Tronzano Lago Maggiore | 10 Novembre 2024

Il Piccolo Museo Etnografico Sartorio-Banfi di Tronzano: una gemma nascosta tra le montagne

Dai ferri da stiro alle armi di guerra: a Tronzano Lago Maggiore la collezione "senza tempo" di Ezio Banfi attira residenti locali e turisti. Ecco cosa offre e come visitarla

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Si trova nel cuore delle montagne, a Tronzano Lago Maggiore, la mostra etnografica Sartorio-Banfi. Una collezione iniziata dal padre Oreste ed ereditata dal figlio Ezio, che offre un’esperienza intima e profonda per chi desidera riscoprire un passato fatto di oggetti quotidiani, ma anche di storie uniche.

Il “museo” si trova nel vecchio fienile e nelle antiche stanze dei lavoratori di stagione di casa Banfi, ora recuperati per ospitare un tesoro culturale che trascende la semplice esposizione di strumenti rurali. Qui, si percepisce un legame viscerale con le radici della comunità, ben diverso da un museo storico formale.

Tronzano, borgo di confine affacciato sul Lago Maggiore, è sempre stato un luogo di transito, e da qui passa infatti la “Via delle Genti”, l’antico percorso che collegava la Pianura Padana al nord delle Alpi. Qui i viaggiatori lasciavano tracce della loro cultura e gli abitanti che lasciavano il borgo, per poi ritornare anche dopo tanti anni, raccoglievano a loro volta testimonianze di terre lontane.

«La coltivazione dei bachi da seta e il commercio della legna, erano le principali attività che tenevano in vita il paesino – racconta il curatore e proprietario della collezione – La legna veniva trasportata sulle chiatte, in un tempo in cui non c’era ancora la ferrovia, e quindi il lago era l’arteria commerciale principale della zona. All’epoca Tronzano contava fino a 400 abitanti sulla carta, ma in verità ne ospitava molti di più: lo testimoniano la presenza ancora oggi di sei vecchie costruzioni che erano un tempo adibite a trattorie». È in questo contesto che la piccola esposizione rivela un volto intimo del passato, non solo attraverso oggetti, ma anche tramite le storie dei loro proprietari.

Tra gli oggetti che si possono osservare si trovano strumenti di uso quotidiano come pialle da falegname, ferri da stiro a carbone, macchine da cucire e tostacaffè, che raccontano di un’epoca in cui la vita scorreva più lenta e ogni oggetto aveva una lunga vita. Ma il museo va ben oltre la vita rurale: una sezione è dedicata alla memoria delle guerre, con divise e lettere di soldati arruolati, tra cui una toccante missiva dalla Libia del 1936, ricevuta dalla famiglia di Bruno Carnevali, morto subito dopo aver scritto quelle righe rassicuranti ai suoi cari.

Il museo offre anche uno sguardo curioso alla cura della persona, dove sono esposti beauty case con ciprie antiche, profumi e abiti dell’Ottocento, unici testimoni del fascino delle mode d’altri tempi. Un angolo dedicato alla “toelettatura” include ventagli e cappelli provenienti dall’estero, e perfino una particolare pettinatura tipica delle dame dei laghi lombardi del 1600, tra cui la celebre acconciatura manzoniana di Lucia, accompagnata dalla pagina di riferimento di un raro libro dei Promessi Sposi fatto illustrare da un antenato della famiglia.

Tra le altre cose, i visitatori potranno scoprire reperti storici come reperti risalenti alle guerre d’indipendenza, incisioni celtiche su pietra e tantissime fotografie. Non mancano oggetti curiosi come una versione antica del “Nuovissimo Giuoco dell’Oca”, mazzi di carte e riviste scandalose – almeno per l’epoca – dei primi anni del Novecento.

Oreste Banfi è stato il primo ad arricchire questa collezione con ricordi e oggetti della sua famiglia raccolti per decenni. Ogni pezzo esposto trasmette la storia di chi lo ha posseduto e custodito, come il mestolo con cui il piccolo Ezio beveva alla fontana, prima della creazione dell’acquedotto, o la carrozzina dei primi del Novecento, restaurata e identica a quella in una vecchia fotografia di famiglia.

«Il Piccolo “Museo” è un viaggio nella memoria che si fa presente, che ci ricorda quanto le distanze un tempo sembrassero infinite e quanto il tempo, oggi, ci scivoli tra le mani», conclude Banfi.  La mostra è una tappa imperdibile per chi vuole scoprire un gioiello nascosto, una storia che ancora vive, tra le montagne e le rive del Lago Maggiore.

L’accesso alla mostra è libero previo appuntamento. Per organizzare una visita, è possibile contattare il responsabile all’indirizzo email museoezio@gmail.com.

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