Riceviamo e pubblichiamo un articolo firmato dall’Osservatorio Felice Cavalotti, realtà luinese, che interviene ancora in merito “all’impegno della società civile per un cambiamento responsabile dei linguaggi e dei comportamenti nella campagna elettorale che influenzerà il paese lacustre”.
Settimana scorsa abbiamo pubblicato un testo che presentava due parole chiave: coraggio e innovazione. Una coppia di parole che abbiamo ritenuto fondamentali per affrontare questo particolare momento storico dove, l’emergenza climatica, sembra imporre un programma/processo di condivisione, una formulazione strategica e tattica che dovrebbe, responsabilmente, essere messa al centro di tutte le agende politiche:
– coraggio nell’individuare una nuova abitudine comportamentale: una nuova strumentazione istituzionale coraggiosa che sappia interagire con tutte quelle nuove soggettività inclusive produttrici di cooperazione e coesione sociale;
– innovazione tecnico/scientifiche: organizzazione di soluzioni tecnologiche innovative integrate in una visione immanente ed etica, sappiano fare sistema.
Nel testo pubblicato si consigliava alla politica luinese e alle sue delle istituzioni luinese, per l’appunto una forte dose di coraggio e di innovazione.
Consigliando, di iniziare a innestare la campagna elettorale partendo dal contributo offerto dai ragazzi della Comunità Operosa Alto Verbano COpAV. Forzatamente, oggi vogliamo usare questo termine “innestare”, proprio perché richiama ad una coraggiosa azione di sintesi che accomuna la condizione lavoro, all’esperienza scientifica, alla cura del bene comune e non per ultimo ad uno spirito di relazione tra elementi.
Quattro condizioni comportamentali obbligatorie e quanto mai necessarie per affrontare i problemi di carattere esistenziale come sono proprio quelli climatici. Condizione esistenziale che richiede un pensiero ponderato e collettivo del limite, “del quanto basta”, da applicare sulla facoltà della potenza richiesta in qualsivoglia esercizio di trasformazione.
La società nelle elezioni può contribuire ad invertire la riduttiva tendenza comportamentale della “politica del solo comunicare” e della abusata delega?
Siamo in ogni modo consapevoli delle reali difficoltà causate dai tempi ristretti della campagna elettorale, ma questa o altra proposta, diventate necessità, fa capire che non è impossibile percorrere strade di cambiamento.
Però, questa condizione di necessità crea delle preoccupazioni: non fa altro che dimostrare come l’ambito biopolitico, perdendo il coraggio o la volontà di ricercare vere possibilità di innovazione, venga ormai sospinto ad allontanarsi dall’insostituibile e permanente spirito costituente democratico.
Se nell’articolo passato ci siamo concentrati sull’ambiente della Politica istituzionale – Amministrazione locale, partiti, liste civiche -, oggi non possiamo fare a meno di rivolgerci alla società civile e ad un suo intervento di responsabilità. È ormai certo che, nei prossimi anni, ci troveremo di fronte ad una richiesta fondamentale: un’azione diretta di responsabilità civica da parte della società civile. A questa, verrà richiesto di caricarsi sulle proprie spalle una intraprendenza, un agire autodeterminato, uno spirito di autonomia e di concretezza capace di innovare i linguaggi e gli strumenti del “fare politica”, in modo che si possa reagire ai falsi miti e devianti strumenti della crescita illimitata (link articolo autonomia).
È opportuno iniziare questo percorso di autodeterminazione in un periodo confuso come quello elettorale?
Troviamo che, iniziare a discutere proprio in questo periodo di campagna elettorale, possa essere d’aiuto per svelare alcuni dei meccanismi nascosti dietro le logiche dialettiche del potere.
Perché?
1) Innanzi tutto per il fatto che la società civile, nella sua diversificazione moltitudinaria, risulta essere l’unico ambito idoneo abilitato a contrapporsi ad un autoritario esercizio politico di sovranità: un biopotere intrecciato che configura, governa e istituzionalizza la macchina amministrativa e le sue tecnocrazie.
Quella della moltitudine risulta essere una vera forma antagonista, una potenza espressiva, una macchina, composta da differenze, che produce soggettività e creatività sociale. Una intuizione desiderante che, indipendente dalle fonti e dalle gerarchie di elaborazione del consenso, agisce e trasforma l’habitat sociale e ambientale e ibrida gli stili di vita. E lo fa producendo visioni e aspettative molto spesso contrapposte e in contraddizione con l’ordine costituito, ma di cui le campagne elettorali, paradossalmente per autoalimentarsi e sopravvivere, sono grandi consumatrici e troppo spesso in malafede (link articolo desideri).
2) Altro importante quesito, che sembra in crescita nella moltitudine cittadina, è quello di essere sofferente nell’abusato ed esagerato fenomeno della delega – non è un caso il successo dell’emotiva reazione espressa con la richiesta referendaria sul taglio dei parlamentari su cui dovremo fra pochi mesi esprimerci – tant’è che viene paradossalmente forzata la reazione nel diritto del non-voto, andando però nel contempo alla ricerca di ambienti empatici alternativi e sempre più distanti dai poteri istituzionali, dove sperimentare forme di cooperazione, di inclusione e di una potenza esistenziale animatrice di rivoluzione.
Cosa si può fare per aprire uno spiraglio d’interesse nella fase elettorale?
Non è facile rispondere concretamente a questa domanda, ma forse una via possibile la si potrebbe tracciare intervenendo sulla tradizionale forma gerarchica delle elezioni.
Ribaltando, finalmente, il tradizionale evolversi elettorale.
Non saranno più le compagini elettorali, nella loro tradizionale presentazione a freddo, a chiamare la cittadinanza a passerelle, oltretutto scarsamente partecipate, unilaterali e immobili, espressione di un dualismo negazionista e fondamentalista lontano da ogni possibile probabilità plurale e concordataria. Passerelle, dove si continua a mettere in scena il solo ed unico schema comportamentale della presuntuosa comunicazione delle decisioni: oggi nella campagna elettorale, domani nelle commissioni, ai tavoli, nelle concertazioni con le categorie sociali e nel Consiglio Comunale ormai ridotto ad anfiteatro della “tragedia politica”.
No: permetteteci di introdurre un po’ di utopia nel presente. Questa volta l’agenda degli incontri, viene scritta e stabilità dalla rete delle associazioni (singole comunità associative che, con la loro presenza e messa in rete, abbracciano l’intero arco esistenziale del quotidiano e dunque ottima piattaforma di osservazione) che, lasciando evidentemente libertà di partecipazione, convocheranno pubblicamente e contemporaneamente tutte le forze politiche e tutte le liste civiche presenti, senza dimenticarsi della cittadinanza.
Gli incontri saranno gestiti a rotazione dalle singole associazioni; verranno presentati nella loro concretezza i problemi relativi agli interessi associativi e alle loro competenze specifiche; dopo di ché potrà iniziare un aperto confronto/ascolto che avrà come scopo ultimo quello di poter chiarire il tema inquadrandolo nel complesso ordine delle priorità quotidiane; valutare e confrontare le differenti sensibilità, individuali e di gruppo, dando il giusto peso giudiziale alla possibile rappresentanza istituzionale presente e non.
Finito questo giro, le forze politiche avranno il tempo necessario per rispondere, nella sintesi dei loro singoli programmi, o in spazi appositamente strutturati online, alle differenti problematiche esternate nei forum e alla loro disponibilità d’impegno nel turno Amministrativo futuro.
Questo sistema organizzativo ha un suo valore di contro-potere anche dal punto di vista della trasparenza delle aspettative che, se sino ad oggi sono state trattate, sono state trattate nelle stanze chiuse in aiuto ad un ipotizzabile clientelismo.
Finiamo con la stessa frase dell’articolo precedente. Forse, la proposta potrà risultare eccessivamente provocatoria, ma la buona volontà, anche nel poco tempo a disposizione, di dare segnali creativi di cambiamento è ancora possibile e apprezzabile.
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