Varese | 14 Maggio 2024

Omicidio di Casbeno, per Manfrinati custodia cautelare in carcere anche per stalking

La decisione del giudice nei confronti dell’ex avvocato che ha ucciso l’ex suocero e sfregiato l’ex moglie: «Divieto di avvicinamento misura del tutto sproporzionata per difetto»

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(da www.varesenoi.it) Disposta la custodia cautelare in carcere per Marco Manfrinati anche per gli episodi di stalking ai danni di Lavinia Limido e degli ex suoceri.

Lo ha stabilito il giudice Luciano Lucarelli con un’ordinanza datata 10 maggio. Quattro giorni prima il quarantenne ex avvocato di Busto Arsizio aveva ucciso a coltellate l’ex suocero Fabio Limido e ferito gravemente l’ex moglie Lavinia in un agguato in via Ciro Menotti a Varese.

Il provvedimento era stato richiesto un’anno fa dalla Procura di Varese dopo le numerose denunce presentate ai danni di Manfrinati dalla famiglia Limido, ma non era stato però disposto dal gip, che aveva stabilito per il quarantenne soltanto il divieto di avvicinamento.

Dopo l’aggressione mortale e con Lavinia Limido ricoverata in ospedale il giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere anche per gli atti persecutori «considerato che quanto accaduto il 6 maggio esprime, in primo luogo, l’urgenza di rivalutare l’esigenza cautelare posta a fondamento della misura generica – ossia il pericolo di reiterazione del reato – acuitasi in modo allarmante sino a giungere ad esiti fatali».

Nel provvedimento del 10 maggio si legge anche che «deve prendersi atto di come la misura cautelare del divieto di avvicinamento si sia mostrata del tutto sproporzionata per difetto a fronteggiare la predetta esigenza cautelare, stante la necessaria libera adesione che il suo destinatario avrebbe dovuto prestare ad essa».

Il giudice individua quindi che «la misura idonea a fronteggiare la predetta esigenza cautelare, per come è andata drammaticamente evolvendosi, alla luce dell’eclatante gravità della violazione commessa in data 06.05.2024, è solamente quella coercitiva della custodia cautelare in carcere, in quanto oramai alcun affidamento può più riporsi sull’osservanza dell’imputato verso misure e annesse prescrizioni che ne richiedano una qualche forma di collaborazione».

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