Germignaga | 22 Febbraio 2026

Germignaga, ricordi di carnevale: quando i coriandoli erano palline di gesso

Confetti ricoperti di zucchero al posto della carta colorata, e altre usanze che si sono susseguite nel corso dei secoli. Breve racconto a cura di Renzo Fazio

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Si avvicina la conclusione del periodo di carnevale nei paesi che seguono il rito ambrosiano, e a Germignaga è tempo di “ricordi dal passato” dedicati a questo periodo dell’anno, e a come è cambiato nel corso del tempo l’uso dei coriandoli, simbolo della festa con carri e maschere. Ne parla Renzo Fazio con un post Facebook che riportiamo di seguito.

[…] A proposito di questa festività, forse non tutti conoscono la storia di uno dei simboli che maggiormente la caratterizzano, ovvero quella dei coloratissimi coriandoli. Non sempre sono stati come li conosciamo oggi, cioè di carta colorata: almeno due secoli fa (e forse anche prima) era in uso, in alcune città d’Italia, scagliare in occasione del Carnevale delle piccole pallottoline di gesso, evoluzione di un confetto utilizzato per lo stesso scopo già dalla fine del XV secolo. Si trattava di confetti prodotti ricoprendo con zucchero semi di coriandolo (Coriandrum sativum, noto anche come prezzemolo cinese).

Ancora due secoli fa entrambe le versioni risultavano certamente in uso nel Regno Lombardo-Veneto. Lo attestano alcune disposizioni dell’Imperial Regia Direzione generale della Polizia, pubblicate sulla Gazzetta Milanese del 20 gennaio 1828, in particolare quella indicata al punto nove dove veniva specificato: “L’uso di scagliare confetti per le vie in carnevale, che esiste in alcune città di queste province, è tollerato. I confetti però non dovranno oltrepassare il peso di grani quattro cadauno, saranno di figura sferica e composti col coriandolo avvolto in sostanze farinacee, delle quali solo un terzo potrà essere di gesso morto.”

Conseguentemente, simili nell’aspetto, presero dai primi l’origine del nome. Il termine venne poi adottato anche per quelli in versione cartacea, ideati quasi contemporaneamente, circa 150 anni fa, da due italiani che si contendono la paternità: l’ingegnere milanese Enrico Mangili, originario di Crescenzago, e il triestino Ettore Fendrl (in seguito anch’egli prestigioso ingegnere). Il primo ebbe l’idea di utilizzare piccoli dischetti di carta ricavati dagli scarti di lavorazione dei fogli perforati che servivano per le bigattiere della sua filanda; il secondo, all’epoca quattordicenne, ricavò con la forbice triangolini da strisce di carta colorata, non avendo i soldi per acquistare i confetti di gesso allora in uso.

È praticamente impossibile stabilire a chi dei due attribuire il merito. Di certo i coriandoli di carta ebbero un enorme successo, che continua fino ai giorni nostri.

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