Laveno Mombello | 25 Aprile 2024

«Il Presidente del Consiglio dovrebbe seguire il saggio esempio dell’imperatore Claudio»

Un cittadino di Laveno Mombello, Alberto Morandi, ha inviato una lettera alla nostra redazione riflettendo sul rinvio a a giudizio davanti al Tribunale di Bari del professor Luciano Canfora

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Egregio Direttore,

alla luce della grande Cultura che nel passato ha conosciuto il nostro fragile Paese, in cui forse alcuni credono ancora nei valori della Liberazione, della Resistenza, dello Stato democratico e della Costituzione democratica, della Giustizia e dell’Eguaglianza civile e sociale, Le scrivo poiché lo scorso 16 aprile il Prof. Luciano Canfora, il più illustre storico, letterato e filologo italiano ed europeo dell’età classica greco-romana, è stato rinviato a giudizio davanti al Tribunale di Bari per presunta diffamazione aggravata nei confronti dell’On. Giorgia Meloni, per aver definito l’11 aprile 2022, durante un incontro con gli studenti di un liceo di Bari riguardante la drammatica guerra in Ucraina, l’On. Meloni, allora non ancora Presidente del Consiglio dei Ministri ma semplice deputato e presidente del partito politico “Fratelli d’Italia”, una “neonazista nell’animo”.

Il senso delle forti parole “ingenuamente” utilizzate in modo non opportuno dal Prof. Canfora non esprime un giudizio morale sull’On. Meloni ma una forte critica politica nei confronti dell’allora presidente di un partito della destra sovranista che si richiamava apertamente alla tragica, drammatica, violenta e oppressiva storia del fascismo, definita dalla stampa tedesca ”la donna più pericolosa d’Europa”, precisando lo stesso Prof. Canfora che “neonazista” è chi propone di utilizzare le navi da guerra per respingere i migranti e i miserabili che dall’Africa cercano di scappare in Europa per fuggire dalla miseria e per cercare una possibilità di vita migliore nonché chi non accetta e non rispetta l’uguaglianza per natura di tutti gli esseri umani per un’asserita superiorità della sola “razza” bianca e cristiana.

Il duro intervento del Prof. Canfora ha rappresentato una metafora ripresa dal pensiero espresso dal poeta e filosofo latino Lucrezio nel I secolo A.C. e dallo storico e giurista liberale francese Alexis de Tocqueville nel XIX secolo. Quale nobiltà d’animo dimostrerebbe l’On. Meloni se, dopo essere legittimamente diventata Presidente del Consiglio dei Ministri, rimettesse la querela presentata per un’offesa personale, non riguardante il suo attuale impegno istituzionale di rappresentante del Governo italiano, nei confronti del più illustre storico, letterato e filologo classico italiano ed europeo.

L’On. Meloni potrebbe seguire il grande esempio culturale dimostrato dall’imperatore Claudio nel 51 D.C., quando mostrò clemenza verso il principe britanno Carataco, capo della resistenza antiromana in Britannia, catturato e condotto in catene a Roma, il quale non chiese pietà ma davanti alla tribuna imperiale proferì nobili parole che colpirono “nell’animo” quel saggio imperatore romano.

Ben maggiore lungimiranza e grandezza politica e profondità d’animo e di pensiero avevano molti governanti e pensatori nell’antichità classica, a Roma e in Grecia, e da costoro noi oggi non abbiamo imparato nulla! L’ormai dimenticato senso dello Stato, del Bene comune e dell’Interesse pubblico dovrebbe costituire sempre la ragione profonda della comunità politica e sociale, delle istituzioni pubbliche e delle azioni compiute dai nostri politici contro ogni interesse privato, personale e di parte ma spesso “I più perdono ogni senso e ogni ricordo della giustizia, quando cadono in preda al desiderio del comando, degli onori e della gloria” (Cicerone).

Desidero in tutta umiltà esprimere la mia viva solidarietà umana e culturale al Prof. Luciano Canfora non soltanto per la sua profonda Cultura di Studioso, di Storico e di Letterato e per la sua indiscutibile onestà intellettuale e culturale ma anche poiché vi è il concreto pericolo che l’azione legale, pur legittima, intrapresa dall’On. Giorgia Meloni, così come procedono anche altri esponenti politici, sia volta a intimidire il legittimo diritto alla libertà di critica politica e sociale nei confronti di tutta la misera e mediocre classe dirigente politica italiana, un pericoloso segnale di insofferenza alle critiche politiche, che comunque non devono essere volgari.

Nel fondato timore che la Luce della Cultura e della Conoscenza purtroppo non illuminerà le menti dei nostri governanti e non risplenderà in questa misera, arida e fragile società sempre più spesso interessata soltanto al vuoto profitto economico e materiale da conseguire a qualsiasi costo umano e sociale e sempre più spesso indifferente nei confronti degli “altri” esseri umani in difficoltà, mi richiamo al grande filosofo latino Seneca: “Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino”.

Colgo l’occasione per  porgere i miei più cordiali saluti.

Alberto Morandi,
Laveno Mombello

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