(Alberto Morandi, Laveno Mombello) Egregio Direttore,
poiché il mondo contemporaneo ci mostra la diffusa indifferenza verso gli “altri” esseri umani, soprattutto verso i poveri, i sofferenti e i bisognosi d’aiuto, nonché la malvagità, la crudeltà e l’ingiustizia crescenti con tragedie umane e violenze disumane che pensavamo superate, ritengo opportuno ricordare le parole del sapiente Libro del Qohelet: “È meglio la sapienza che la forza, ma la sapienza del povero è disprezzata e le sue parole non sono ascoltate. Le parole pacate dei sapienti si ascoltano meglio delle urla di un comandante di folli. Vale più la sapienza che le armi da guerra”.
Desidero così richiamare le dotte riflessioni del Card. Gianfranco Ravasi, tra le persone più colte al mondo, dedicate al Qohelet, il testo sapienziale più profondo che l’animo e l’intelletto umano abbiano mai prodotto per evidenziare la misera condizione umana sul senso della morte e sulla caducità e sulla precarietà dell’esistenza terrena, la “magna quaestio” che ci inquieta da quando l’essere umano ha avuto coscienza di esistere e ha incominciato a pensare e a “intelligere”.
“Fino a quando penseremo al corpo e la nostra anima sarà invischiata a una simile bruttura, noi non giungeremo mai a possedere ciò che desideriamo, cioè la verità. E’ per la brama delle ricchezze che sorgono tutte le guerre. Se vogliamo giungere alla pura conoscenza dobbiamo contemplare con l’anima le cose in sé” (Platone). Se il saggio Qohelet afferma che anche la sapienza e la conoscenza costituiscono un inseguire il vento poiché chi accresce il proprio sapere aumenta anche il proprio dolore, comprendendo la miseria umana, di fronte alla “Vanità” di tutte le cose materiali per le quali gli esseri umani tanto si affannano, anche con la guerra, ossia le ricchezze materiali, il potere, la fama, la gloria e la vuota bellezza solo esteriore, “Vanitas vanitatum, et omnia vanitas”.
“Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris”, ricordo le sagge riflessioni dei grandi pensatori classici, che avevano compreso l’importanza della Conoscenza, vera virtù ora disprezzata nell’arido mondo moderno, sempre più volto alla ricerca del solo profitto economico e materiale, la quale ci insegna a pensare criticamente con l’intelligenza e rende gli esseri umani liberi dall’oscurità dell’ignoranza: “Beato l’uomo che si dedica alla sapienza e riflette con la sua intelligenza” (Siracide), “Beato l’uomo che ha trovato la sapienza e il mortale che ha acquistato la prudenza” infatti “Il cuore intelligente cerca la conoscenza” (Proverbi).
Gli esseri umani, soprattutto i potenti e i governanti della Terra, nelle loro attività dovrebbero ricordarsi sempre che: “Non siamo nati per l’eternità: perché sciupare una vita tanto breve? A che giova impiegare i nostri giorni nel far male agli altri quando possiamo utilizzarli in piaceri onesti? Non facciamo in tempo a guardare indietro, che già ci sorprende la morte”! (Seneca); “Pulvis et umbra sumus” (Orazio).
Senza alcuna speranza nell’Umanità colgo l’occasione per porgere i miei più cordiali saluti.
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