«Ho settant’anni e dopo quarantaquattro anni in Comune lascio ora il posto a persone più giovani e più innovative di me». Così Cesare Moia, sindaco uscente di Orino, commenta la sua rinuncia a candidarsi per un nuovo mandato alla guida del borgo della Valcuvia.
Un paese piccolo, certo, ma con un bel potenziale attrattivo – dal rilancio del dialetto alle mele “Pom Pepin”, dalla storica Rocca ai sentieri che si dipanano nel Parco Campo dei Fiori fino al Pian delle Noci e, più su, al Forte di Orino – e con tante necessità di ordinaria amministrazione che si sono divise, in questo quinquennio, tra investimenti e difficoltà (qui una sintesi).
Tanti gli interventi effettuati (e ancora in corso) per la messa in sicurezza del reticolo idrico minore e delle alberature (tra cui il noto tiglio monumentale), che ammontano a oltre un milione e 500mila euro, sostenuti con fondi pubblici, soprattutto del PNRR. Altri hanno invece riguardato la sistemazione dei marciapiedi, l’ammodernamento della rete di illuminazione pubblica, il rifacimento dell’impianto di videosorveglianza e altre opere legate alla sicurezza ordinaria del paese o al risparmio energetico degli edifici comunali.
Importanti anche gli interventi che hanno riguardato il Pian delle Noci, la cui abetaia è stata colpita dal bostrico costringendo così all’abbattimento di 850 piante morte. Grazie a un contributo del Ministero dell’Ambiente da 127mila euro, però, la zona verrà ripiantumata con essenze arboree locali.
Con un bilancio ben al di sotto del milione di euro, il Comune, come molti su tutto il territorio, ha faticato a far fronte alle ingenti spese sociali in continua crescita – circa 150mila euro l’anno – dovute principalmente al ricovero di anziani nelle RSA o di minori nelle strutture loro destinate. Somme che hanno reso più difficile mettere in atto altri interventi di carattere manutentivo o volti a migliorare i servizi ai cittadini – uno dei rimpianti di Moia, assieme al non esser riusciti a ottenere un finanziamento all’interno di un bando per il turismo.
«Ho comunque cercato di fare interventi di miglioramento del paese, a cui siamo tutti molto attaccati, per esaltarlo dal punto di vista turistico e culturale – afferma il primo cittadino – Abbiamo lavorato per essere riconosciuti come “Urin ul paes dul dialètt” caratterizzando anche le vie del centro storico trasformandole nelle vie degli indovinelli, delle massime o dei proverbi, rivalutato la mela “Pom Pepin” e valorizzato il percorso verso la Rocca con la statua dello Striun di Sergio Terni, a cui si aggiungerà a breve una nuova scultura che ritrae il fantasma della Rocca».
Non solo: alcune cantine del borgo sono state allestite con scene che ritraggono attività tradizionali come la falegnameria o l’agricoltura, dando vita a un piccolo “museo diffuso” di arti e mestieri di una volta. Mentre la biblioteca è diventata punto di ritrovo per gli incontri dialettali, da cui sono nati ben tre libri che raccolgono racconti storici, e anche una sorta di “museo del dialetto” che conserva pubblicazioni e volumi in vernacolo.
Un’eredità soprattutto culturale che Cesare Moia lascia a chi verrà dopo di lui, da raccogliere e da provare a spingere ancora di più per dare a Orino lo spazio e il valore che, secondo il suo sindaco ormai alle battute finali del suo mandato, merita.
A contendersi la guida del Comune dovrebbero essere due liste: una, “NoiXOrino”, guidata dal consigliere di maggioranza uscente Federico Raos, e “Destinazione Orino”, con Miriam Martinoli come candidata al ruolo di prima cittadina. (foto dalla pagina Facebook “Orino Palio”)
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