Varese | 16 Giugno 2023

Valcuvia, piante morte e sassi contro il cane: vicini di casa in tribunale

Ottantaquattrenne a processo, deve rispondere di atti persecutori nei confronti della donna che vive nell'abitazione accanto alla sua. «Si sentiva autorizzato a comandare sul mio terreno»

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Anni di cattivi rapporti di vicinato, tra offese, prepotenze e prevaricazioni che guastano il quieto vivere. Poi finisce la pazienza e scatta la querela.

E’ il riassunto della “lotta” quotidiana tra una donna di 68 anni e un 84enne, residenti in Valcuvia e protagonisti di un processo in corso in tribunale a Varese. Lei parte offesa, lui deve rispondere di atti persecutori.

Le loro strade si incrociano per la prima volta più di quarant’anni fa. La donna compra dall’uomo un terreno, su cui fa costruire la propria casa, accanto a quella dell’odierno imputato. Che con il passare del tempo diventa il suo incubo. Lo ha raccontato la donna stessa davanti al giudice, ripercorrendo alcuni degli episodi che nel 2017 l’avevano spinta a rivolgersi alle forze dell’ordine, ormai esasperata dalle “invasioni di campo” attribuite al vicino, e pesantemente condizionata dai suoi atteggiamenti, tanto da cercare di evitare in tutti modi il suo sguardo e qualsiasi tipo d’interazione con lui.

Le vicende sono state a lungo legate al giardino della donna. O per meglio dire il “cimitero di piante”, stando alla sua versione dei fatti: la siepe di lauro continuamente tagliata, con vistosi buchi dalla parte del confine tra le due case, le mimose bruciate, parti di prato in cui non cresceva più l’erba, fiori appassiti, foglie di altre piante sempre secche. «Si sentiva autorizzato a comandare sul mio terreno – ha spiegato in aula la donna, parlando dell’84enne – Quando gli ho detto che l’avrei denunciato, lui mi ha minacciata, dicendo che se mi avesse trovata da sola mi avrebbe spaccato la schiena, e mi avrebbe fatto finire sulla sedia a rotelle».

La signora, che si è costituita parte civile nel processo, dove è assistita dall’avvocato Vera Dall’Osto, ha parlato anche del proprio cane, diventato ad un certo punto un bersaglio, al pari di piante e fiori. Il bancale che era stato posizionato in un punto della rete per non far scappare l’animale domestico, un giorno sparisce nel nulla. Poi la donna si preoccupa per il ritrovamento di pezzi di formaggio maleodorante, e teme che siano bocconi avvelenati. In un’altra occasione l’uomo avrebbe usato un ombrello a mo’ di bastone, per colpire il povero cane, e un’altra volta ancora gli avrebbe tirato dei sassi.

Il ritrovamento di un pesticida in grande quantità sulla siepe e su una pianta di fragole fa scattare un nuovo allarme: «Ho dovuto mettere in guardia mia figlia e miei nipotini, che abitano sopra di me». Quelle stesse foglie sono state oggetto di una perizia, che ha confermato la natura della sostanza impiegata. Pesante il clima al confine tra le due villette, ma pesanti anche le conseguenze per la persona offesa: «Ancora oggi non esco sul balcone, perché da quella parte c’è casa sua. E continuo a prendere parecchi tranquillanti».

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