«Grazie a tutte le lombarde e a tutti i lombardi che hanno sostenuto la legge di iniziativa popolare, la nostra lotta comunque continuerà»: così i consiglieri regionali del Partito Democratico Pierfrancesco Majorino e Samuele Astuti sono intervenuti in Consiglio regionale, prima della bocciatura, da parte della maggioranza, della legge di iniziativa popolare che mirava a rimuovere l’equivalenza tra sanità pubblica e sanità privata dall’attuale legge regionale quadro del settore.
Con 39 voti contro 23, la maggioranza ha sancito il “non passaggio alla trattazione degli articoli” del testo di legge, mettendo fine al percorso iniziato a marzo del 2024 con il lancio di una raccolta firme.
«Crediamo che la destra lombarda abbia fatto un gravissimo errore bocciando la proposta di legge d’iniziativa popolare e dando la porta in faccia a centomila lombarde e lombardi che hanno chiesto una cosa sola: il diritto a poter essere curati in tempi e condizioni dignitose – hanno poi commentato Astuti e Majorino – Evidentemente contano di più i budget di alcuni grandi gruppi della sanità privata e non si vuole mettere mano a un sistema che oggi palesemente non funziona. Una cosa che faremo presto è realizzare un centro per il rispetto del diritto alla salute».
La proposta di legge di iniziativa popolare verteva sui primi articoli, quelli relativi ai principi, e mirava a rimuovere l’equivalenza tra sanità pubblica e sanità privata, mettendo in capo alla Regione il compito di governare l’offerta della sanità privata: secondo l’impostazione del Pd, «è la Regione e non il mercato, la maggior convenienza economica, che deve dire al privato quali prestazioni servono al sistema perché il settore pubblico da solo non basta. In questo modo, orientando i servizi offerti, si possono anche ridurre le liste d’attesa. Un elemento fondamentale di questo meccanismo, annunciato da anni ma non ancora realizzato, è il centro unico di prenotazioni che coinvolga anche le prestazioni fornite dal privato in regime di servizio sanitario pubblico: la Regione lo aveva promesso per il 2016, non sarà realizzato nemmeno in questa legislatura».
Quattro i pilastri della proposta di legge: l’universalità del servizio, cioè salute garantita a tutti i cittadini e non solo a chi si può permettere la sanità a pagamento; la ricostruzione della medicina territoriale, così tragicamente debole durante il periodo della pandemia, dopo anni di depotenziamento; la prevenzione come principio da osservare in ogni aspetto della programmazione della sanità; il governo della programmazione sanitaria pubblica e privata, cancellando l’equivalenza tra sanità pubblica e sanità privata e introducendo i principi di integrazione, trasparenza e sussidiarietà.
«Il centrodestra lombardo ha scelto di bloccare l’esame e la trattazione della legge di iniziativa popolare per la riforma del sistema sanitario regionale, negando ancora una volta il confronto sui temi che riguardano la salute dei cittadini. È un gesto grave, che dimostra la paura di misurarsi con le proposte e le critiche di chi chiede un sistema sanitario più giusto, efficiente e vicino alle persone – commentano anche i consiglieri di Patto Civico Michela Palestra e Luca Paladini – Ancor più grave perché si offendono gli stessi cittadini firmatari della proposta senza neanche offrire un confronto sui temi: si sceglie di restare sordi alle istanze di centinaia di migliaia di lombardi. Il secondo episodio in cui si impedisce il voto di una legge di iniziativa popolare».
«Rifiutare il dibattito significa ammettere i propri limiti: mentre la maggioranza chiude le porte alla partecipazione e al dialogo, in Lombardia cresce il disagio di chi non riesce più a curarsi nei tempi e nei modi dovuti. Il diritto alla salute dei lombardi non è più tutelato, e di fronte a questa emergenza la Giunta preferisce voltarsi dall’altra parte. Un’ulteriore pagina nera che non scorderemo: la Lombardia merita di più», concludono i due consiglieri.
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