Alto Varesotto | 26 Novembre 2025

Frontalieri, sindacati uniti chiedono lo stop alla tassa sulla salute e soluzioni urgenti

Dal confine del Varesotto fino al Verbano Cusio Ossola cresce la richiesta dei lavoratori di vedere abolita la tassa sulla salute, ristabilite le regole della legge 83/23

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CGIL, CISL, UIL, UNIA, OCST, SYNA, VPOD e SYNDICOM tornano a far sentire la propria voce sul tema dei frontalieri e sulla cosiddetta “tassa sulla salute”.

Nel comunicato diffuso dopo la conclusione del secondo ciclo di assemblee lungo tutto il confine italo-svizzero, dalla provincia di Varese a quella di Sondrio, da Como al Verbano Cusio Ossola, emerge la forte richiesta dei lavoratori: la soppressione definitiva di un tributo giudicato iniquo, illegittimo e inefficace, insieme al ripristino delle regole previste dalla legge 83/23, entrata in vigore nel 2024. Le assemblee hanno inoltre riportato l’urgenza di riaprire il confronto sui nodi ancora irrisolti all’interno del tavolo interministeriale ottenuto con l’accordo del 2020 e convocato una sola volta, nel febbraio 2025.

In queste riunioni le organizzazioni sindacali hanno illustrato le ragioni delle proposte alternative presentate, tra cui il welfare territoriale e l’ipotesi di finanziare parte della sanità attraverso i ristorni fiscali, oggi arrivati alla cifra record di 128 milioni. Un percorso che punta a uscire da una situazione resa complessa da una normativa giudicata incomprensibile e da un contesto vertenziale che si annuncia altrettanto difficile. Ad oggi, tuttavia, nessuna delle soluzioni ipotizzate ha trovato un riscontro concreto.

Le criticità introdotte dalla norma di Bilancio 2024, ulteriormente aggravate dalla finanziaria 2025, hanno congelato anche il dialogo con le Regioni: l’unica a essersi mostrata disponibile è stata Regione Lombardia, mentre non sono giunte risposte da Piemonte, Alto Adige e Valle d’Aosta. Per molti frontalieri resta comunque significativo il clima di collaborazione tra sindacati italiani e svizzeri, nonostante la complessità del momento. Dopo venti mesi di stallo, però, il tempo viene indicato come “scaduto”.

Nel comunicato viene ribadita la necessità di procedere quanto prima con il ricorso alla Corte Costituzionale per far dichiarare l’incostituzionalità della tassa e abrogarne definitivamente gli effetti. I sindacati sollecitano inoltre l’avvio di una vertenza legale per rendere esigibili i diritti previsti dall’accordo sindacale del 2020, come la nuova Naspi, mai attuati. Parallelamente, chiedono un’assunzione di responsabilità da parte delle Regioni e la riattivazione del tavolo interministeriale a Roma per affrontare i problemi ancora aperti e le questioni interpretative emerse dall’applicazione del trattato internazionale e del decreto omnibus per i lavoratori trans cantonali.

Da una parte rimane la speranza di un ripensamento, dall’altra l’impegno a far valere il diritto qualora la via del dialogo non produca risultati. Le organizzazioni sindacali italiane e svizzere confermano la volontà di proseguire unite, convinte di rappresentare gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici di frontiera.

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