Varese | 18 Gennaio 2024

Cadegliano, discarica abusiva: chieste due condanne

Per l'accusa gli imputati gestivano l'area sequestrata dai carabinieri nel 2020. «C'era chi pagava per conferire i rifiuti». Dubbi da parte delle difese sulle immagini registrate dalle telecamere

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Un anno e quattro mesi di reclusione per l’occupazione abusiva di terreno, e un anno di arresto per aver infranto diverse norme relative al Codice dell’ambiente. Più 10mila euro di ammenda. Sono le richieste formulate dal pubblico ministero al giudice, in tribunale a Varese, per due delle nove persone finite a processo per la vicenda della discarica abusiva scoperta a Cadegliano Viconago dai carabinieri nel gennaio 2020.

Gli imputati, un 48enne e un 43enne, difesi dagli avvocati Valentina Commisso e Simona Ronchi, sono considerati dall’accusa i gestori del sito, ancora sotto sequestro, che si estende su una superficie di circa tre ettari nei pressi del fiume Tresa, a pochi chilometri dal confine con la Svizzera. In quel luogo, al momento del blitz eseguito dai carabinieri del Comando provinciale di Varese, in mezzo ai rifiuti erano stati trovati anche diversi animali, tra cui una trentina di suini.

Per il pubblico ministero non ci sono dubbi rispetto al ruolo dei due imputati nella vicenda, e questo in base alla informazioni raccolte da chi ha indagato, sentendo diversi testimoni che erano stati nell’area e analizzando le immagini registrate dalle telecamere: «C’era chi pagava 15-20 euro per conferire i rifiuti e dava i soldi ai due imputati», ha sottolineato il pm nella sua requisitoria.

Non la pensano così i difensori, che nelle loro arringhe sono partiti da un punto fermo: l’area oggetto del processo era gestita dal padre degli imputati, deceduto dopo il sequestro della discarica abusiva. Ed era stato lui a trovare un accordo con il Demanio per utilizzare il sito. Questo secondo gli avvocati, che contestano anche il significato attribuito, in chiave accusatoria, alle immagini raccolte da chi ha indagato durante le settimane di osservazione della discarica, e che sarebbero insufficienti per provare le responsabilità dei due: «Le immagini mostrano il mio assistito mentre apre il cancello o è alla guida di un camioncino chiuso – ha affermato l’avvocato Ronchi – Non vi è prova che con il mezzo trasportasse rifiuti senza autorizzazione».

Il verdetto del giudice arriverà a febbraio con la conclusione del processo con rito abbreviato. Ma non sarà l’ultimo sul caso della discarica abusiva. Gli imputati, come detto, sono in tutto nove: sette italiani, un turco e un albanese. Tra loro c’è chi ha scelto il rito ordinario, chi ha chiesto la messa alla prova e chi ha seguito la strada del patteggiamento. Un imputato inoltre è uscito dal processo tramite oblazione, cioè dopo aver provveduto alla bonifica di una parte dell’area e dopo aver pagato 13mila euro circa di ammenda.

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