Roma | 25 Marzo 2024

La rappresaglia tedesca alle Fosse Ardeatine, il ricordo di Bernardo Pastori

Lo scrittore Carlo Banfi riporta un breve scritto in cui il voldominese ricorda una commemorazione delle vittime dell’eccidio a cui prese parte durante il periodo di leva, nel 1957

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(a cura del professor Carlo Banfi) Il 23 marzo 1944 a Roma in via Rasella un GAP (Gruppo Azione Patriottica) provocò un’esplosione che uccise 33 sodati del Reggimento Bozen delle truppe di occupazione tedesca.

Il giorno successivo scattò la rappresaglia germanica: per ogni tedesco caduto era prevista la fucilazione di dieci italiani. Ne vennero uccisi 335. Dopo le esecuzioni, che si protrassero per tutta la giornata, gli occupanti fecero saltare gli ingressi.

Le Fosse Ardeatine: commemorazione del 24 marzo 1957 (di Bernardo Pastori)

Fui chiamato in servizio militare di leva il 25 novembre 1956. Destinazione Centro Addestramento Reclute (CAR) di Arezzo. Il 10 gennaio ‘57 fui assegnato alla Scuola della Motorizzazione di Roma-Cecchignola, caserma ‘Giarabub’, la peggiore che ci fosse per il bus per Roma città: fermata a km 2,5 a piedi. I° Reparto Motoristi, IIª Compagnia, Iª Squadra. E lì iniziò il corso di quattro mesi.

Il giorno 23 marzo, adunata, con il Comandante che ci comunica: «Domani il nostro reparto farà gli onori militari alle Fosse Ardeatine per il 13° anniversario. Ci sarà il Presidente della Repubblica, onorevole Giovanni Gronchi. Incaricata sarà la Iª Squadra. Venticinque uomini e due ufficiali. Partenza ore 4.00. Tragitto Km 20. Marcia in ordine sparso, salvo la partenza e l’arrivo, attraverso la campagna». E così fu.

I due ufficiali che ci accompagnavano avevano difficoltà ad interpretare le mappe, ma arrangiandoci un poco tutti, alle 9.00 arrivammo sul posto, equipaggiati di zaino leggero con i viveri di conforto, e di moschetto mod. 91 corto, senza munizioni. Giornata splendida da primavera romana, ma soprattutto di età: 22 anni!

Ci si organizzò prendendo posizione e prove. Verso le 10 arrivarono autorità, altre forze armate, tutte motorizzate, la sanità con le ambulanze, carabinieri, polizia, finanza, ma in particolare, con pulman tanti parenti, la banda dei carabinieri, civili e militari decorati.

Poi sul palchetto iniziò la manifestazione: il racconto del fatto accaduto nel marzo ‘44, la lettura dei nomi, l’età e la provenienza delle vittime, qualche NN. Segue la coreografia delle occasioni, il silenzio fuori ordinanza.

Alle ore 11, con un trambusto incredibile arriva il Presidente della Repubblica e quello del Consiglio, on. Antonio Segni, accompagnatori in divisa – generali o giù di lì -, CC in alta uniforme, scorta armata.

Da parte nostra: «Attenti! Presentat arma!» che durò quasi cinque minuti, quindi riposo a piè d’arm e inquadrati. La cerimonia del Presidente durò poco, ma significativa. Fra discorso, visita al sacrario, saluto ufficiale, meno di un’ora, poi se ne andò. Altro presentat arm, meno lungo del primo, quindi mentre i civili visitavano quello che rimaneva della cava e il sacrario, ci diedero due ore per mangiare e visitare liberamente il mausoleo, poi ritorno sempre a piedi, in minor tempo avendo imparato la strada.

Il giorno seguente, 25 marzo, in mensa durante il rancio il nostro capitano, tutto felice, ci offrì il dolce e una ‘sviolinata’ di complimenti per la condotta tenuta in occasione della cerimonia. Poi venimmo a sapere da ‘radio scarpa’ che il Generale Comandante della Scuola della Motorizzazione si era congratulato in forma ufficiale per il comportamento. E pensare che dopo il CAR non abbiamo più fatto addestramento militare se non la pulizia dell’arma una volta alla settimana per i quattro mesi di durata del corso.

Ricordi del mausoleo

Il posto è veramente impressionante. In mezzo alla campagna, sulla Salaria, un ingresso con cancello lavorato, un piazzale enorme. Ho avuto l’impressione che il sito sia stato conservato in originale, naturalmente eccetto i lavori di recupero delle salme e la costruzione del mausoleo,  imponente, mistico, tutto in pietra, parla con il suo silenzio. Provo a darne un’idea della dimensione che, a occhio, credo di ricordare sui cento metri a lato e venti di fronte. Ogni lapide, di circa metri due per uno, -inclinata verso i corridoi per il passaggio- porta i dati del caduto, con qualche NN. Il sacrario è posizionato a circa un metro e cinquanta sotto il piano del piazzale, dando così l’impressione proprio di una tomba.

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