Sono cinque le persone che dovranno rispondere davanti ai giudici del Tribunale di Varese della vicenda della discarica abusiva individuata nel 2023 a Marchirolo dai carabinieri forestali. E, tra loro, ci sono anche il sindaco Emanuele Schipani e il vicesindaco Stefano Rametta.
La notizia è riportata dal quotidiano La Prealpina, in un articolo a firma di Massimiliano Martini.
Il primo cittadino e il suo vice sono accusati di omissione di atti d’ufficio per non aver emesso in tempo l’ordinanza necessaria allo smaltimento dei rifiuti accumulati nell’ex cava del paese, mentre gli altri tre – il presunto gestore dell’area non autorizzata e due piccoli imprenditori, uno dei quali consigliere comunale – sono invece chiamati a rispondere di violazione del Codice dell’ambiente, perché avrebbero portato in quel sito macerie e inerti edili di vario tipo.
Tre anni fa i carabinieri forestali della Stazione di Cunardo, che avevano svolto le loro indagini con la collaborazione dei militari delle Stazioni di Luino e Arcisate, avevano posto sotto sequestro l’intera area di 7mila metri quadrati insieme a quattro escavatori, alle attrezzature e a tutti i rifiuti trovati sul posto.
A gestirla era un uomo di 66 anni che avrebbe permesso a diversi soggetti e ditte, anche dietro compenso, di scaricarvi grandi quantità di inerti, rocce da scavo, asfalto, ghiaia, massi e scarti di demolizione. Il materiale veniva poi triturato, spianato, mescolato oppure ceduto a chi lo richiedeva. I due imprenditori edili, dal canto loro, avrebbero smaltito più volte rifiuti non pericolosi utilizzando i mezzi della propria azienda.
Il caso aveva avuto ripercussioni anche sul piano politico e amministrativo, tanto che lo stesso Rametta si era dimesso dall’incarico nel maggio 2023, per poi tornare a ricoprire il ruolo di vicesindaco pochi mesi dopo.
Come riferisce Prealpina, gli inquirenti sostengono che sia Schipani che Rametta fossero a conoscenza della situazione, ma non abbiano emesso l’ordinanza prevista dal Codice dell’ambiente con cui si sarebbe dovuta intimare la rimozione dei rifiuti e il ripristino dei luoghi. Al vicesindaco viene contestato il concorso morale con il sindaco, che avrebbe «indebitamente rifiutato un atto del loro ufficio che, per ragioni di giustizia, igiene e sanità, doveva essere compiuto senza ritardo».
Tutti gli imputati respingono le accuse. L’avvocato Andrea Pellicini, che assiste il primo cittadino di Marchirolo e il suo vice, definisce l’imputazione «inconsistente» e sostiene che Schipani, non appena ricevuta la notifica del sequestro, si sia attivato con tutti gli enti competenti per avviare la procedura di rimozione: «Ha fatto tutto ciò che doveva fare».
Quanto a Rametta, il legale ricorda che la competenza in materia spettava al sindaco e si dice convinto che i documenti depositati porteranno a un’assoluzione «perché il fatto non sussiste».
Anche il presunto gestore della discarica abusiva nega ogni responsabilità: il suo difensore, l’avvocato Fabio Ambrosetti, afferma che non fosse lui a dirigere l’area in cui buona parte del paese si recava a conferire rifiuti. Si dicono infine «tranquilli» i due imprenditori edili, assistiti dall’avvocato Paolo Bossi, ai quali è contestata una contravvenzione estinguibile con un’oblazione: attendono il giudizio con serenità, ha riferito il loro legale al quotidiano locale.
Alla prima udienza, che si è aperta e conclusa nel giro di pochi minuti, il collegio del Tribunale di Varese ha disposto un rinvio a febbraio 2027, a causa dell’assenza di un difensore per legittimo impedimento.
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