Come si fa a sperare nella “pace”? Come si può sostenerla e difenderla senza incastrarsi nei tunnel oscuri delle necessità politiche, senza sembrare sostenitori di una parte o dell’altra ma solo del diritto alla vita? Si può, almeno, tentare di immaginarla, la “pace”, come qualcosa di reale e possibile?
A queste domande cercherà di rispondere lo spettacolo di Teatro Canzone “John e Yoko – L’amore è libero, la libertà è amore”, inserito nella rassegna “Terra & Laghi”, con Martino Iacchetti e Elena Martelli, produzione Oltreunpò Teatro, con la regia di Bruna S. de Almeida, che andrà in scena questa sera, venerdì 2 agosto alle ore 21, presso la località alla Bröa di Lavena Ponte Tresa.
«Due artisti, ma ancora prima due persone, se lo chiedono…e non trovano risposta. Le domande diventano un tormento, le immagini degli orrori continui prendono il sopravvento e lo spettro della solita, conosciuta ed impotente rassegnazione è pronto a coprire ogni cosa. Poi, però, compare una nuova parola: “Immagina!”. Più che una parola un dolce imperativo, che trova linfa nel linguaggio universale dell’arte teatrale, della musica e della narrazione», si legge nella trama.
«“Immagina che non ci sia alcun paradiso, nessun inferno sotto di noi e sopra solo il cielo. Immagina tutte le persone che vivono la loro vita in pace”. Gli occhi si aprono, il respiro si calma e dal fondo del palco, come un suggerimento, come un’accensione, ecco i vestiti di John Lennon e Yoko Ono, pronti per essere indossati e condurre attori e spettatori in un viaggio emozionante, in cui provare a vedere la “pace” non più come utopia, ma come bisogno, unione, condivisione e libertà», conclude la nota.
Lo spettacolo, nella forma del teatro canzone, vuole ripercorrere proprio gli anni centrali di questo loro operato, sia attraverso le canzoni più iconiche e significative, eseguite dal vivo, che nella riproposizione delle azioni di attivismo che i due portarono avanti nel clima tumultuoso di quel periodo.
Un viaggio dentro la loro bellissima storia d’amore, singolare e anticovenzionale, a tratti anche ostentata, un’unione viscerale, spirituale ed artistica senza cui niente di tutto questo sarebbe potuto diventare immortale»
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