Valceresio | 24 Ottobre 2024

Piambello: «Spazio alle minoranze in Comunità montana»

Il consigliere Virgilio Benzi lancia un dibattito sul reintegro delle opposizioni nell'assemblea dell'ente, composta solo da sindaci. Il 24 ottobre incontro al Palazzo della Cultura di Porto Ceresio

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Riportare i consiglieri di minoranza nell’assemblea della Comunità montana del Piambello. Il tema torna in primo piano dopo l’appello partito da Valganna e Valmarchirolo, lo scorso mese di settembre, con un video pubblicato via Facebook da Movimento Alternativo.

Serata di approfondimento

Il gruppo civico, presente in diversi consigli comunali dell’alto Varesotto, aveva chiesto più spazio per le opposizioni nella politica locale, e nello specifico nelle assemblee delle Comunità montane, dove le minoranze consiliari sono assenti. La richiesta, seppur con toni diversi (Movimento Alternativo aveva parlato di “Comunità montane illegali” per l’assenza al loro interno delle minoranze), è stata rilanciata da Virgilio Benzi, consigliere d’opposizione a Porto Ceresio, che per oggi, giovedì 24 ottobre, ha organizzato una serata di approfondimento sul tema. L’appuntamento è alle 21 al Palazzo della Cultura di Porto Ceresio.

Se Movimento Alternativo prende spunto da un articolo del Testo unico degli enti locali in cui viene specificato che «i rappresentanti dei Comuni della Comunità montana sono eletti dai Consigli dei Comuni partecipanti con il sistema del voto limitato garantendo la rappresentanza della minoranza», Benzi va ancora più a fondo. E inquadra il problema a partire dal 2009.

Comunità montana del Piambello: lo statuto

E’ l’anno in cui viene approvato il nuovo statuto della Comunità montana del Piambello. E da questo momento, ricorda Benzi, i gruppi di minoranza presenti nei consigli comunali, che in precedenza hanno partecipato alla vita politica dell’ente, escono di scena. Motivo? Il ridimensionamento degli enti locali, deciso dallo Stato e legato alla crisi economica e alla necessità di limitare la spesa pubblica, spiega Benzi, con riduzione del numero delle Comunità montane, dei componenti degli organi rappresentativi degli enti e delle relative indennità. La presenza delle minoranze nell’assemblea dell’ente non è vietata dalla legge regionale in vigore all’epoca. Ma, data la situazione economica, non deve comportare l’aggiunta di oneri.

Nel 2010, però, sottolinea Benzi, le indennità per i rappresentanti della Comunità montana vengono soppresse. E quindi, è la tesi del consigliere di Porto Ceresio, non ha più senso lasciare le minoranze fuori dall’assemblea, attualmente costituita soltanto da sindaci.

L’importanza delle minoranze

Il reintegro delle opposizioni, per Benzi, non è soltanto una questione di pluralismo. «Guardiamo alle ultime elezioni amministrative di Cunardo», argomenta il consigliere con un esempio. «I votanti hanno toccato il 46%. La lista di maggioranza ha preso mille voti, la seconda lista ne ha presi solo cento. Ma se non si fosse presentata, con il 46% dei votanti, inferiore al quorum, il Comune sarebbe stato commissariato. La seconda lista ha così permesso alla futura maggioranza di governare. Il suo ruolo è stato ed è fondamentale». E poi ancora: «Nella penultima tornata di Amministrative nell’area del Piambello, in quattro Comuni si è presentata soltanto una lista. Bisogna dare più spazio e garantire più partecipazione alle liste minori. Affinché non vengano perse del tutto».

La speranza di Benzi è che il tema, dopo la serata di approfondimento di oggi, possa diventare argomento di discussione anche per i sindaci eletti in Comunità montana. «Dobbiamo far rifiorire gli strumenti democratici», è il messaggio conclusivo del consigliere di Porto Ceresio.

L’altra tesi

Alle serata parteciperà anche il presidente della Comunità montana del Piambello, Paolo Sartorio. Che sulla questione ha una tesi opposta a quella del consigliere di minoranza. «Il pluralismo nell’assemblea è garantito dalla presenza di sindaci di diverse estrazioni politiche». E poi c’è il tema della tenuta della maggioranza: con 20 sindaci e 20 esponenti della minoranza (uno per ogni Comune che fa capo alla Comunità montana), e a fronte di un numero complessivo di 60 voti (perché il voto degli esponenti di maggioranza a quel punto varrebbe doppio), basterebbero 6 sindaci schierati con l’opposizione per mandare in minoranza i restanti 14 sindaci.

Piambello e politica

Ma non è tutto. Sartorio riflette anche sulla soppressione dei gettoni di presenza, come presunto ultimo ostacolo al ritorno delle minoranze in Comunità montana. «Il costo della politica non è dato dai gettoni. A incidere negativamente sono la lunghezza dei processi decisionali e i relativi iter burocratici. Con il doppio delle persone in assemblea, ci sarebbe anche il doppio del lavoro a livello procedurale».

«Competenza regionale»

Sartorio evidenzia infine che la competenza sulle Comunità montane è della Regione Lombardia. Che con la legge 19 del 2008 stabilisce che l’ente può avere nella sua assemblea rappresentanti delle minoranze consiliari. Ma non vi è obbligo al riguardo. E precisa che «nessuna delle 23 Comunità montane lombarde ha adottato una composizione dell’assemblea con la presenza di un secondo rappresentante di ciascun Comune».

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