A Luino continua ad alimentare il dibattito politico la vicenda dell’ex caserma dei Carabinieri di Fornasette, struttura che nei mesi scorsi era stata indicata come possibile sede di un Cas per l’accoglienza dei richiedenti asilo. Un tema che, con l’avvicinarsi delle elezioni amministrative, è diventato uno dei punti più caldi della campagna elettorale cittadina.
Negli ultimi giorni la questione si è riaccesa dopo la comunicazione del consigliere leghista Davide Cataldo sul cambio di destinazione dell’immobile e la conferma da parte della Prefettura che ha ripercorso le fasi della vicenda in una lettera al Comune: niente centro migranti, ma una futura funzione legata ai Vigili del Fuoco, nuovi alloggi per operatori provenienti da città e regioni fuori dalla provincia di Varese. Una notizia che Andrea Pellicini ha subito rivendicato, pubblicando un video sui social venerdì, come risultato dell’azione politica portata avanti negli ultimi mesi, sostenendo di aver contribuito in maniera decisiva a bloccare l’ipotesi del Cas.
Alle dichiarazioni dell’ex sindaco hanno però replicato il sindaco uscente Enrico Bianchi e il candidato Furio Artoni, che hanno contestato la ricostruzione politica della vicenda, accusando Pellicini di utilizzare il tema a fini elettorali. Secondo Bianchi e Artoni, infatti, il cambio di destinazione della struttura sarebbe il risultato di interlocuzioni istituzionali e non il merito di una singola parte politica.
Nel confronto è entrato anche il video pubblicato ieri pomeriggio da Enrico Bianchi sui social, attraverso il quale il sindaco ha voluto rispondere direttamente alle polemiche e chiarire la propria posizione sulla vicenda Fornasette. Un intervento che ha ulteriormente acceso il dibattito online tra sostenitori e oppositori delle diverse coalizioni in corsa alle prossime elezioni amministrative.
Oltre all’attribuzione di questo risultato, sullo sfondo resta la linea mantenuta dalla Prefettura, che nelle varie interlocuzioni avrebbe continuato a concentrarsi principalmente sugli aspetti organizzativi, logistici ed economici legati all’eventuale utilizzo della struttura. Proprio su questo punto si inserisce anche uno dei passaggi più incisivi del video diffuso da Enrico Bianchi, nel quale il sindaco uscente replica alle dichiarazioni di Andrea Pellicini sul valore aggiunto di avere un sindaco-parlamentare nei rapporti con Roma: «Se per amministrare una città come Luino serve un sindaco che sia anche parlamentare, allora per governare Milano o Varese cosa servirebbe? Il Presidente della Repubblica?».
La questione dell’ex caserma aveva già suscitato preoccupazioni anche oltreconfine, coinvolgendo il territorio svizzero e il Comune di Tresa per la posizione strategica della struttura, situata a pochi passi dal valico. Ora, però, il caso è diventato soprattutto uno dei principali argomenti dello scontro politico luinese, tra comunicati, video e botta e risposta sui social a pochi giorni dal voto.
A questo, inoltre, si aggiunge il lungo comunicato stampa di Furio Artoni, avvocato e candidato sindaco della lista “Gli Stati Generali del centrodestra per Luino”.
L’Italia ha un talento che nessun altro popolo le invidia: quello di produrre padri dei risultati altrui. In tempo di elezioni, questo talento si moltiplica. Non per due. Per venti (o Vento). A Luino, primavera 2026, il moltiplicatore ha raggiunto proporzioni degne di studio accademico.
La storia, in breve — per chi non l’ha vissuta.
La Prefettura di Varese decide di destinare l’ex caserma dei Carabinieri di Fornasette a Centro di Accoglienza Straordinaria. Un CAS, come si dice in acronimo, con quella “S” di “Straordinaria” che in Italia sopravvive di solito più a lungo delle giunte comunali. La notizia fa storcere il naso a molti: siamo sul confine svizzero, in una zona già delicata per i flussi di frontiera. La minoranza consiliare di Luino esprime contrarietà. Sobria, argomentata, priva di urla — che in politica è già un fatto degno di nota.
Poi interviene la realtà, nella sua forma più pragmatica: la Prefettura di Varese, nella comunicazione ufficiale firmata dal Prefetto Rosario Pasquariello, chiarisce che i bandi per l’utilizzo dell’immobile sono andati deserti per ben due volte consecutive. Non per effetto di battaglie politiche, non per lettere protocollate con fanfara: semplicemente perché nessun gestore si è fatto avanti, scontratosi con la ridotta ricettività della struttura, la distanza dal centro urbano, la posizione a ridosso del confine svizzero e gli elevati costi di gestione — in particolare per il riscaldamento, data l’altitudine della località.
Traduzione in italiano corrente: il CAS non è caduto per meriti altrui. È caduto da solo, di suo, per ragioni strutturali ed economiche certificate dalla Prefettura.
Dopodichè inizia il festival.
In campagna elettorale, si sa, il politico italiano subisce una metamorfosi straordinaria. Da semplice amministratore diventa artefice cosmico. Un autentico Mago. Sarà l’aria elettorale, sarà colpa di qualche magico incantesimo del vento, . Eh già il vento. Ogni lettera inviata diventa una battaglia vinta. Ogni ringraziamento protocollato diventa un’epopea.
Così, l’8 maggio 2026, il consigliere comunale Davide Cataldo — candidato nella lista Vento del Verbano alle prossime amministrative — annuncia trionfalmente che l’ex caserma andrà ai Vigili del Fuoco. E ricorda, per chi avesse smemorato, che a ottobre 2025 aveva scritto una lettera. Magari inviata con i piccioni viaggiatori o con un aereo di carta spinto dal vento per rendere tutto più bucolico.
Una lettera.
Ora tutti i felici candidati “ventosi” rivendicano la paternità. In mezzo: la Prefettura che lavora, i bandi che vanno deserti, il Comando provinciale dei VVF che manifesta interesse autonomamente, e il Prefetto Pasquariello che firma la comunicazione ufficiale al Comune.
I ringraziamenti fioccano come coriandoli a Carnevale: sottosegretari, prefetti, parlamentari, sindacati, il delegato CISL Cortese, il Comando provinciale. Tutti citati, tutti ringraziati. Tutti tranne uno: il Prefetto, che è l’unico che ha davvero deciso — e il cui nome compare soltanto nella nota ufficiale inviata al Consiglio comunale, non nei comunicati stampa di chi festeggia.
Curioso. Chi c’era al tavolo?
Al tavolo permanente in Prefettura — quello dove si discuteva concretamente del destino dell’immobile — la minoranza consiliare di Luino era rappresentata da una sola persona: il sottoscritto.
Una. Io.
Non mi attribuisco nessun merito: il merito è del Prefetto e delle istituzioni che hanno gestito la vicenda con equilibrio e competenza. Sono andato a quel tavolo per rappresentare una posizione — quella della comunità — non a fare il miracolo. I miracoli, come detto, si rivendicano dopo. Le posizioni si esprimono prima.
La mia era nota, chiara e documentata. Senza slogan, senza raccolta firme simbolica, senza comunicati urlati. Con il solo strumento che un consigliere ha: la presenza istituzionale.
Una nota logistica, per i più entusiasti.
Nell’euforia generale, teniamo presente queste considerazione: destinazione giusta, entusiasmo comprensibile, ma il lavoro non è finito. O si risolve il problema logistico, o si accelera sulla nuova caserma dignitosa che il distaccamento di Luino attende da anni — quella per cui esiste già un accordo con il Ministero dal 2020 (con relative passarelle di partiti), e i cui cantieri sembrano aspettare soprattutto i comunicati stampa di chi li ha già inaugurati idealmente tre volte.
Ma forse è più comodo emettere comunicati stampa.
La notizia è buona. Nessun CAS a ridosso del confine svizzero è un risultato che soddisfa logica e buon senso. I nostri Vigili del Fuoco meritano una sistemazione degna.
Il resto è campagna elettorale. E la campagna elettorale, come Fornasette, ha i suoi demiurghi stagionali: arrivano in primavera, rivendicano tutto, spariscono dopo il voto.
Io resto.
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