Parlare oggi di uno spirito di autodeterminazione del movimento studentesco, di soggettività politica alternativa al sistema socio-economico e di una contrapposizione antagonista rispetto alla forma Istituzionale e di potere nel governo delle città, può riportare alla memoria quella intuizione che ha determinato la storia politica della successiva contestazione del ’68.
Le due maggiori categorie, lavoratori e studenti, decidono di uscire dai loro ruoli e ambiti specifici per dare forma ad una differente lotta di classe che, interprete di una complessità sociale individuata come unica e vera ragione d’essere, ricerca le giustificazioni e soluzioni del proprio agire partendo da una lettura dell’immanenza del quotidiano.
Oggi, come l’altro ieri (esiste un periodo di mezzo ancora in corso: l’ideologia neoliberista), l’idea di mondializzazione sembra essere ritornata al centro del dibattito: ieri più presente nelle lotte internazionaliste, oggi invece maggiormente sensibili alla contrapposizione verso la sfuggente finanziarizzazione globale dimentica di giustizia e di cura della Terra. Al centro dell’interesse, con questa idea, sembra possa anche ritornare la necessità dell’individuazione di nuovi comportamenti, nuove relazioni politiche e la formazione di elaborate soggettività.
È risaputo che, nei diversi periodi storici, si presentano opportunità differenti e la scelta e la modalità di relazionarsi discrezionalmente con una di queste, non solo descrive il pensiero strategico della soggettività ma determina anche la tattica con cui questa ha deciso di agire. Ecco l’analisi dell’Osservatorio luinese “Felice Cavallotti”, elaborata da Diego Intraina.
Internamente al movimento studentesco luinese, intorno al delicato e complesso problema del cambiamento climatico, sembra intravedersi una intelligente e forte volontà, una esigenza comune di un bisogno di azione condivisa, a cui sembra inevitabile la necessità di doversi riconoscere come soggettività molteplice, non solo per volgere lo sguardo nel mondo, ma per impressionare questo sguardo sulla realtà locale.
Un’espressione esistenziale, una volontà consapevole di dover uscire dal ristretto mondo-scuola per gettarsi in un internazionalismo biopolitico ecologico che fa dello spazio del quotidiano il suo laboratorio sociale e soprattutto, della relazione empatica, l’ambito generante della forma creatrice e antagonista.
Questo bisogno di essere una attiva soggettività (temporalmente può sembrare un caso ma non lo è) coincide con l’inizio del cammino della Comunità Operosa Alto Verbano (CopaV), una territoriale opportunità politica progressiva, che ha come obiettivo costituente quello di relazionarsi con le comunità locali in modo da esaltarne o stimolarne le presenti e nuove soggettività; soggettività pronte a mettersi in gioco per la valorizzazione e l’istituzione e di quei valori etici, determinanti e caratterizzanti “l’esperienza del comune”: esperienza strutturante di convivenza nel/del benessere collettivo:
una universalità che sia anzitutto quella del rispetto delle singolarità e della cooperazione, quella di una libera soggettivazione delle singolarità, quella del diritto a condurre una vita socialmente e politicamente qualificata. Una convivenza strutturata sul superamento delle categorie di pubblico e privato e implichi anzitutto una critica della proprietà e del profitto in quanto tali.
L’adesione degli studenti ai laboratori di co-progettazione della CopaV indica ed educa anche ad un altro valore: una indubbia posizione critica sul deviante messaggio mediatico che continua ad insistere sulla generalizzazione e discriminatoria rottamazione o frattura generazionale.
Critica, questa, che può solo essere letta come un richiamo forte alla responsabilizzazione globale dove, senza possibili esclusioni, viene richiesto a tutti, nel limite delle proprie possibilità, di agire per la cura della Terra.
La Terra, lei non ha dubbi, richiede ai suoi abitanti e co-produttori di fare scelte chiare, lavorare per una egemonia culturale unilaterale, politica, istituzionale e territoriale, che possa interrompere ed invertire tutti e indistintamente i processi di ingiustizia e di improprio sfruttamento delle risorse materiali e umane.
La Terra richiede un radicale cambiamento comportamentale del pensiero: richiede delle azioni che possano agire nel “mondo globale”: obbligo di indirizzarsi verso giuste politiche di ridistribuzione delle risorse finanziarie a supporto della dignità e della vita umana e, conseguentemente, aggiustamenti delle considerazioni sul clima terrestre; “nel locale”, verso una volontà che sappia agire in coerenza con una virtù morale ed etica predisposta a concentrare le risorse pubbliche/private solo ed esclusivamente verso interventi mirati e risolutivi all’irreversibile problema climatico.
Azione che pertanto non può fare altro che dimenticare quelle opere luccicanti che, nonché eclatanti e sicuramente più appaganti politicamente perché presenti nel supermercato dei desideri, alimentano il debito pubblico e bruciano le possibilità mirate ad investimenti capaci di intervenire sulla condizione climatica. Purtroppo di questo irresponsabile comportamento ne sono pieni le propagande politiche e i Piani di Governo del Territorio.
Questa richiesta della Terra tocca tutti in modo indiscriminato, giovani e meno giovani e, a tutti, chiede di rivedere i propri desideri rimodulandoli sul principio del “quanto basta” facendo delle scelte di parte (per la Terra) all’interno di logiche di risoluzione e di sostenibilità che alimentano lo spazio del Comune.
Dunque, questo modo di fare non è da intendere come una imposta sacrificale, ma come una opportunità, una raggiunta maturità che sappia confrontarsi con altri paradigmi, esistenziali e di sviluppo, che non escludono pregiudizialmente forme alternative di ricchezza sociale.
Questa scommessa può decidere della qualità e (re)azione delle nuove soggettività, su un nuovo modo di relazionarsi al fenomeno del Comune, modo nuovo di affrontare, osservare e co-progettare la realtà, su cui anche l’autodeterminazione dei giovani studenti CopaV, in quanto diventati soggettività politica, potrà influire. Questo loro costituirsi costringerà, salvo un deciso calo democratico (svelamento antidemocratico di per sé già un risultato d’azione politica), ad un loro coinvolgimento e partecipazione al forum delle decisioni di governo, avanzando, cavalcando pensieri immanenti lontani dall’inciampo della trascendenza, richieste di parte pretendenti risposte d’amore verso la Terra.
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