Mentre da Berna il governo svizzero ha ordinato la chiusura di nove valichi al confine con l’Italia (aperte le dogane di Fornasette, Lavena Ponte Tresa, Zenna e Gaggiolo), per i frontalieri dell’alto Varesotto, dopo le lunghe attese in colonna degli ultimi giorni, per raggiungere il posto di lavoro a seguito dell’entrata in vigore delle restrizioni contenute nel DPCM di domenica scorsa, si prospettano giornate ancora più complicate da gestire sotto il profilo degli spostamenti.
Oltre quelle emesse ieri non si sa, al momento, se dalla Confederazione elvetica giungeranno nelle prossime ore nuove ed ulteriori misure di contrasto alla diffusione del Covid-19 (in Svizzera i casi sono saliti a 613, 128 in Ticino), ma per chi lavora oltre confine i disagi potrebbero non essere finiti, come denunciato ieri sera dal senatore Pd, nonché capogruppo in Commissione Esteri del Senato della Repubblica Italiana, Alessandro Alfieri.
Diverse sono infatti le testimonianze di cittadini che hanno ricevuto dalle aziende in cui sono occupati la proposta di trasferirsi in Svizzera per le prossime settimane, al fine di poter raggiungere in sicurezza il proprio posto di lavoro qualora le misure precauzionali dovessero essere ulteriormente irrigidite. Per alcune di queste proposte, i datori di lavoro pare abbiano indicato un periodo di permanenza di tre o quattro settimane (con vitto e alloggio inclusi), e dunque in linea sul calendario con la scadenza del decreto firmato lunedì dal premier Conte (3 aprile).
Contemporaneamente dal Ticino, ma anche da alcune persone residenti nei comuni dell’alto Varesotto, sono giunte offerte di alloggi gratuiti rivolte al personale sanitario frontaliere. L’iniziativa è partita dalle pagine e dai gruppi Facebook, e ha preso il largo grazie alle condivisioni di tantissimi utenti. Una positiva dimostrazione della volontà di supporto reciproco, anche transfrontaliero, in un momento drammatico per tutti. (Foto © RSI.ch)
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