Casalzuigno | 11 Ottobre 2025

Una lettera d’amore e riconoscenza per la RSA Longhi Pianezza di Casalzuigno

Il racconto commovente di Raffaele Mattana e della sua famiglia, che da cinque anni affidano la mamma Rosa Maria alle cure amorevoli della struttura, trovandovi serenità e umanità autentica

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Quando andiamo a salutare la mamma, nella RSA Longhi Pianezza di Casalzuigno, la troviamo sempre serena. Canta tutte le canzoni degli anni Sessanta e Settanta, come un jukebox: basta dirle una frase come “Hai visto che bella giornata di sole?” e lei subito intona “Na jurnata e sole”. Se invece il tempo è piovoso, si sente ispirata e canta “Scende la pioggia”.

A seconda di ciò che le si dice, avvia una canzone, con la voce un po’ più sottile e roca di quando era una bella giovinetta, ma ancora intonata. La cosa più bella è che anche gli altri ospiti del nucleo Giallo canticchiano con lei e il personale spesso fa apprezzamenti, applausi, sorrisi e abbracci.

Sorrisi e abbracci, dialoghi universali dell’amore e della dignità.

La demenza senile, così come l’Alzheimer e altre problematiche cognitive e fisiche negli anziani, ti trasforma, ti rende una “persona diversa” agli occhi dei familiari e della gente. Ma alla Longhi Pianezza di Casalzuigno la virtù della calma, della serenità, della pace e della giocosità, sostenute da tutto il personale, rendono l’atmosfera e gli ospiti speciali, non “diversi”.

È un ambiente dove la persona assistita è al centro, trattata con rispetto, cortesia e affetto. Dove c’è sempre un buon odore di pulito, dove i sorrisi sono di casa e tutti si danno da fare perché l’anziano – qui mai chiamato “vecchio” – è considerato una persona che può ancora dare, una persona a tutto tondo, che può “essere” e deve essere parte integrante della società, con la sua storia che può arricchire e legarsi alle nuove generazioni.

Tante le attività che le educatrici propongono ogni giorno. La nostra mamma è addirittura migliorata! Certo, non può tornare quella di prima, ma vive meglio, accudita in ogni bisogno. Sul suo tavolino, i suoi amati libri, quelli che un tempo sapeva leggere. Ora li prende al contrario, ma prontamente rivolge le sue preghiere a quelle figure tra le pagine impresse: Papa Giovanni Paolo II, Papa Francesco, Gesù, la Madonnina di Lourdes.

Quando con il nostro papà, noi tre figli, andiamo a trovare la mamma in questa RSA, sembra di ritornare in famiglia. Una sensazione di familiarità e accoglienza, grazie all’impegno e alla sensibilità di tutti.

Vorremmo ringraziare tutto il personale che abbiamo avuto il piacere di conoscere davvero bene in questi cinque anni. Ricordiamo i primi periodi, molto difficili, segnati dalla pandemia. Ringraziamo tutti: dal personale della lavanderia, della manutenzione, delle pulizie, i cuochi, chi sta alla reception, le educatrici, tutto il personale infermieristico in generale (OSS e altri), i fisioterapisti e i volontari.

Un grazie particolare va al dottor Alberto Lachi, responsabile sanitario, ad Alexander Garofalo, responsabile risorse umane, al presidente Mamolo Marzaro e a Davide Zangrandi, direttore generale.

Un ringraziamento che vuole portare anche un messaggio di speranza per tutte quelle famiglie, quei figli e quei coniugi che si trovano a dover prendere la faticosa decisione di portare una persona cara in una RSA. Noi abbiamo trovato un piccolo angolo di Paradiso e auguriamo alla nostra mamma di vivere ancora il suo tempo qui, con quel bel sorriso ritrovato che l’ha sempre contraddistinta.

Grazie!

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