Canton Ticino | 24 Dicembre 2025

Tassa sulla salute, il sindacato svizzero OCST: «E’ incostituzionale»

L'Ocst contro il decreto ministeriale: «Viola l'accordo internazionale tra Italia e Svizzera. Chiederemo al Governo federale di denunciare formalmente la situazione»

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Il decreto ministeriale che introduce per i frontalieri il “contributo di compartecipazione al Servizio sanitario nazionale“, che nel dibattito pubblico è stato ribattezzato “tassa sulla salute“, è considerato potenzialmente incostituzionale dall’Organizzazione Cristiano Sociale Ticinese (Ocst), sindacato svizzero che si schiera contro il provvedimento di recente pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Per l’Ocst l’aspetto più controverso del provvedimento, che nasce come misura di sostegno al servizio sanitario nelle aree di confine e definisce un contributo obbligatorio annuale a carico di chi risiede in Italia ma lavora in Svizzera, è l’introduzione della doppia imposizione che violerebbe l’articolo 9 dell’Accordo internazionale tra Italia e Svizzera: «Riteniamo che la norma presenti evidenti profili di incostituzionalità», è il messaggio dell’Ocst.

Il sindacato si appella al Governo federale «affinché denunci formalmente tale violazione», e si prepara a intensificare le proprie azioni su questo versante. Intanto l’Ocst mette in evidenza altre potenziali criticità del provvedimento, a cominciare dal periodo di riferimento dell’imposta, un contributo compreso tra il 3% e il 6% del reddito netto, con un importo minimo di 30 euro e massimo di 200 euro mensili, le cui aliquote dovranno essere definite dalle singole regioni di confine. «Il decreto – spiegano dal sindacato – stabilisce che l’incasso dovrà avvenire con riferimento al reddito del 2024, introducendo di fatto una richiesta retroattiva».

Altro problema denunciato dall’Ocst è il “principio di progressività“: «Dovrebbe modulare l’importo in base alla situazione personale. Tuttavia, nella formulazione prevista, questo criterio rischia di produrre un effetto paradossale: chi ha familiari a carico potrebbe trovarsi a pagare di più, anziché beneficiare di una maggiore tutela. Un’impostazione che colpisce le famiglie e contraddice i principi di equità sociale».

E infine la questione del pagamento, che «avverrà probabilmente tramite una piattaforma online basata sull’autocertificazione del reddito. Va ricordato che la Svizzera, anche su sollecitazione dei sindacati, ha già confermato che non trasmetterà all’Italia i dati reddituali dei vecchi frontalieri. L’intero impianto applicativo si fonda quindi su dichiarazioni individuali, con evidenti criticità operative e giuridiche».

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