Non avrebbe accettato la fine della convivenza e l’inizio di una nuova relazione da parte della ex. Per questo un uomo di circa cinquant’anni, residente a Porto Valtravaglia, dovrà affrontare un processo con l’accusa di atti persecutori e porto di armi. La decisione è stata presa dal gup Rossana Basile, che ha disposto il rinvio a giudizio accogliendo la richiesta del pubblico ministero Giangavino Contu.
Secondo quanto ricostruito nell’imputazione, riportato sull’edizione odierna di “La Prealpina”, in un articolo firmato da Massimiliano Martini, i fatti risalgono alla primavera del 2025. In quel periodo l’uomo avrebbe messo in atto una serie di comportamenti ritenuti persecutori nei confronti dell’ex convivente, tra telefonate ripetute, messaggi scritti e vocali dai toni minacciosi e interventi diretti di persona.
Le frasi riportate negli atti parlano di minacce esplicite e di riferimenti alla nuova relazione della donna. In particolare, l’imputato non avrebbe tollerato la presenza di un altro uomo nella vita della ex, arrivando a rivolgere intimidazioni anche nei confronti del nuovo compagno.
La denuncia, presentata alla Polizia di frontiera di Luino, descrive un quadro di forte pressione psicologica. La persona offesa avrebbe vissuto un perdurante e grave stato d’ansia e paura per la propria incolumità e per quella del partner, al punto da cambiare alcune abitudini quotidiane, evitando ad esempio di uscire da sola a piedi.
Oltre a insulti e presunti spintoni, vengono contestati appostamenti nei pressi del luogo di lavoro della donna e messaggi contenenti minacce di ritorsioni, anche sul piano professionale. Dopo essere stato bloccato sui canali diretti dalla ex, l’uomo avrebbe contattato la madre di lei, inviando comunicazioni dal contenuto allarmante e facendo riferimento al possesso di una pistola calibro 44 Magnum.
Nel corso degli accertamenti, gli agenti hanno inoltre rinvenuto nel vano portaoggetti dell’auto dell’indagato un pugnale lungo circa 30 centimetri, poi sottoposto a sequestro. Da qui l’ulteriore contestazione relativa al porto di armi.
Nel capo d’imputazione si fa riferimento anche a un episodio che avrebbe coinvolto il nuovo compagno della donna. L’uomo sarebbe stato raggiunto sul posto di lavoro e invitato a interrompere la relazione entro un termine di quindici giorni, con l’avvertimento che, in caso contrario, ci sarebbero state conseguenze. In quella circostanza, secondo l’accusa, sarebbe stato afferrato per un braccio e minacciato.
La donna e il suo attuale partner, assistiti dall’avvocato Daniele Pizzi, si sono costituiti parte civile nel procedimento. L’imputato, difeso dall’avvocato Francesca Cantorelli, respinge invece ogni accusa e sostiene che non vi sia stata alcuna condotta persecutoria, ma soltanto una fase di forte conflittualità legata alla fine del rapporto.
Attualmente l’uomo è sottoposto alla misura del braccialetto elettronico e al divieto di avvicinamento alla persona offesa. Secondo la difesa, i messaggi e le telefonate dimostrerebbero toni accesi da entrambe le parti e non un comportamento unilaterale. La madre della donna, inoltre, avrebbe dichiarato di non avere più timore nei confronti dell’imputato, acconsentendo alla revoca del divieto di avvicinamento nei propri confronti.
Il procedimento entrerà ora nella fase dibattimentale, durante la quale saranno esaminati gli elementi raccolti dagli inquirenti e le versioni contrapposte delle parti coinvolte.
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