Lombardia | 22 Aprile 2026

Frontalieri e tassa salute, mozione approvata in Lombardia: è scontro politico

Dal Consiglio regionale via libera al testo del centrodestra sul prelievo per i lavoratori, tra richieste di equità e critiche dell'opposizione su imposta e accordo Italia-Svizzera

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Via libera del Consiglio regionale lombardo ieri, martedì 21 aprle, alla mozione sul contributo sanitario a carico dei cosiddetti “vecchi frontalieri”. Il provvedimento, presentato dal centrodestra, punta a rendere il prelievo più sostenibile e a redistribuire le risorse sui territori di confine.

«Con l’approvazione di questa mozione chiediamo che il contributo sanitario, che coinvolge circa 70.000 lavoratori lombardi, non sia vissuto come un peso insostenibile, ma come uno strumento di riequilibrio capace di generare benefici reali e tangibili nei Comuni dove i nostri frontalieri risiedono», ha dichiarato Luigi Zocchi, consigliere regionale e primo firmatario del testo.

Secondo quanto spiegato dallo stesso Zocchi, la proposta nasce con l’obiettivo di ridurre l’impatto economico del contributo, anche attraverso detrazioni e deduzioni, e di chiarire gli aspetti applicativi che oggi generano incertezza tra le famiglie dei lavoratori interessati.

Tra i punti centrali della mozione figura il superamento del limite geografico dei 20 chilometri dal confine per la distribuzione delle risorse. Il criterio individuato guarda infatti all’effettiva area di cura del lavoratore, superando una logica basata esclusivamente sulla posizione delle strutture sanitarie.

Una parte del gettito sarà destinata ad affrontare la carenza di personale sanitario nelle zone di confine, contesti già penalizzati da difficoltà viabilistiche e carenze strutturali. Le risorse serviranno a sostenere incentivi economici per medici e infermieri, con l’obiettivo di contrastare la fuga verso la Svizzera.

«Queste risorse saranno fondamentali per contrastare la fuga di professionisti verso la Svizzera», ha aggiunto Zocchi, sottolineando come i fondi saranno indirizzati al trattamento accessorio del personale sanitario, con incentivi che potranno arrivare fino al 20% dello stipendio.

Il testo approvato pone inoltre l’accento sulla necessità di un coordinamento tra Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta, per garantire uniformità di trattamento ai lavoratori frontalieri ed evitare disparità tra territori confinanti.

Parallelamente all’approvazione della mozione di maggioranza, è stata bocciata quella presentata dall’opposizione. Nel corso del dibattito, Paola Pollini del Movimento 5 Stelle ha criticato il provvedimento, sostenendo che la cosiddetta “tassa sulla salute” si configuri come una vera e propria imposta. «Non è un semplice contributo, ma una misura che grava ingiustamente sui lavoratori», ha dichiarato Pollini, richiamando l’accordo fiscale del 2020 tra Italia e Svizzera, secondo cui i frontalieri dovrebbero essere tassati nello Stato in cui lavorano.

Sulla stessa linea anche il consigliere regionale Giuseppe Licata, che ha evidenziato la necessità di riportare la questione a un livello nazionale per evitare disparità fiscali tra lavoratori residenti in diverse regioni di confine. «Sarebbe molto ingiusto se sorgessero disparità di trattamento fiscale tra lavoratori residenti in Regioni di confine diverse, anche alla luce di un accordo fiscale internazionale tra Italia e Svizzera entrato in vigore solo qualche anno fa».

Dura anche la posizione dei consiglieri del Partito Democratico Samuele Astuti e Angelo Orsenigo, che hanno criticato la scelta della maggioranza. «Per Fratelli d’Italia e Lega non è un problema applicare una norma che va contro un’altra che è in vigore. Così approvano una loro mozione blanda, senza impegni, ma solo con un generico invito, che non prevede nemmeno più di abbassare la percentuale di prelievo nei confronti dei cosiddetti vecchi frontalieri. E la tassa sulla salute rimane e prosegue il suo cammino. Perché tanto, è stato detto a chiare lettere dal presidente della Commissione speciale rapporti tra Lombardia e Svizzera di FdI, i frontalieri sono pochi rispetto alle centinaia di migliaia di cittadini lombardi e anche i soldi che gli verrebbero prelevati non sono poi molti. Insomma, le galline dalle uova d’oro. I 70mila cittadini lavoratori che si possono tranquillamente spennare. Che problema c’è per Regione Lombardia?”».

Nel corso della discussione è stato inoltre evidenziato il possibile impatto sui ristorni ai comuni di confine, con il rischio di ripercussioni economiche per le amministrazioni locali. Un tema che resta al centro del confronto politico e istituzionale.

In conclusione, lo stesso Zocchi ha ribadito la necessità di un monitoraggio costante sull’attuazione della misura, sottolineando l’importanza di una gestione trasparente e coordinata tra le regioni coinvolte.

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