Una crisi annunciata, con responsabilità politiche distribuite tra Roma e Milano, che rischia di avere conseguenze pesanti sui frontalieri e sui territori di confine. È questo il contenuto del duro comunicato diffuso ieri, 16 maggio, da Patto per il Nord, intervenuto dopo le notizie riportate dalla stampa italiana e ticinese sul possibile blocco o sulla forte riduzione dei ristorni fiscali da parte del Canton Ticino, pari a circa 112 milioni di franchi.
Nel documento il movimento definisce la situazione «l’epilogo drammatico di un disastro politico annunciato», parlando di una vicenda che rischia di scaricare costi e conseguenze direttamente sui Comuni di frontiera e sui lavoratori frontalieri. La presa di posizione ricostruisce anche le origini della crisi, individuando nel 2017 un passaggio decisivo. Secondo Patto per il Nord, infatti, fu il Partito Democratico guidato allora da Matteo Renzi a scegliere di modificare un sistema definito efficace, con l’obiettivo di aumentare le entrate statali.
«La genesi di questa crisi ha una data e un autore precisi: il 2017», si legge nel comunicato. Da quel momento, sostiene il movimento, i governi successivi avrebbero proseguito sulla stessa linea fino alla ratifica dell’attuale accordo fiscale, approvata all’unanimità in Parlamento durante il Governo Meloni. Nel mirino finiscono quindi più forze politiche: «PD, Forza Italia, Lega Salvini e Movimento 5 Stelle: tutti complici, tutti d’accordo nel penalizzare le nostre zone di confine».
Accanto alle responsabilità nazionali, Patto per il Nord punta il dito anche contro Regione Lombardia e in particolare contro la cosiddetta “tassa sulla salute” per i vecchi frontalieri, definita «un autentico capolavoro in negativo». Secondo il movimento si tratterebbe di un provvedimento «palesemente incostituzionale», evidenziando inoltre come il Piemonte abbia scelto di non adottare misure analoghe.
Pur sostenendo che le decisioni sui trattati internazionali vengano prese a Berna e non in Canton Ticino, il movimento parla di un grave errore politico nell’aver alimentato tensioni istituzionali con la Svizzera, affermando che «servire un pretesto del genere su un piatto d’argento per far scoppiare il caso politico è roba da dilettanti allo sbaraglio».
Nel passaggio conclusivo arriva l’appello diretto al presidente lombardo. Patto per il Nord chiede infatti ad Attilio Fontana di ritirare il provvedimento e aprire un confronto istituzionale. «Cosa aspetta il Presidente Attilio Fontana a far issare bandiera bianca sul tetto di Palazzo Lombardia?», si legge nel testo firmato dal vice segretario federale Jonny Crosio. La richiesta finale è quella di uno «stralcio immediato e definitivo» della tassa regionale e dell’apertura di un tavolo per evitare ricadute economiche sui Comuni di confine.
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