Luino | 25 Aprile 2025

Il 25 aprile a Luino: festa, riconciliazione e orgoglio

In piazza Risorgimento le celebrazioni per l'80esimo anniversario della Liberazione. I giovani e la libertà da difendere. Il giurista Battarino: «Uniti per essere sentinelle della democrazia»

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Una giornata di festa, riconciliazione e orgoglio. Il significato delle celebrazioni luinesi per il 25 aprile è nelle prime parole pronunciate dal sindaco Enrico Bianchi davanti ai cittadini, alle istituzioni e ai rappresentanti delle associazioni locali che si sono riuniti questa mattina in piazza Risorgimento, davanti al monumento ai Caduti.

Parole a cui il consiglio comunale dei ragazzi ha aggiunto un concetto: la volontà di resistere, nel ricordo di chi è morto per la libertà, perché oggi la libertà non è scontata. E’ un bene da difendere. Un ideale ribadito dai giovani con alcuni contributi, tra lettere scritte ai propri cari da condannati a morte e testimonianze di altri protagonisti della Resistenza.

Tanti i luinesi che si sono recati in piazza, dopo il corteo tra le vie, per ascoltare gli interventi pubblici. Cittadini che hanno espresso entusiasmo e il desiderio di esserci con i colori delle bandiere e della magliette di associazioni, partiti e organizzazioni sindacali. La sobrietà chiesta dal governo, nei giorni di lutto per la scomparsa di papa Francesco, non sottrae importanza all’ottantesimo anniversario della Liberazione, che ha lo scopo di ricordare un «momento fondante della patria». Questo il messaggio del sindaco di Germignaga, Marco Fazio, e del consigliere provinciale Fabio Passera.

Ricordare è una responsabilità che dalla piazza luinese Giuseppe Battarino, scrittore e giurista, ha associato al valore di impegnarsi in prima persona per il bene comune.  Lo ha fatto, da oratore ufficiale della manifestazione, con un tributo a chi ha avuto il coraggio di compiere delle scelte, e a chi con la propria sensibilità ha indicato una strada da seguire in tempi difficili.

Papa Francesco, che fino alla fine e allo stremo delle forze ha scelto di stare con la gente e di non rinunciare al proprio ruolo, come don Piero Folli e tanti altri parroci durante la Resistenza;  Sergio Mattarella, che ha parlato di “forza tranquilla” in riferimento all’approccio con cui portare avanti il pensiero di chi ha ricostruito l’Italia; Piero Chiara, stupito dalla pietà e dall’umanità delle persone incontrate durante la sua fuga in Svizzera, da profugo inseguito dai fascisti. E ancora Giacomo Matteotti che nel suo ultimo discorso parlamentare punta il dito contro la struttura del fascismo: da una parte chi comanda, dall’altra chi è sottomesso. «La nostra scelta costituzionale è opposta – ha precisato Battarino – In democrazia non si vince e non si comanda. Ci sono forme e limiti che orientano la vita dei cittadini, che in politica devono essere rappresentati con disciplina e onore».

Battarino, rivolto alla piazza, ha sottolineato che esiste una sacralità dei luoghi destinati al confronto: «Luoghi in cui si realizza la persona». Compostezza, tranquillità, apertura mentale: «I valori per stare insieme», ha affermato in conclusione lo scrittore, per respingere i cultori di un passato fatto di disordine, egoismo, greve oscurità. E per essere «sentinelle della democrazia».

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