). L’automedica era nata per garantire la copertura dei reparti di ginecologia e pediatria, alcuni anni fa. L’unica soluzione è unire tutte le forze politiche, per far tornare l’ospedale di Luino quello che era una volta», afferma Artoni.
Lungo, critico e sentito anche l’intervento del capogruppo di “Sogno di Frontiera”, Franco Compagnoni, nonché cardiologo che lavora all’interno dell’ospedale. «Il tema viene affrontato, purtroppo, non oggettivamente, ma ci sono guelfi e ghibellini, tra chi difende l’ospedale e chi punta il dito contro. Questa cosa deve essere superata se, in piena onestà intellettuale, si riescono a fare riflessioni oggettive. Non si possono negare evidenze», dichiara Compagnoni.
«A livello locale non decidiamo noi questo tipo di dinamiche – prosegue il capogruppo -, ma il nostro compito è interessarci della cosa pubblica. Il problema è politico, non abbiamo la pretesa di dare soluzioni, ma penso sia più utile far capire come agire, senza colpevoli e accusatori: perdere l’automedica è un problema. Significa far decadere il patto che in illo tempore era stato costituito per sopperire al trasferimento della ginecologia e della pediatria a Cittiglio».
«I numeri sono oggettivi e danno una visione inesorabile – prosegue -: l’automedica compie 2,75 interventi notturni nel nostro territorio, al di sotto della media per mantenere il servizio. Quindi dove tengo l’automedica a Luino o Gallarate? Sarebbe ora di finirla di ragionare sui servizi solo a chiamata, solo con una corrispondenza numerica. Io la mia macchina la assicuro anche senza far incidenti».
«Sull’emergenza-urgenza la prestazione è necessaria – va avanti ancora Compagnoni -, vi sono alcuni interventi tempestivi da compiere, non solo per l’infarto. Se non si hanno certi mezzi che intervengono in determinati modi, può essere fatale. Questo è un dato oggettivo, un dato di fatto. Nessun allarmismo, è la situazione attuale. Mi pare ovvio, però, che le premialità dirigenziali vengono date in base a particolari criteri stabiliti dalla Regione. Quindi se la mission, a livello regionale, è questa, si lavora in questo senso, perseguendo gli obiettivi strategici aziendali».
Ad esperimersi anche il capogruppo dei “#Luinesi”, Alessandro Casali: «Ho sentito il presidente della Commissione Sanità regionale, Emanuele Monti, e ho ribadito l’importanza dell’automedica per Luino, soprattutto a causa dell’isolamento territoriale. Un altro dato oggettivo è quello della carenza strutturale per il reperimento di dottori e anestesisti. In ogni caso all’ospedale di Luino è garantita la presenza 24 ore su 24 di un anestesista e, in caso di necessità, l’equipaggio uscirebbe con professionalità. Da Luino a Milano l’automedica c’è solo in tre città (Varese, Legnano e Gallarate, ndr), AREU e ASST stanno lavorando per ristabilire il servizio, non si tratta di un abbandono».
A chiudere il giro di interventi il sindaco Enrico Bianchi. «Le questioni sono due – dichiara -, una riguarda il metodo di lavoro: è strano venire a conoscenza così, per vie traverse, di questa decisione. Dal punto di vista istituzionale non è bello. In questo modo si disattende la convenzione in atto tra AREU e ASST. È possibile farlo? In secondo luogo non vi è stato nessun coinvolgimento dei sindaci, non solo quello di Luino: i primi cittadini sono le autorità sanitarie locali. Sarebbe stato opportuno informare, per rispetto, convocare e incontrare».
«Anche io ho sentito il presidente Monti – conclude Bianchi -. La riforma sanitaria regionale ha inserito al suo interno la volontà di consultare e di avere rapporti più forti con le amministrazioni locali, in diversi modi, con l’organizzazione di assemblee e gruppi ristretti. Con una decisione di questo genere ho fatto presente a Monti che questo parametro è venuto meno, si disattende anche la riforma. Sarebbe stato più utile e interessare convocare almeno i sindaci del Piano di Zona. Il presidente ne ha preso atto. Senza dubbio siamo in una situazione di emergenza, qualcosa è stato fatto di corsa, ma in questo caso non è stato fatto bene. Il problema dei pochi anestesisti si trascina da anni, ma oggi più che mai si tratta di un allarme che la popolazione sente».
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