La decisione del Consiglio di Stato del Canton Ticino di sospendere il versamento di una parte dei ristorni dei frontalieri destinati alla Lombardia continua ad alimentare il dibattito politico. Dopo il congelamento di oltre 50 milioni di franchi, motivato dalla controversia sulla cosiddetta tassa sulla salute, sono arrivate nelle ultime ore le prese di posizione di esponenti politici e amministratori dei territori di confine, tutti concordi sulla necessità di trovare una soluzione, ma con valutazioni molto differenti sulle responsabilità della vicenda.
A Luino, dopo la forte presa di posizione del consigliere e capogruppo di “Stati Generali del centrodestra per Luino”, Furio Artoni, è il primo cittadino Andrea Pellicini ad invitare a percorrere la strada del confronto istituzionale, condividendo la proposta avanzata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti di convocare un tavolo tra Lombardia e Ticino.
«La decisione del Consiglio di Stato ticinese di sospendere il versamento di una parte dei ristorni, sebbene assunta contro il parere del Consiglio Federale di Berna, non può non preoccupare», afferma Pellicini. «Per tale motivo condivido la proposta del ministro Giorgetti di riunire subito attorno a un tavolo di lavoro i rappresentanti di Lombardia e Ticino perché vengano affrontate direttamente tutte le questioni rimaste in sospeso con riguardo ai ristorni».
Il parlamentare sottolinea inoltre come al confronto debbano prendere parte anche i rappresentanti dei territori direttamente interessati. «Auspico la presenza al tavolo, accanto alla Regione Lombardia, dei rappresentanti dei Comuni di frontiera, destinatari di queste risorse fondamentali per la gestione degli enti. In tal senso è positivo che si sia già attivato il presidente dell’Associazione dei Comuni Italiani di Frontiera Massimo Mastromarino».
Proprio il sindaco di Lavena Ponte Tresa e presidente dell’Associazione dei Comuni Italiani di Frontiera ha diffuso un comunicato con il quale, a nome degli oltre 150 Comuni aderenti, chiede un incontro urgente con il Governo italiano.
«A seguito della comunicazione del versamento parziale dei ristorni ai Comuni di Frontiera da parte del Consiglio di Stato del Canton Ticino, motivata dall’esigenza cautelativa di attendere l’evolversi della questione relativa alla applicazione della cosiddetta tassa sulla salute da parte di Regione Lombardia, l’Associazione dei Comuni Italiani di Frontiera chiede con urgenza di incontrare i rappresentanti del Governo italiano, per affrontare nell’interesse dei nostri Comuni la questione ristorni», si legge nella nota firmata da Mastromarino.
Di segno opposto la lettura del Partito Democratico. I consiglieri regionali Samuele Astuti e Angelo Orsenigo sostengono che il blocco dei ristorni rappresenti la conseguenza diretta dell’introduzione della tassa sanitaria per i vecchi frontalieri.
«Alla fine, la decisione che temevamo è stata presa. Lo abbiamo detto in tutte le lingue, sia al Governo che alla Regione, presentando interrogazioni, mozioni e chiedendo di ripensarci: quell’imposta non aveva ragione d’essere, era incostituzionale, contraria all’accordo fiscale e avrebbe messo in dubbio i ristorni. Ma la destra è andata avanti e oggi i nostri Comuni di frontiera dovranno rifare completamente i conti, ricalcolare alcune voci di bilancio e magari sospendere dei servizi», dichiarano i due esponenti dem.
Astuti e Orsenigo evidenziano inoltre come, a loro giudizio, la scelta del Piemonte di non applicare la tassa dimostrerebbe l’esistenza di un’alternativa. Da qui il nuovo appello rivolto al presidente della Regione Attilio Fontana e al ministro Giorgetti: «Ripensateci, siete ancora in tempo, ritirate quella tassa, rimettete le cose in pari con la Svizzera e forse eviterete di mettere in ginocchio i Comuni di frontiera».
Interviene infine anche il consigliere regionale di Forza Italia Giuseppe Licata, componente della Commissione regionale per la valorizzazione dei territori montani e i rapporti con la Confederazione Svizzera, che invita ad abbassare i toni del confronto.
«Il blocco dei ristorni ai Comuni di confine deciso dal Canton Ticino impone una riflessione seria e responsabile. Le strumentalizzazioni politiche e l’innalzamento dei toni portati avanti in questi mesi, soprattutto dal centrosinistra durante le campagne elettorali, hanno contribuito ad alimentare tensioni che oggi rischiano di penalizzare direttamente i territori di confine e le loro comunità», afferma Licata.
Secondo il consigliere regionale, il tema della tassa sulla salute non può essere affrontato limitandosi alla sola Lombardia. «È necessario allargare il confronto anche a Piemonte e Valle d’Aosta, costruendo una posizione condivisa che tuteli i lavoratori frontalieri e i territori coinvolti. Serve un approccio unitario e pragmatico, capace di difendere gli interessi delle comunità senza compromettere i rapporti di collaborazione con il Canton Ticino e con la Confederazione Svizzera».
Il confronto politico, dunque, resta aperto. Mentre i Comuni di frontiera attendono sviluppi sulla vicenda dei ristorni, dalle diverse forze politiche emerge un punto condiviso: la necessità di individuare rapidamente una soluzione che garantisca le risorse agli enti locali e preservi i rapporti istituzionali tra Italia e Svizzera.
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