Ci sono storie che nascono da un dolore, ma non si fermano lì. Storie che scelgono di non chiudersi nella memoria privata, ma di trasformarsi in qualcosa che guarda avanti, capace di restituire senso, direzione e possibilità. “Montagne e Oltre” è una di queste storie. E non riguarda solo la montagna.
L’associazione nasce da una domanda semplice e radicale: che cosa può restare davvero di una vita spezzata troppo presto? Non un monumento o una celebrazione, ma un modo diverso di stare nel mondo. Un progetto capace di tenere insieme memoria e futuro, fragilità e crescita, natura ed educazione, ascolto interiore e relazione. Montagne e Oltre prende forma da qui, dal bisogno di trasformare una perdita in un percorso condiviso e umano prima ancora che strutturato.
Al centro di questa storia c’è Federico Beltrami: la sua passione per la montagna, il suo modo di viverla come spazio di libertà e di verità, il suo legame profondo con la natura e con le persone. Parlare di Federico non significa indulgere nel ricordo, ma riconoscere una presenza che continua a generare senso.
I suoi genitori, insieme alla sorella Valentina, hanno scelto di non sottrarsi a questa responsabilità e sono parte attiva dell’associazione, come persone che hanno deciso di restare nella relazione, nella complessità e nel futuro.
Oggi “Montagne e Oltre” è un’associazione di promozione sociale e culturale con sede a Varese che opera sul territorio attraverso attività che mettono al centro l’esperienza: uscite in montagna, percorsi educativi, iniziative culturali e momenti di incontro pensati per giovani, famiglie, scuole e comunità, oltre a progetti di tutela della montagna e dei suoi frequentatori. La montagna diventa un mezzo per parlare di ascolto, fiducia e responsabilità reciproca, un luogo in cui si impara che chiedere aiuto non è una debolezza e che camminare insieme è spesso l’unico modo per andare lontano.
Il progetto intercetta temi centrali del dibattito contemporaneo: il disagio giovanile, il bisogno di spazi educativi non formali, il rapporto tra uomo e ambiente, la costruzione di comunità capaci di accogliere la fragilità senza etichettarla. E lo fa con un linguaggio sobrio, lontano dalla retorica motivazionale e dalle semplificazioni.
Forse, in fondo, “Montagne e Oltre” riguarda tutti perché mette in discussione una convinzione diffusa: che il dolore sia qualcosa da rimuovere o superare in fretta. Qui, invece, il dolore viene attraversato, riconosciuto e trasformato in possibilità di incontro. E ricorda che andare “oltre” non significa dimenticare, ma imparare a camminare con ciò che resta, per dare origine a nuovi spazi di vita.
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