(Contenuto elettorale – “La Nostra Luino”)
Guardando i dati che i vertici della Regione hanno presentato martedì, sembra quasi di leggere il bollettino di un’altra regione. È un gioco di prestigio numerico che non incrocia mai lo sguardo dei cittadini che ogni mattina, telefono alla mano, provano a prenotare una visita negli ospedali del Varesotto.
Ci dicono che le prestazioni urgenti sono aumentate del 21%, ma quello che non dicono è che la sanità è come una coperta troppo corta: se tiri con forza da una parte per coprire le emergenze e far bella figura nei report, lasci irrimediabilmente al freddo tutto il resto.
Il vero “grande assente” in questo trionfalismo è il privato accreditato. Fontana parla di un CUP unico che gestisce più della metà delle prestazioni, ma la verità è che quel sistema è un guscio vuoto se i grandi gruppi privati continuano a tenere le loro agende ben chiuse nel cassetto, centellinando i posti per il pubblico e spalancando i portoni solo a chi paga di tasca propria.
Finché la Regione non avrà il coraggio di obbligare chi riceve miliardi di fondi pubblici a mettere ogni singolo appuntamento online, il cittadino continuerà a sentirsi dire che “non c’è posto”, mentre magari nella clinica a fianco la lista è vuota per chi ha la carta di credito pronta.
E poi c’è il dramma silenzioso di chi la sanità la fa davvero. Mentre dai palazzi di Milano si parla di “governance rafforzata”, i nostri medici di base combattono ogni giorno con un sistema informatico, il SISS, che cade a pezzi, bloccandosi continuamente e trasformando una prescrizione in un’odissea burocratica.
Non è solo un problema tecnico, è mancanza di rispetto per il tempo dei medici e per la salute dei pazienti. In un territorio di confine come il nostro, dove la Svizzera è a un passo e offre condizioni umane e professionali diverse, continuare a ignorare queste criticità strutturali significa condannare Luino e le valli allo spopolamento sanitario.
I risultati “concreti” di cui parla la Regione sono percentuali che non curano nessuno. La realtà è fatta di persone che devono scegliere se aspettare un anno per un controllo o rinunciare a un pezzo di stipendio per curarsi subito. Non servono metodi e responsabilità citati nei congressi, serve la trasparenza totale delle agende e un sistema che funzioni almeno quanto quello che ci viene promesso ogni volta in campagna elettorale. La sanità non è un foglio Excel, è il diritto di non doversi sentire soli davanti a una malattia.
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