Il giardino della vicina trasformato in un cimitero di piante, fatte morire usando un potente erbicida; il cane della stessa donna preso di mira e colpito con un ombrello, usato come un bastone; e poi gli insulti e le minacce: «Ti spacco la schiena, ti faccio finire sulla sedia a rotelle».
Questi alcuni degli episodi che hanno portato il pubblico ministero Arianna Cremona a chiedere la condanna di un 85enne della Valcuvia a processo in tribunale a Varese per atti persecutori. Richiesta accolta dal giudice Andrea Crema: 9 mesi di reclusione (con sospensione condizionale della pena) e risarcimento della parte civile. Questo il verdetto per l’anziano accusato di essere uno stalker, e che con il suo comportamento nel 2017 avrebbe pesantemente condizionato la vita della vicina, classe 1955, che sarebbe arrivata al punto di non uscire più in balcone pur di non vederlo; e che avrebbe a lungo vissuto con il timore di incrociare l’anziano fuori da casa, e con la paura che i nipotini, giocando in giardino, potessero essere esposti a qualche rischio.
Punto, quest’ultimo, toccato in aula dalla persona offesa (parte civile con l’assistenza dell’avvocato Vera Dall’Osto) in una delle udienze che hanno preceduto la sentenza: «Vista la situazione, ho messo in guardia mia figlia e i miei nipoti», perché stare in giardino, a detta della signora, era diventato un pericolo. Fatto che è stato confermato a dibattimento da un consulente di parte: sulle piante della persona offesa era stato usato un erbicida tossico per esseri umani e animali.
«Quel consulente non si è mai recato sul posto a verificare lo stato dei luoghi». Questa la posizione dell’avvocato Antonio Battaglia, difensore dell’85enne. Il legale nella sua arringa ha parlato di episodi descritti in modo generico dalla parte lesa, e ha chiesto l’assoluzione del suo assistito, che prima della discussione aveva preso la parola per dare la sua versione dei fatti e rigettare le accuse: «Erano le mie piante che stavano morendo, non quelle della vicina. Un giorno annaffiandole ho bagnato inavvertitamente il suo giardino. Lei ha iniziato a insultarmi e da lì è partito tutto. Mi ha dato del delinquente, sono stato minacciato. Eppure sono finito qui a processo». Per chi ha chiesto e ottenuto la condanna dell’uomo, però, le cose sono andate diversamente. (Foto di copertina: dal sito www.pixabay.com)
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